Femminicidio 160202115003
10 Luglio Lug 2017 1519 10 luglio 2017

Uccide la compagna perché non aveva lavato i piatti

Il delitto è avvenuto a Bari. L'assassino, un cittadino rumeno di 44 anni, ha schiaffeggiato e provocato un grave trauma cranico alla donna, una cittadina polacca di 30 anni.

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Meritava una "lezione" per non aver lavato i piatti. Per questo, dopo anni di violenze, è morta Anita Betata Rzepecka, giovane polacca di 30 anni, picchiata e presa a schiaffi dal suo compagno ubriaco che l'ha fatta cadere facendole battere la testa e lasciandola agonizzante per ore a terra mentre lui continuava a bere in un'altra stanza. La donna è stata soccorsa dopo ore ormai in fin di vita da un coinquilino della coppia, ma l'operazione cui è stata sottoposta non l'ha salvata. L'uomo, il 44enne rumeno Marian Sima, è stato portato in carcere in stato di fermo, con l'accusa di omicidio volontario.

Il fatto è avvenuto il 6 luglio scorso in un casolare abbandonato alla periferia di Bari, dove la coppia viveva insieme con altri cittadini rumeni. La notizia è stata diffusa solo dopo il fermo del presunto responsabile. Secondo le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal pm Savina Toscani, giovedì mattina la donna sarebbe stata minacciata di morte dal compagno durante un litigio per questioni inerenti faccende domestiche. Quella stessa sera lui, ubriaco e approfittando del fatto che in casa non c'era nessuno, l'avrebbe schiaffeggiata con violenza, facendola cadere per terra, così da procurarle un gravissimo trauma cranico. Quindi sarebbe andato nella stanza accanto a bere mentre lei, priva di sensi, giaceva sul pavimento. Soltanto al rientro di un coinquilino, cinque ore più tardi, è stato chiamato il 118 e la donna è stata portata in ospedale dove è stata operata e dove è morta alcune ore più tardi.

Nei prossimi giorni Sima sarà sottoposto all'udienza di convalida del fermo dinanzi al gip del Tribunale di Bari mentre la Procura conferirà mercoledì prossimo l'incarico per l'autopsia. All'individuazione dell'uomo come responsabile dell'aggressione gli investigatori sono arrivati soprattutto grazie alle testimonianze e dichiarazioni di amici e vicini di casa. Prima fra tutti la mamma della vittima, che ha riferito le frasi pronunciate dall'uomo quella sera: «Tua figlia merita tutto questo», le avrebbe detto il presunto assassino, ancora ubriaco, «perché non aveva lavato i piatti così come le avevo detto».

La signora ha raccontato gli ultimi due anni di violenze subite dalla figlia: «Bastava un ritardo nell'esecuzione delle faccende domestiche per farlo andare su tutte le furie», ha detto, spiegando però che la ragazza non lo aveva mai denunciato perché lui «la minacciava di morte col coltello». Tutti sapevano che l'uomo era spesso ubriaco e che in più di un'occasione aveva picchiato Anita. Ai vicini di casa, la sera dell'ennesimo litigio, l'uomo avrebbe raccontato per allontanare i sospetti che la donna era caduta da sola mentre saliva le scale, a un altro che si era fatta male mentre faceva pipì e, ancora, che si era sentita male dopo essersi ubriacata, ammettendo però anche di averla presa a schiaffi.

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