Busto
10 Luglio Lug 2017 1321 10 luglio 2017

Palermo, staccata la testa a una statua di Falcone

Il busto usato come ariete contro la scuola del quartiere Zen dedicata al giudice antimafia. Davanti a un'altra scuola bruciata la sua immagine.

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Il busto di Giovanni Falcone, che si trova davanti alla scuola intitolata al giudice in via Pensabene a Palermo, nel quartiere dello Zen, è stato decapitato e poi usato come ariete contro il portone della scuola stessa. Mentre un cartellone con la sua immagine, posto davanti ai cancelli della scuola "Alcide De Gasperi", è stato bruciato.

Gli atti vandalici sono una triste consuetudine allo Zen, eppure le azioni che negli anni hanno imbrattato e danneggiato il busto del giudice Falcone sono quelle più odiose, quelle che più a lungo sono rimaste nella memoria e che, in qualche modo, mortificano il duro lavoro degli insegnanti. «Oltraggiare la memoria di Falcone è una misera esibizione di vigliaccheria», ha scritto su Twitter il premier Paolo Gentiloni. Voci di condanna e di solidarietà sono arrivate da tutto il mondo istituzionale, nazionale e locale.

Il busto è stato donato alla scuola nel 1997 ed è stato più volte danneggiato. Già 15 giorni dopo l'inaugurazione venne mozzata la testa. Nel 2003, con un altro atto di vandalismo, fu spaccato il naso e imbrattato il volto. L'ultimo restauro era stato ultimato poco prima della cerimonia di commemorazione della strage di Capaci, il 23 maggio scorso. E adesso il nuovo raid, a pochi giorni dal ricordo di un altro giudice ucciso nel 1992: Paolo Borsellino. Proprio come successe nel 2014. Il 18 luglio di quell'anno qualcuno diede fuoco ad alcuni banchi della scuola, imbrattò il busto e bloccò l'ingresso dell'edificio con la colla.

A poco servono le telecamere, quelle sopravvissute ai continui furti, piazzate nella scuola. Gli inquirenti sono al lavoro per trovare i responsabili, ma c'è scarso ottimismo. Molto più positiva, almeno in chiave futura, la sorella del magistrato, Maria Falcone: «Il gesto di quattro delinquenti non vuol dire, come ho sentito, che Palermo sia una città irredimibile. Non è cosi, è solo questione di tempo, come diceva mio fratello Giovanni».

MARIA FALCONE: «NON CI ARRENDEREMO MAI». Il busto, assicura Maria Falcone, «risorgerà più bello di prima, sono accanto agli studenti e ai cittadini del quartiere che credono e si battono nel ricordo di mio fratello. Certo, la memoria di Giovanni e Paolo fa ancora paura. Come fa paura la speranza di uno sviluppo e la possibilità, in quartieri come questo, e come tanti altri in Italia, di sconfiggere e contrastare sacche di ignoranza e delinquenza. Ma è anche il segno che dobbiamo continuare quello che finora abbiamo fatto insieme alla fondazione Falcone: fare capire alle nuove generazioni quanto sia importante la legalità, assicurare loro un avvenire diverso. Continuare nell'educazione, perché è l'unico rimedio e non ci arrenderemo mai».

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