Iracheno
19 Giugno Giu 2017 2055 19 giugno 2017

Crotone, iracheno arrestato per propaganda a favore dell'Isis

Hussien Abss Hamyar, 29 anni, aveva chiesto asilo nel nostro Paese. Secondo gli inquirenti poteva commettere un attentato. Nel suo smartphone conservava fotografie della Questura e di alcuni funzionari di polizia.

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Un lupo solitario che avrebbe potuto agire in qualsiasi momento. Perché non c'è bisogno di andare in Iraq o in Siria per fare il jihad. Si può anche rimanere in Italia, «per redimere gli infedeli», ai quali va «tagliata la gola». Hussien Abss Hamyar, 29 anni, cittadino iracheno richiedente asilo nel nostro Paese, è stato arrestato dalla Digos di Crotone per apologia del terrorismo internazionale e istigazione a delinquere. «Siamo dovuti intervenire perché abbiamo ritenuto concreto il rischio di una fuga. Temevamo che il soggetto potesse lasciare la Calabria per compiere un attacco terroristico», ha spiegato il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri.

QUEL VIAGGIO DI PROVA A ROMA. A far alzare il livello di allarme un viaggio che Hamyar aveva compiuto diretto a Roma. Obiettivo della trasferta sarebbe stato verificare il grado di allarme che era capace di scatenare. Per questo ha volutamente provato a saggiare la reazione delle forze dell'ordine, andando in giro con un sacchetto bianco. Un altro dato inquietante gli investigatori lo hanno trovato nella memoria del suo smartphone. Conservava fotografie della Questura di Crotone e di alcuni funzionari di polizia.

DALLA SCANDINAVIA ALLA CALABRIA. Un «pericoloso dossieraggio», secondo il questore di Crotone Claudio Sanfilippo, la cui immagine è stata rinvenuta nel cellulare di Hussein. Il suo primo viaggio in Europa risale al 2008. Prima Norvegia, poi Finlandia, Germania e Danimarca, dove avrebbe anche passato un periodo in carcere. Nel 2012 è stato fermato appena sbarcato dalla Grecia sulle coste pugliesi. Dopo aver chiesto asilo in Italia, Hussein è stato trasferito in un centro Sprar a San Nicola dell'Alto, poco distante da Crotone.

MINACCIAVA GLI ALTRI OSPITI DEL CENTRO SPRAR. È qui che avrebbe iniziato la sua opera di proselitismo in favore dell'Isis, mantenendo un atteggiamento di aperta intransigenza e anche di minaccia nei confronti degli altri ospiti del centro. I quali avevano, a suo parere, una condotta di vita non rispettosa dei precetti islamici. A loro il 29enne mostrava i video di propaganda diffusi dal Califfato, riuscendo anche a ritagliarsi un ruolo all'interno della sala di preghiera di Crotone.

INCASTRATO DALLE INTERCETTAZIONI. È lui stesso, in una conversazione intercettata, ad affermare di aver «parlato bene» dello Stato islamico davanti all'imam e a un gruppo di fedeli, aggiungendo di avere «il controllo di una moschea, parlo davanti ad altre persone». Alla sorella spiegava la necessità di restare in Italia in questi termini, per redimere gli infedeli: «Sono cosi impuri che anche se leggi il Corano loro non hanno voglia di ascoltarti».

LA SODDISFAZIONE DEL MINISTRO MINNITI. Soddisfazione per l'arresto è stata espressa dal ministro dell'Interno, Marco Minniti: «La nostra polizia, coordinata dalla Dda di Catanzaro, ha svolto un ottimo lavoro a conferma che il sistema di prevenzione e sicurezza sta funzionando. Si tratta di un successo investigativo molto importante, che fa seguito a un lungo lavoro di indagine condotto con grande professionalità».

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