Cassazione revoca condanna Contrada
7 Luglio Lug 2017 1601 07 luglio 2017

Bruno Contrada, la Cassazione revoca la condanna per mafia

La pena a 10 anni di carcere, inflitta all’ex numero 2 del Sisde, è stata annullata. Il reato di concorso esterno, secondo la Corte europea dei diritti umani, «non era sufficientemente chiaro e prevedibile» all'epoca dei fatti. E adesso anche gli avvocati di Marcello Dell'Utri sperano.

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La Corte di Cassazione ha revocato la condanna a 10 anni di carcere inflitta a Bruno Contrada, ex numero 2 del Sisde (i Servizi segreti civili), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno accolto il ricorso del legale di Contrada, Stefano Giordano, che aveva impugnato il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di incidente di esecuzione. Si tratta di uno strumento che può essere utilizzato per verificare tutte le questioni che insorgono nella fase esecutiva di un verdetto ormai definitivo. La Cassazione ha così dichiarato «ineseguibile e improduttiva di effetti penali» la sentenza di condanna.

ARRESTATO NEL 1992. Contrada, per anni poliziotto in prima linea contro la mafia a Palermo, transitò nel Sisde nel 1982 e venne arrestato con l’accusa di concorso esterno il 24 dicembre del 1992. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in Appello e il funzionario venne assolto. Il secondo colpo di scena arrivò in Cassazione, quando l’assoluzione fu annullata con rinvio e il processo tornò alla Corte d’Appello di Palermo, che il 25 febbraio del 2006 confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007.

PENA SCONTATA PER INTERO. Contrada, che aveva già subìto una lunga custodia cautelare in carcere, tornò così in cella. Il funzionario, tra carcere e arresti domiciliari per motivi di salute, ha scontato tutta la pena: quattro anni in prigione, quattro ai domiciliari e gli ultimi due condonati per buona condotta. Nel 2015, però, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire lo 007, nel frattempo radiato dalla polizia e sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato, perché all’epoca dei fatti a lui contestati (1979-1988) il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era «né chiaro, né prevedibile».

RIPRISTINATA LA PENSIONE. A quel punto il funzionario tentò, invano, la strada della revisione del processo, che venne bocciata dalla Corte d’Appello di Catania. L’ultimo tentativo, quello dell’incidente di esecuzione, è stato fatto dall’avvocato Stefano Giordano, che nel 2016 ha chiesto alla Corte d’Appello di Palermo, proprio alla luce della sentenza europea, di revocare la condanna. La richiesta è stata adesso accolta dalla Cassazione, secondo cui prima del 1994, anno della storica sentenza Demitry delle Sezioni Unite della Cassazione stessa, e spartiacque temporale fissato dalla Corte europea, non era possibile condannare alcun imputato per il reato di concorso in associazione mafiosa. Poiché la condanna è stata revocata, Contrada potrà tornare a percepire la pensione che gli era stata tolta.

CONTRADA: «NON HO MAI PERDUTO L'ONORE». «Dopo 25 anni di sofferenza, mezzo secolo di dolore sapendo di essere innocente, arriva finalmente l'assoluzione, dall'Italia e dall'Europa», ha commentato Contrada, con voce provata e commossa. «Ho sofferto molto e molto più di me ha sofferto la mia famiglia. Il mio pensiero va a tutti loro, che mi sono sempre stati sempre vicini. Il mio onore? Non l'ho perduto mai, ho sempre camminato a testa alta perché ho sempre e solo fatto il mio dovere».

DI MATTEO: «LA COLLUSIONE CON LA MAFIA RIMANE ACCERTATA». Di diverso avviso l'ex pm Nino Di Matteo, attualmente sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia: «I fatti rimangono fatti, i rapporti di grave collusione con la mafia rimangono accertati nella loro esistenza e gravità. Già questo rende merito al lavoro della procura di Palermo e dei giudici che li hanno accertati. Spero che questo venga spiegato per arginare le strumentalizzazioni finalizzate a rappresentare falsamente l'insussistenza dei fatti contestati».

ADESSO ANCHE I LEGALI DI DELL'UTRI SPERANO. Intanto, però, la sentenza è stata accolta come un segnale di speranza anche dagli avvocati di Marcello Dell'Utri, condannato a sette anni di carcere per lo stesso reato di Contrada (concorso esterno in associazione mafiosa). «Quella emessa dalla Cassazione nei confronti di Contrada è una sentenza di grande importanza, che potrebbe segnare un precedente per molti altri casi. Noi, come legali di Marcello Dell'Utri, valuteremo ora i passi da fare», ha detto Giuseppe Di Peri, legale assieme ad Andrea Santucci e Bruno Nascimbene del cofondatore di Forza Italia. Anche Dell'Utri, del resto, è stato condannato per reati commessi prima del fatidico 1994 e la pronuncia della Cassazione potrebbe riflettersi pure sul suo caso.

LA STORIA TRAVAGLIATA DEL REATO DI CONCORSO ESTERNO. Le norme da cui discende il concorso esterno in associazione mafiosa sono due. Quella che definisce il concorso eventuale di persone nel reato, che risale al 1930, e quella che istituisce l'associazione di tipo mafioso, introdotta nel 1982. Nel 1994, con la sentenza Demitry, le Sezioni Unite della Cassazione misero fine ai dubbi sulla legittimità di un'interpretazione "combinata" delle due fattispecie, senza modificare in nessun modo le leggi già in essere. A proporre per primo quell'interpretazione era stato il giudice Giovanni Falcone, alla ricerca di un modo per perseguire i colletti bianchi che contribuivano alla crescita di Cosa nostra pur non facendone parte.

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