Carabinieri
VIOLENZA 1 Agosto Ago 2017 0928 01 agosto 2017

Pavia, madre e figlio segregati nel garage

Due persone sono state arrestate dai carabinieri con l'accusa di riduzione in schiavitù, circonvenzione e abbandono di incapace.

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Vivevano con le pensioni delle loro due vittime, una madre e un figlio, reclusi in un garage di soli 42 metri quadrati e utilizzato come rimessa degli attrezzi. Per questo due persone, di 52 e 37 anni, sono state arrestate dai carabinieri di Cozzo, paesino di 370 abitanti in provincia di Pavia, con l'accusa di sequestro di persona, riduzione in schiavitù, circonvenzione e abbandono di incapace. Le vittime, secondo gli inquirenti, erano costrette a vivere in un «clima di terrore» e venivano sottoposte a continue angherie.

VITTIME AFFETTE DA DISTURBI MENTALI. L'indagine, coordinata dal pm Roberto Valli, ha visto i militari di Pavia impegnati a verificare maltrattamenti in famiglia ai danni di madre e figlio, di 78 e 37 anni, affetti da disturbi mentali. L'uomo è fratellastro di uno degli arrestati.

NIENTE SERVIZI IGIENICI. I carabinieri hanno scoperto che il garage, oltre ad essere poco illuminato, era anche privo di servizi igienici. E le due vittime erano costrette a fare i propri bisogni in secchi oppure in giardino. Per lavarsi usavano un tubo dell'acqua e non avevano a disposizione altri indumenti oltre a quelli che avevano addosso.

TELECAMERE PER SORVEGLIARLI. Madre e figlio mangiavano solo una volta al giorno, la sera, e vivevano costantemente nella paura di subire percosse. Per dormire, due lettini in plastica da piscina con a fianco coperte e lenzuola, mobiletti e contenitori utilizzati come wc. C'era inoltre un impianto di videosorveglianza, collegato tra il garage e l'abitazione degli arrestati, usato per monitorare i movimenti delle loro vittime.

NESSUNO HA MAI SEGNALATO IL CASO ALLE AUTORITÀ. I carabinieri stanno proseguendo le indagini per chiarire come sia stato possibile che la riduzione in schiavitù di due persone, cominciata anni fa, quando la famiglia si trasferì a Cozzo, non sia stata notata e segnalata dai vicini. Gli investigatori non escludono l'ipotesi di denunciare per favoreggiamento chi sapeva e non ha mai parlato.

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