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15 Giugno Giu 2017 1620 15 giugno 2017

Emilio Fede dopo le condanne: «Terrorizzato da questi giudici»

Due anni e tre mesi all'ex direttore del Tg4. A pochi giorni dalla sentenza per il crac Lele Mora. Lo sfogo a Lettera43.it: «Meglio in carcere che alle prese con i tribunali».

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Due condanne nel giro di quattro giorni. La prima, a tre anni e mezzo, per concorso in bancarotta nel crac della società di Lele Mora. La seconda, a due anni e tre mesi, per la vicenda con al centro alcuni i fotomontaggi che sarebbero serviti a ricattare i vertici Mediaset allo scopo di ottenere una buonuscita più corposa. Mentre il suo avvocato annuncia un pronto ricorso in Appello, Emilio Fede tuona contro la giustizia milanese e raggiunto da Lettera43.it non esita a dirsi «terrorizzato» dal corso che hanno preso le sue beghe giudiziarie.

DOMANDA. Direttore, due condanne in una batter d'occhio. Come si sente?
RISPOSTA.
Se lo chiedono tutti, non soltanto io. Com'è possibile, a distanza di quattro giorni, beccarsi due sentenze, entrambe di condanna. È una vicenda assurda

D. Secondo i pm sarebbe stato lei a confezionare i dosser fotografici per ottenere in cambio qualcosa in più degli 820 mila euro pattutiti.
R.
È una ricostruzione che non sta né in cielo né in terra. Ma le pare che possa avere messo in piedi una tentata estorsione per restare direttore del Tg4?

D. Cos'è che non le quadra in questa storia?
R.
È la giustizia di Milano che non quadra. La Corte ha sbagliato, il pm ha sbagliato. Questa sentenza è stata pronunciata da persone che hanno ignorato le prove. E io di queste persone qui ho paura.

D. Ha paura pure di finire in carcere?
R.
Ma quale carcere, alla mia età. Sa che le dico? Meglio dietro le sbarre che alle prese con questi pm. Se potessero mi condannerebbero a morte.

D. Si sente un perseguitato?
R.
Di più! Avrei voglia di andarmene dall'Italia.

D. Dice sul serio?
R.
Purtroppo non è possibile.

D. Perché secondo lei sarebbe stato preso di mira dai giudici.
R. Me la darei una risposta, ma non la voglio dare. Tutta questa vicenda nasce da Ruby, Ruby e il bunga bunga, il bunga bunga e Berlusconi, Berlusconi ed Emilio Fede.

D. Paga la sua vicinanza al Cav?
R. Ma lasci stare Berlusconi. Il problema sono questi giudici. Io non con loro non voglio più avere nulla a che fare. Sono letteralmente terrorizzato.

D. I suoi avvocati hanno già annunciato il ricorso in Appello.
R.
Non m'interessa, facciano loro ciò che ritengono più opportuno. Gliel'ho già detto, meglio stare in carcere. Dove troverei tanti altri innocenti. Anzi, diro di più.

D. Mi dica.
R.
Se mi dovessero affidare ai servizi sociali, chiederò di farli in carcere. In mezzo a gente che paga colpe non sue e a tanti altri in attesa di giudizio.

D. Berlusconi si è fatto vivo?
R.
Ci siamo sentiti nei giorni scorsi, prima della sentenza. Ma lui in questa storia non c'entra niente.

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