Omicida in permesso evade da Volterra
8 Luglio Lug 2017 2026 08 luglio 2017

Volterra, omicida evade grazie al permesso premio

Il detenuto è un cittadino tunisino di 55 anni, non radicalizzato. Stava scontando una pena definitiva all'ergastolo.

  • ...

Doveva essere un permesso premio e invece era un piano perfetto per evadere dal carcere dove era detenuto da anni per omicidio e sparire nel nulla. Ismail Kammoun, 55enne tunisino, è uscito martedì scorso dal penitenziario di Volterra, in provincia di Pisa, dove stava scontando una condanna definitiva all'ergastolo e dopo due giorni di soggiorno nella città etrusca ha fatto perdere le sue tracce.

RICERCATO IN TUTTA ITALIA. L'evaso, ora ricercato in tutta Italia, aveva beneficiato di un permesso premio di 10 giorni perché ritenuto un detenuto modello e la sua uscita era stata pianificata nei dettagli dall'amministrazione penitenziaria: due giorni a Volterra più altri 8 da trascorrere sulla costa livornese. Una specie di vacanza. E invece Kammoun se ne è andato chissà dove. La questura di Livorno, che avrebbe dovuto monitorarlo, praticamente non lo ha mai visto e giovedì è scattato l'allarme: il tunisino da quel momento è latitante. La notizia si è diffusa solo domenica 8 luglio.

ESPLODE LA POLEMICA. Gli inquirenti assicurano che Ismail Kammoun, musulamno, non è un soggetto radicalizzato. Ma la polemica è esplosa lo stesso: secondo Donato Capece, segretario generale del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, l'evasione è «un evento irresponsabile e gravissimo».

PER IL SINDACATO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA SERVE PIÙ PERSONALE. Capece ricorda anche che nel 2016 «si sono verificate, nelle carceri italiane, 6 evasioni da istituti penitenziari, 34 evasioni da permessi premio, 23 da lavoro all'esterno, 14 da semilibertà e 37 mancati rientri di internati». Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Ma questo «non deve però inficiare l'istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all'esterno o dei permessi ai detenuti. Servirebbe, piuttosto, un potenziamento dell'impiego di personale di polizia penitenziaria nell'ambito dell'area penale esterna».

LA SICUREZZA E IL PROBLEMA DELLE RISORSE. Per il Sappe «è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio, anche negli Uffici per l'Esecuzione penale esterna, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull'esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all'esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni. La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli», conclude Capece.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati