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4 Luglio Lug 2017 1456 04 luglio 2017

'Ndrangheta, smantellati i vertici del mandamento jonico

Arrestate nella Locride 114 persone accusate di associazione a delinquere, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, truffa e altri reati. Colpite le cosche Pelle, Ficara-Latella, Morabito e Alvaro.

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L'operazione "Mandamento Jonico" è scattata nella notte tra il 3 e il 4 luglio. E per il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, non si tratta di una «semplice retata», bensì di un'importante indagine che tocca «i vertici della 'ndrangheta». In azione più di mille carabinieri del Ros e del comando provinciale della città dello Stretto, che hanno arrestato 114 persone.

COLPITE LE FAMIGLIE STORICHE DELLA JONICA. In carcere sono finiti elementi di spicco di 21 famiglie della Locride, appartenenti alla cosca Pelle, ma anche ai Ficara-Latella e ai Serraino di Reggio Calabria, ai Morabito di Africo e agli Alvaro di Sinopoli. Tutti sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, truffa e altri reati.

LE MANI SUGLI APPALTI. «Abbiamo 114 fermi, tutti i vertici della 'ndrangheta del mandamento jonico. Soggetti che attualmente governano le cosche, i locali di una vasta area. Abbiamo la ricostruzione delle attuali cariche di ognuno di loro e approfondimenti sui numerosi appalti nei quali la 'ndrangheta esige il pizzo o inserisce le proprie imprese», ha spiegato il procuratore Cafiero de Raho.

Agli atti dell'inchiesta c'è anche un'intercettazione che vede protagonista il boss Rocco Morabito, già da tempo dietro le sbarre, figlio del capoclan Peppe Morabito soprannominato "u Tiradrittu". Le sue parole suonano come una rivendicazione, pretendono il riconoscimento di un inquietante diritto dinastico al dominio: «Lo Stato qua sono io. La mafia, la mafia originale, non quella scadente».

INFILTRAZIONI ANCHE NEI LAVORI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA. Tra i lavori su cui la 'ndrangheta è riuscita ad allungare le mani, secondo gli inquirenti, c'è anche l'appalto per la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia di Locri: «Apparentemente risultato in regola, ma poi si è scoperto che a svolgere i lavori c'erano imprese tra le maglie di controllo della 'ndrangheta», ha detto ancora il procuratore di Reggio Calabria. Infiltrati anche i lavori di costruzione dell'ostello della gioventù, del centro di solidarietà Santa Marta e di alcuni istituti scolastici, la gestione dei terreni demaniali e l'assegnazione degli alloggi popolari.

OPERAI DEL CONSORZIO AL LAVORO PER IL BOSS. Dall'inchiesta è emerso anche che Rosario Barbaro detto "Rosi", capo del locale di Platì, esercitava un controllo sugli operai del Consorzio di bonifica dell'Alto Jonio Reggino, impiegati per lavori di manutenzione nelle proprietà del boss ma retribuiti dal Consorzio, ente pubblico dello Stato. Le 'ndrine non si facevano scappare nemmeno i contributi europei destinati al settore agricolo.

SVELATO IL FUNZIONAMENTO DI UN "TRIBUNALE DI 'NDRANGHETA". L'inchiesta dell'Antimafia calabrese ha consentito di individuare nuove cariche e strutture, tra loro sovraordinate, di cui la 'ndrangheta si è dotata negli ultimi anni in risposta all'azione di contrasto della magistratura. Inoltre, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, è stato possibile svelare il meccanismo di funzionamento di un cosiddetto "tribunale di 'ndrangheta", antica istituzione mafiosa che risale al XIX secolo, chiamata a giudicare gli affiliati sospettati di aver violato le regole del sodalizio criminale e a sanare i conflitti fra 'ndrine rivali senza spargimento di sangue.

REGGIO CENTRO NEVRALGICO DELL'ORGANIZZAZIONE. L’operazione "Mandamento Jonico" conferma, ancora una volta, come le famiglie della provincia di Reggio Calabria rappresentino il centro nevralgico delle iniziative di tutta la 'ndrangheta, cuore e testa dell’organizzazione, nonché principale punto di riferimento delle sue articolazioni extraregionali, nazionali ed estere. «Sono i paesi sperduti dell’entroterra aspromontano», ha detto il comandante del Ros Giuseppe Governale, «come Bianco, San Luca, Africo Nuovo, Ardore, Platì che infiammano il cuore degli 'ndranghetisti in Canada, Australia, Svizzera, Piemonte, Emilia, Lombardia».

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