Strage 904,Riina in barella per sentenza
giustizia 11 Luglio Lug 2017 1352 11 luglio 2017

Riina, per i giudici è capace di intendere e di volere

Secondo i medici dell'ospedale di Parma, il boss di Cosa Nostra è a rischio di morte improvvisa. Ma rimane a processo per le minacce al direttore del carcere di Opera.

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La «cardiopatia» di cui soffre Totò Riina lo «espone costantemente» al «rischio di una morte improvvisa». Lo dicono i medici dell’ospedale di Parma, nella relazione depositata nel processo milanese che vede il capo dei capi di Cosa Nostra imputato per minacce nei confronti del direttore del carcere di Opera, Giacinto Siciliano.

RESPINTA LA RICHIESTA DELLA DIFESA. I giudici milanesi, però, hanno respinto la richiesta della difesa di sospensione del processo, perché Totò Riina ha la «piena capacità di intendere e di volere» e quella di «stare in giudizio». I giudici hanno respinto anche l’istanza di una perizia per valutare la capacità processuale dell'imputato. Il Tribunale ha evidenziato che nella relazione dei medici di Parma viene scritto che il boss è «vigile» e «collaborante».

TRASMESSE LE CARTELLE CLINICHE. Lo scorso 27 giugno i giudici della sesta sezione (presidente Martorelli), accogliendo un’istanza dei legali Luca Cianferoni e Mirko Perlino, avevano stabilito che il carcere di Parma (Riina è in ospedale in regime detentivo) avrebbe dovuto trasmettere al Tribunale di Milano «con la massima sollecitudine», oltre alle cartelle cliniche, anche una «breve relazione sanitaria» sulle condizioni «di salute» di Riina, «soprattutto con riferimento» alla sua «capacità di stare in giudizio».

«PAZIENTE FRAGILE». Relazione poi trasmessa e firmata dal primario dell’ospedale, Michele Riva, nella quale si parla appunto del «rischio di una morte improvvisa», oltre che di un «paziente fragile» e dall'«eloquio scadente». La difesa del boss aveva insistito sulla sospensione del processo milanese per l’incapacità dell’imputato di stare in giudizio. «Non capisce più e noi non capiamo cosa dice», ha spiegato il legale Perlino. Ma i giudici hanno respinto la richiesta.

PROSSIMA UDIENZA IL 17 OTTOBRE. Al di là del quadro clinico descritto dettagliatamente nella relazione, del resto, il dottor Riva sottolinea anche che «allo stato attuale il degente è vigile e collaborante, discretamente orientato nel tempo e nello spazio». Ed è questa la parte della relazione che i giudici hanno valorizzato. Riina, in sostanza, è in grado di comprendere ciò che succede e i processi a suo carico. Il processo proseguirà il 17 ottobre con l’audizione del direttore del carcere di Opera, che è parte civile.

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