Migranti
12 Luglio Lug 2017 1707 12 luglio 2017

Migranti, undici regole per le Ong

Sono contenute in una bozza del Codice di condotta messo a punto dall'Italia e ora all'attenzione degli uffici europei. Dal divieto di telefonare ai barconi all'obbligo di far salire a bordo la polizia: le linee guida.

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Undici regole per le Ong impegnate nel soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Sono quelle contenute in una bozza del Codice di condotta che l'Italia ha messo a punto e che è ora all'attenzione degli uffici europei. Nel documento, anticipato da Lettera43.it (qui il testo integrale), c'è il divieto di telefonare «per facilitare la partenza di barconi che trasportano migranti», l'obbligo a far salire a bordo la polizia giudiziaria e quello di avere una certificazione tecnica per poter fare salvataggio. Chi non firma il Codice potrebbe non ricevere l'autorizzazione ad accedere nei porti italiani.

VIETATO ENTRARE IN ACQUE LIBICHE. La prima regola del Codice è «l' assoluto divieto» per le navi umanitarie di entrare in acque libiche, che possono essere raggiunte «solo se c'è un evidente pericolo per la vita umana in mare». Si chiede poi alle Ong di non fare telefonate o mandare segnali luminosi per facilitare la partenza e l'imbarco di mezzi che trasportano migranti, con «l'ovvia intenzione di non facilitare i contatti con i trafficanti». Tra gli altri obblighi, quello di non trasportare migranti su altre navi, che siano italiane o appartenenti agli assetti internazionali, tranne che in una situazione di emergenza.

RENDERE NOTE LE FONTI DI FINANZIAMENTO. E dopo il salvataggio, le navi delle organizzazioni «dovranno completare l'operazione portando i migranti in un porto sicuro». Si chiede inoltre di non ostruire le operazioni di ricerca e soccorso della guardia costiera libica, di rendere note le fonti finanziamento per le attività di salvataggio e di notificare al Centro di coordinamento marittimo del proprio Stato di bandiera l'intervento, «così che questo Stato è informato sulle attività della nave e può assumere la responsabilità anche per finalità di sicurezza marittima».

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