Dai che è verde

VILLAGGIO
5 Luglio Lug 2017 0926 05 luglio 2017

La camera ardente? Per Fantozzi sarebbe «una cagata pazzesca»

Pur dettata da un deferente e benintenzionato conformismo, si addice così poco alla figura di Villaggio da sembrare un ossimoro.

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La vita imita l’arte, diceva Oscar Wilde. Nel caso di Paolo Villaggio potrebbe essere la morte a imitare la sua arte. Perché la camera ardente allestita per lui il 5 luglio in Campidoglio, a dispetto del sincero cordoglio che i visitatori esprimeranno intorno alla bara, ricorderà irresistibilmente certe scene dei suoi Fantozzi. Anzi, gli stessi dolenti non potranno fare a meno di pensarci, di guardare se stessi e i vicini come comparse di un suo film, immaginando di sentire in sottofondo la voce narrante di Villaggio che li descrive con quell’inconfondibile tono grottescamente solenne, insistendo con crudeltà sui dettagli rivelatori delle loro miserie. Come se lo spirito anarchico e corrosivo del comico genovese trapelasse dal feretro, mandasse in vacca tutti gli sforzi di far rientrare la sua cerimonia funebre nello schema dell’Estremo Saluto al Grande Artista, e la trasformasse nell’ultima acida farsa firmata Villaggio.

UN BAGLIORE DIVINAMENTE UMANO. E sarebbe giusto così. Diceva un suo grande collega che la morte è una livella perché mette sullo stesso piano il marchese e lo spazzino. Ma se c’è una categoria per cui la Livella dovrebbe fare un’eccezione sono i comici. Quelli che hanno dedicato la vita a illuminare la vita degli altri con il bagliore divinamente umano della risata. E soprattutto quelli che l’hanno fatto come Paolo Villaggio, che ci squadernava meticolosamente tutte le nostre debolezze – la presunzione, il servilismo, l’ipocrisia, la furbizia da quattro soldi – e lo faceva con un impasto di amore e disprezzo, compassione e distacco, intelligenza e scurrilità, che deflagrava in un riso tanto amaro quanto possente e liberatorio.

L'IMPORTANZA DI «RIDERE DELLE SFIGHE». «Mi ha insegnato a ridere delle sfighe», ha scritto una lettrice del Corriere: è la definizione più esatta del dono inestimabile che Villaggio ha fatto a un popolo piagnone e autocommiseratorio quant’altri mai, una benemerenza che gli meriterebbe una sepoltura in Santa Croce a Firenze. «Ridere delle sfighe» è in ultima analisi ridere della morte: per questo la pomposa camera ardente in Campidoglio, pur dettata da un deferente e benintenzionato conformismo, si addice così poco alla figura di Villaggio da sembrare un ossimoro. A meno che nella folla non si materializzi un Fantozzi che gridi «Le camere ardenti sono una cagata pazzesca!», seguito da 92 minuti di applausi.

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