Yara: Bossetti, poteva essere mia figlia
17 Luglio Lug 2017 2340 17 luglio 2017

Caso Yara, Bossetti condannato in appello

Confermata la sentenza del primo grado dopo una camera di consiglio di oltre 14 ore: ergastolo per il carpentiere di Mapello. La difesa: «Massimo piangeva. Faremo ricorso in Cassazione».

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La Corte d'assise d'appello di Brescia ha confermato la condanna all'ergastolo di Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. Ricalcata in pieno la sentenza di primo grado. Bossetti dopo la lettura della sentenza «ha pianto» nella gabbia degli imputati. Lo ha riferito uno dei suoi avvocati, Claudio Salvani, che ha aggiunto: «Questa sera si è assistito alla sconfitta del diritto».

«SCONTATO» IL RICORSO IN CASSAZIONE. Subito dopo la lettura della sentenza i legali hanno dato «per scontato» il ricorso in Cassazione. «Aspettiamo le motivazioni», hanno detto, «ma il ricorso è scontato».

La moglie del carpentiere di Mapello, Marita Comi, non è riuscita a trattenere le lacrime dopo la conferma della condanna. La donna era in aula con gli avvocati e la madre dell'imputato. Prima che l'imputato fosse riportato in carcere ha salutato la suocera, Ester Arzuffi, e la sorella Laura. «Giustizia è stata fatta»: questo il commento dell'avvocato della parte civile Enrico Pelillo, subito dopo la sentenza.

«POTEVA ESSERE MIA FIGLIA». La sua estrema difesa il muratore, in carcere da tre anni, l'aveva affidata a delle dichiarazioni spontanee scritte su fogli estratti da una scarpetta rossa e usati per chiedere alla corte di riparare a quello che ha definito «il più grande errore giudiziario di tutta la storia». «Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi», ha dichiarato, «neanche un animale avrebbe usati tanta crudeltà». «C'era necessità di scomodare un immenso esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?», ha detto in modo accorato riferendosi al suo arresto, il 14 giugno del 2014 nel cantiere in cui lavorava a Dalmine. «Perché? Perché? Perché?», ha ripetuto tre volte.

Le tappe della vicenda

26 NOVEMBRE 2010 - Yara Gambirasio, 13 anni, scompare a Brembate di Sopra dalla palestra in cui pratica la ginnastica ritmica vicino a casa. Alle 18.47 il suo telefonino si aggancia a una cella, poi nessuna traccia.

5 DICEMBRE - Viene fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri Mohamed Fikri, marocchino che lavora in un cantiere edile. La sua posizione sarà archiviata perché del tutto estraneo all delitto.

26 FEBBRAIO 2011 - L'angoscia si trasforma in incubo per la famiglia di Yara: il suo corpo è ritrovato in un campo a Chignolo d'Isola, una decina di chilometri da Brembate (Bergamo). È stata uccisa sul posto, con alcune coltellate, ma è morta anche per il freddo.

15 GIUGNO 2011 - Gli investigatori isolano una traccia di Dna maschile sui leggins e slip della ragazza: è quella di Ignoto 1.

16 GIUGNO 2014 - Dopo mesi di comparazioni del Dna di Ignoto 1 con quello di decine di migliaia di persone di tutto il Bergamasco viene arrestato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli. Due giorni prima gli era stato prelevato il Dna che era risultato coincidere con quello di Ignoto 1. A lui gli investigatori erano giunti attraverso la madre, Ester Arzuffi.

1 LUGLIO 2016 - Massimo Bossetti è condannato all'ergastolo dopo un processo durato un anno e nel quale sono stati sentiti decine di testimoni, consulenti genetisti, investigatori, in un clima di crescente scontro tra accusa e difesa. È invece assolto per la calunnia ai danni di un collega, che era stato indicato come possibile autore del delitto.

30 GIUGNO 2017 - Comincia il processo di secondo grado davanti ai giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia. Il sostituto pg definisce «ineccepibile» la sentenza di primo grado e chiede anche la condanna per calunnia. La difesa chiede l'assoluzione o la ripetizione dell'esame del Dna. «Siamo disponibili a metterci la faccia e Bossetti ci metterà il suo sangue, ma dateci questi accertamenti per comparare il Dna dell'imputato con la traccia genetica trovata sul cadavere», chiede con forza la difesa.

18 LUGLIO 2017 - La Corte d'assise d'appello di Brescia ha confermato la condanna all'ergastolo. Ricalcata in pieno la sentenza di primo grado. Bossetti dopo la lettura della sentenza «ha pianto» nella gabbia degli imputati.

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