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17 Luglio Lug 2017 1905 17 luglio 2017

Consip, Melillo verso la procura di Napoli spacca la magistratura

L'ex capo di gabinetto di Orlando avrebbe già i voti necessari. Piercamillo Davigo è critico. E Area si divide. Il timore è che possa fare da "normalizzatore" tra i pm che hanno messo nel mirino Renzi.

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I giochi sono fatti. A meno di sorprese dell'ultimo momento, mercoledì prossimo il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nominerà Gianni Melillo, ex capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, nuovo capo della procura di Napoli. Dopo il via libera della commissione degli incarichi direttivi, spaccata a metà, il 26 luglio dovrebbero essere i togati di Area (la corrente di sinistra) a far diventare, non senza qualche screzio interno, Melillo nuovo numero uno della procura partenopea. La nomina, a quanto si mormora auspicata persino dal presidente della Repubblica e presidente del Csm Sergio Mattarella, non è di poco conto. E rischia di innescare polemiche a ripetizione. Perché può dividere ancora di più il fronte già in subbuglio della magistratura, già spaccata dopo l'inchiesta Consip con la procura di Roma e appunto quella di Napoli da mesi ai ferri corti, con indagati eccellenti come il procuratore Henry John Woodcock e il comandante del Noe Giampaolo Scafarto.

I DUBBI DI AREA. Perché Melillo, data la sua esperienza di governo, è ritenuto da alcune toghe “un normalizzatore”, mandato forse a spegnere i bollenti spiriti di una procura che ha messo sotto scacco con le indagini del Noe la famiglia dell'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Sul punto proprio Area in passato aveva espresso delle remore, insistendo sull'incompatibilità di «magistrati provenienti dal Csm o da fuori ruolo» destinati «ad uffici per i quali sia richiesta una valutazione discrezionale da parte del Csm». Sarebbe stato meglio Federico Cafiero De Raho - procuratore a Reggio Calabria - che questa settimana dovrebbe ritirarsi dalla corsa per poi essere nominato a settembre all'Antimafia al posto di Franco Roberti? Lo si saprà solo nei prossimi mesi, quando Melillo entrerà in funzione con, oltre all'inchiesta Consip, soprattutto il delicato compito di riorganizzare gli uffici inquirenti della procura più grande d'Italia.

Le polemiche, però, sono già cominciate. Non è un caso che nell'intervista di domenica sul Fatto Quotidiano, Piercamillo Davigo, ex leader dell'Anm, che da poco ha abbandonato la giunta dell'associazione dei togati con la corrente Autonomia e Indipendenza, interrogato sul punto da Marco Travaglio («Non è strano che il favorito al Csm per fare il capo della Procura di Napoli sia Giovanni Melillo, capo di gabinetto uscente del ministro Orlando?», domanda il direttore) risponda così: «Non voglio parlare dei casi singoli, ma dei princìpi: se abbiamo ritenuto che i “fuori ruolo” per un anno non possano diventare dirigenti di uffici giudiziari, quella nomina violerebbe questo principio». E poi l'ex pm di Mani Pulite aggiunge: «È una cosa ovvia: persino gli ambasciatori, che non hanno doveri di indipendenza, dopo un certo periodo all’estero devono rientrare in Italia per il cosiddetto “bagno”: altrimenti diventano cittadini stranieri».

LA LEGGE SUGLI INCARICHI "POLITICI". Non solo. Sempre il Fatto Quotidiano ricordava il 16 luglio nell'articolo “Area contro Area: così Melillo avrà la Procura di Napoli” che proprio al Senato giace una legge sugli incarichi “politici” dei magistrati, già passata alla Camera lo scorso 30 marzo, dove si pone il divieto «di ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi per un periodo di un anno» per chi ha avuto «incarichi di responsabilità in qualità di capi degli uffici di diretta collaborazione dei ministri e dei sottosegretari di Stato». In sostanza appare già evidente l'area che non sembra apprezzare la nomina di Melillo. Va detto che l'ex capo di gabinetto di Orlando è già rientrato a fare il magistrato da alcuni mesi alla procura generale di Roma. E non si può certo dire che Melillo sia un anti Woodcock, il primo a indagare su Consip e ora nel mirino del Csm per come ha svolto le indagini.

IL CASO COLANGELO. Fu il procuratore italo-inglese, infatti, a indagare e a far condannare l'ex magistrato partenopeo Alfonso Papa l'anno scorso. L'ex parlamentare del Popolo della Libertà, oltre all'istigazione alla corruzione e concussione per induzione, fu anche accusato di aver aiutato nel dossieraggio di magistrati e cronisti l'ex agente del Sismi Pio Pompa: tra i dossierati c'era pure Melillo. Di certo la procura di Napoli attende da mesi l'arrivo di un numero uno che possa ripristinare l'ordine dopo le polemiche per l'addio di Giovanni Colangelo, andato in pensione a febbraio, nonostante la Corte di Cassazione avesse concesso una proroga. Si dice che Colangelo abbia pagato proprio l'indagine sull'appalto da 2,7 miliardi di euro della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Troppo fastidio all'ex governo Renzi? Ma questa è un'altra storia.

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