Cucchi
10 Luglio Lug 2017 1541 10 luglio 2017

Cucchi, cinque carabinieri rinviati a giudizio

Il processo comincerà il 13 ottobre davanti alla terza Corte d’Assise. Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco dovranno rispondere di omicidio preterintenzionale.

  • ...

Ritornerà in Corte d'Assise la complessa vicenda della morte di Stefano Cucchi, il geometra romano che nell'ottobre del 2009 morì in ospedale una settimana dopo il suo arresto per droga. Il gup Cinzia Parasporo ha infatti disposto un nuovo processo nei confronti di alcuni carabinieri che lo arrestarono e che, secondo l'accusa, sarebbero responsabili del violento pestaggio subìto dal giovane.

Sarà la terza Corte d'Assise (la stessa che, sia pure in diversa composizione, si era occupata della prima inchiesta) a dover valutare, a partire dal 13 ottobre, la posizione di Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, tutti accusati di omicidio preterintenzionale. All'epoca dei fatti in servizio presso la Stazione carabinieri "Roma Appia", sono loro i militari che, secondo la procura, arrestarono Cucchi nella flagranza della detenzione della droga e poi lo picchiarono. Oltre a loro il maresciallo Roberto Mandolini, che della Stazione "Roma Appia" era comandante interinale, risponderà dei reati di calunnia e falso. Il carabiniere Tedesco, insieme al collega Vincenzo Nicolardi, è accusato anche di calunnia nei confronti di tre agenti della polizia penitenziaria, che sono stati processati e assolti in maniera definitiva.

ILARIA CUCCHI: «FINALMENTE». «Finalmente i responsabili della morte di mio fratello, le stesse persone che per otto anni si sono nascoste dietro le loro divise, andranno a processo e saranno chiamate a rispondere di quanto commesso», ha commentato a caldo Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. C'è invece una contestazione per la quale il processo non si farà: quella di abuso di autorità, contestata a Di Bernardo, D'Alessandro e Tedesco. In questo caso, accogliendo la richiesta della stessa procura, il gup ha pronunciato sentenza di non doversi procedere, essendo ormai il reato prescritto.

LA BATTAGLIA LEGALE È GIÀ COMINCIATA. «Gli imputati finalmente subiranno un giusto processo per le loro gravissime responsabilità. Non potranno più contare di farlo fare sulla pelle degli altri. E, nel dire altri, dico tutti: imputati e parti civili», ha aggiunto il legale storico della famiglia Cucchi, l'avvocato Fabio Anselmo. Non ci stanno, invece, i legali dei carabinieri: «Da giurista mi sento di urlare che la responsabilità penale è personale. Non si può essere accusati di omicidio per la morte causata dall'errore eclatante e straordinario di un medico», ha detto l'avvocato Antonella De Benedictis, «da cittadina mi sento di manifestare preoccupazione. La certezza del diritto è infatti baluardo di garanzia per ogni consociato. Sono in ogni caso assolutamente certa dell'indiscutibile valore e competenza della nostra magistratura e ciò mi rasserena come avvocato e come italiana».

Otto anni di inchieste, processi e perizie

Tutto è pronto, insomma, per un nuovo processo. Per la dodicesima volta la morte di Stefano Cucchi arriverà al vaglio di un giudice. Dopo processi, consulenze e perizie, si tornerà a discutere del pestaggio come causa principale e scatenante del decesso, anche se il dito adesso sarà puntato su persone diverse - i carabinieri - rispetto a coloro che fino a poco tempo fa erano stati al centro dell'inchiesta della magistratura romana.

LE ACCUSE A MEDICI, INFERMIERI E AGENTI PENITENZIARI. Il caso nasce il 15 ottobre 2009, quando Cucchi fu arrestato perché trovato in possesso di droga. Nel cuore di quella notte si sentì male in caserma e le sue condizioni peggiorarono, tant'è che in breve tempo fu portato in ospedale, dove morì. Sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria sono stati portati in tribunale. Per accuse terribili, contestate a vario titolo e secondo le rispettive posizioni: abbandono d'incapace, abuso d'ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso d'autorità.

IL PESTAGGIO NEGATO. Nella prima indagine l'ipotesi accusatoria fu che Cucchi fosse stato pestato nelle celle del tribunale e poi abbandonato in ospedale, lasciato morire di fame e di sete. Nel processo di primo grado, però, i giudici arrivarono a una diversa conclusione: nessun pestaggio, ma morte per malnutrizione. Unici colpevoli furono dichiarati i medici (per omicidio colposo), assolti invece gli infermieri e gli agenti penitenziari.

TUTTI ASSOLTI IN APPELLO. In appello ribaltamento completo: tutti gli imputati furono assolti, senza distinzione di posizioni. La Cassazione arrivò alla parziale cancellazione di questa sentenza, ordinando un appello-bis per omicidio colposo a carico dei soli medici. La conclusione, dopo la definitiva assoluzione di agenti penitenziari e infermieri, fu una nuova assoluzione e un nuovo annullamento in Cassazione.

L'APERTURA DELL'INCHIESTA-BIS. L'ostinazione di Ilaria Cucchi e della sua famiglia ha portato all'apertura dell'inchiesta-bis, definita con il rinvio a giudizio dei carabinieri. Nel frattempo si è compiuto un altro passaggio processuale: quello nei confronti di un funzionario del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria, condannato in primo grado e poi assolto in appello per l'accusa di falso, favoreggiamento e abuso d'ufficio. Gli si contestava di avere concorso alla falsa rappresentazione delle reali condizioni di Cucchi per consentire il suo ricovero in ospedale. La Cassazione ha rimandato indietro il processo, ma l'assoluzione è stata confermata ed è diventata definitiva nei giorni scorsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati