Dai che è verde

ALBERTO
15 Giugno Giu 2017 0952 15 giugno 2017

C'era una volta un principe tarocco che ci fece tornare bambini

Mentre i veri nobili fanno i plebei, dobbiamo ringraziare il sedicente Stefan Cernetic di Montenegro che è riuscito, in un'epoca guardinga e tecnocratica, a regalarci un sogno.

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Grazie, principe Cernetic. Anche se Stefan Cernetic forse non è il suo vero nome, ma solo quello che ha utilizzato per darla a bere mezza Europa e anche un po’ d’America, quella che ancora crede alle fiabe e si lascia abbagliare dai titoli nobiliari da operetta. Del resto è nato a Trieste e cresciuto a Torino, due città retrò che alla «piccola lirica», con le sue trame inconsistenti ambientatei in regni immaginari, dedicano tuttora festival e rassegne. Più squattrinato del principe Danilo della Vedova allegra, più sedicente di Sylva, la soubrette che si autonomina Principessa della czarda, più gabbamondo del Sigismondo di Al Cavallino bianco, Cernetic, con il titolo di principe del Montenegro (nella fantasia popolare i Balcani sono ancora esotici e nebulosi come ai tempi di Franz Lehàr), ha scroccato soggiorni in lussuosi resort e regalato sogni blasonati a maggiorate sul viale del tramonto e a businessmen dubbiosi che il lavoro da solo nobiliti l’uomo, e affamati di un’investitura doc.

L'AVVENTURA FINITA IN DENUNCIA. Ormai tutti avevano fiutato la commedia, le storie di Cernetic sulle rocambolesche avventure del padre, ufficiale nazista poi passato agli inglesi e infine approdato alla Gazzetta dello Sport non convincevano più nessuno, perfino il suo maggiordomo cinese (e qui siamo in zona Totò contro i quattro) l’aveva piantato in asso. Eppure riusciva ancora a scorrazzare per l’Italia rimediando vitto, alloggio e ossequi da parte di imprenditori e autorità religiose. Ora la sua avventura è finita con una pioggia di denunce: addio al falso principe che faceva cose da principe autentico, dobbiamo accontentarci dei principi autentici che fanno i falsi plebei e indossano il grembiule da chef.

UNO STORYTELLING CHE ANCORA CONQUISTA. Ma siamo riconoscenti al principe del Montenegro per averci rivelato, in un’epoca così cinica, guardinga e tecnocratica, che abbiamo ancora un cuore bambino e tanta voglia di sognare. E che la nostra credulità non si accende solo con le fake news apocalittiche e con le bufale digitali su giochi autolesionisti per adolescenti, su allarmi alimentari o su farmacologici farlocchi. In fondo lo storytelling da cui amiamo più farci abbindolare è sempre quello che inizia con «c’era una volta», la favola, vecchia come il mondo, del principe che ci invita a ballare, ci regala un titolo, ci dice «mi ricorderò di te». E se è un principe tarocco, ancora meglio: i principati veri derivano da guerre, adulazione, matrimoni combinati e intrighi di palazzo, quelli falsi non hanno mai oppresso nessuno.

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