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LE COSE DA SAPERE 17 Luglio Lug 2017 0930 17 luglio 2017

Yara, i dubbi irrisolti su cui punta la difesa di Bossetti

Alla vigilia dell'Appello spunta una foto del campo senza il cadavere della ragazzina un mese prima del ritrovamento. Dal Dna alla calce sul corpo della 13enne: su cosa punta la perizia che orienterà il processo.

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Alla vigilia dell'apertura del processo d'Appello per l'omicidio di Yara Gambirasio, che in primo grado ha visto condannato all'ergastolo Massimo Giuseppe Bossetti, la difesa del muratore di Mapello alimenta nuovi dubbi sulle prove che hanno contribuito a scrivere la sentenza del primo luglio 2016. «Sono convinto che in Appello potrò avere finalmente giustizia», ha ripetuto Bossetti a uno dei suoi legali, l'avvocato Claudio Salvagni che lo assiste assieme al collega Paolo Camporini, durante uno degli ultimi incontri in carcere.

BOSSETTI: «POTEVA ESSERE MIA FIGLIA». Nel corso dell'Appello Bossetti ha anche reso delle dichiarazioni spontanee, in particolare ha voluto rivolgere un «sincero pensiero» a Yara Gambirasio per il cui omicidio è stato condannato all'ergastolo. «Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà».

«MI SCUSO PER IL COMPORTAMENTO SCORRETTO». L'imputato si è anche scusato per il «comportamento scorretto» tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto pg. «Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali» ha detto leggendo da dei fogli estratti da una cartella rossa. Dopo le dichiarazioni del muratore, che si è sempre proclamato innocente, i giudici si riuniranno in camera di consiglio per la decisione. Il presidente, Enrico Fischetti, non ha dato tempi per la decisione. «Non abbiamo limiti», ha detto in aula.

«CONTRO DI ME ERRORE GIUDIZIARIO DELLA STORIA». Nel corso delle sue dichiarazioni Bossetti ha anche detto di sentirsi vittima «del più grande errore giudiziario di tutta la storia». Il muratore ha anche stigmatizzato il modo con cui fu arrestato: «C'era necessità di scomodare un esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?». Ha poi aggiunto che, quando fu fermato nel cantiere in cui lavorava (e i momenti del fermo furono filmati) si sentì «una lepre che doveva essere sbranata da innumerevoli cacciatori». «Perchè, perchè, perchè?» ha detto il muratore. E girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici, ha detto: «Io non sono un assassino, mettetevelo in testa».

«USCIRO' DAL CARCERE A TESTA ALTA». «Quando i miei figli vengono a trovarmi mi chiedono: papà, quando torni a casa? Non c'è un altra porta per uscire?». Massimo Bossetti è ricorso anche alla mozione degli affetti nelle sue dichiarazioni spontanee. E rinnovando il suo amore per la famiglia spiegando: «Ai miei figli dico: non uscirò da un'altra porta: uscirò a testa alta dallo stesso, immenso portone da cui sono entrato».

1. La foto del campo senza il cadavere di Yara

La difesa, nei motivi aggiunti dell'atto d'Appello, punta forte su una fotografia satellitare scattata il 24 gennaio 2011 che ritrae la zona del campo di Chignolo d'Isola dove successivamente, il 26 febbraio, fu il corpo della 13enne. «Ma il cadavere quel giorno non era là», ha sottolineato il legale Claudio Salvagni, secondo cui «la sentenza va riscritta, perché l'accusa e i giudici hanno sempre sostenuto che Yara scomparve e venne uccisa il 26 novembre 2010 e il cadavere restò in quel campo per tre mesi». La procura di Bergamo, ha spiegato ancora l'avvocato Salvagni, «ha sempre sostenuto di non poter disporre di foto satellitari di quel campo, mentre noi dopo indagini difensive lunghe e complesse abbiamo trovato quest'immagine e l'abbiamo prodotta a supporto della richiesta di perizia su più elementi», tra cui l'ormai nota traccia di Dna trovata su slip e leggings della ragazzina che, secondo la Corte d'Assise di Bergamo, è una «prova granitica» a carico del muratore.

2. Il Dna e l'assenza della parte mitocondriale

La foto accompagna la richiesta della difesa di una maxi perizia su più elementi, tra cui il Dna. Come consulente la difesa ha già ingaggiato Peter Gill, uno dei 'padri' della genetica forense. La partita, infatti, si gioca pure sul codice genetico, pietra miliare sia dell’accusa che della condanna al carcere a vita. Un Dna anomalo, secondo glia avvocati e il consulente genetista Marzio Capra, dove è assente la parte mitocondriale di quello di Bossetti. La ripetizione dell’esame è la richiesta prioritaria, l’istanza “regina” della difesa. Contrari sia la procura generale, sia i legali della famigia Gambirasio. «Seguiremo» - ha confermato l’avvocato Andrea Pezzotta, parte civile con il collega Enrico Pelillo - «la linea del primo grado. Una perizia è inutile, non è assolutamente necessaria».

3. La calce sul corpo aumenta i dubbi sul luogo dell'omicidio

Sarà richiesto l’esame di tutti gli indumenti della vittima. Uno dei particolari su cui insiste la difesa è che, per esempio, l’assenza delle lacerazioni operate dagli animali, in particolare dai roditori, sulle felpa che la vittima indossava sotto il giubbotto e sopra la maglietta. Un elemento che si abbina a un terzo, già sollevato a più riprese nel primo processo: c’è polvere di calce non solo sugli abiti, ma anche sul corpo e e persino sulle ferite di Yara. L’abbinata di questi due elementi fa da supporto alla tesi difensiva che Yara sia stata uccisa o comunque ferita altrove e non nel campo di Chignolo d’Isola dove, nel pomeriggio del 26 febbraio 2011, è stato casualmente ritrovato il corpo.

4. Le incertezze sulla provenienza delle fibre sui leggings

Che Yara abbia camminato in un ambiente legato al mondo dell’edilizia e diverso dal campo di Chignolo sarebbe provato dal quarto elemento: le sferette di metallo sotto le suole delle sue scarpe. Quinto elemento sollevato dalla difesa: le fibre trovate su dorso del piumino e sul retro dei leggings. Fibre compatibili con i sedili del furgone cassonato Iveco Daily di Bossetti. Replica della difesa: si rattava di sedili prodotti in serie, a migliaia, quindi non si tratta di un indizio accusatorio qualificante.

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