Migranti
2 Agosto Ago 2017 1215 02 agosto 2017

Migranti e accoglienza: «gravi criticità» per l'84% degli operatori

Strutture sovraffollate, decadenti e con spazi inadeguati. Edifici isolati e mal collegati con le città. Carenza di personale. L'allarme del rapporto di In Migrazione.

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Strutture di accoglienza sovraffollate (11%), decadenti (17%) e con spazi inadeguati per le attività di gruppo (35%). Edifici spesso isolati e mal collegati con le città (33%). Difficile per gli ospiti l'accesso ai servizi territoriali. Critica anche la «situazione organico» a causa di carenza di personale (39%) e di gruppi di lavoro e direzione scarsamente specializzati (41%). In un caso su tre, inoltre, mancano o sono carenti i controlli e le ispezioni istituzionali sull'operato dei soggetti che ne hanno la gestione. È la fotografia dei centri di accoglienza per richiedenti e beneficiari di protezione internazionale scattata dagli operatori di Cas (Centri di accoglienza straordinaria), Sprar e altri centri governativi.

«GRAVI CRITICITÀ» PER L'84% DEGLI OPERATORI. I dati emergono dal dossier Accoglienza rifugiati: un'ordinaria emergenza, diffuso oggi dalla società cooperativa sociale In Migrazione, che lancia l'allarme sulle «gravi criticità» dei centri di accoglienza segnalate dall'84% degli operatori. Le difficoltà - per i 333 intervistati tra coordinatori, operatori sociali, educatori, psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, personal tutor, operatori legali, insegnanti d'italiano, mediatori culturali e amministrativi - sono più accentuate nei Cas. «Migliore, pur con problematiche», l'accoglienza Sprar. In generale, il 62% degli operatori rileva uno o più problemi alle strutture. Per quanto riguarda invece l'accesso ai servizi territoriali, il 44% lamenta problemi nella relazione con gli Uffici Immigrazione delle Questure, soprattutto per i «tempi burocratici spesso lunghissimi, connessi all'iter della domanda d'asilo».

PROBLEMI DI COORDINAMENTO. Complicato anche il rapporto con le amministrazioni locali (con poca o inesistente collaborazione da parte degli uffici anagrafici, nel 33% dei casi, e dei servizi sociali, 53%) e con i servizi dei medici di base (19%), i servizi sanitari e le visite specialistiche (27%), la presa in carico di vulnerabilità psichiatriche (52%). Problemi anche con l'accesso ai corsi di lingua italiana - dalla prima alfabetizzazione (30%) ai livelli base e avanzato (53%) -, ai corsi di formazione professionale (58%) e agli stage (66%). Il 52% segnala anche criticità nelle relazioni e collaborazioni con il Terzo settore. È sempre più urgente, secondo l'analisi di In Migrazione, l'avvio di un sistema di accoglienza di qualità, senza allarmismi sui numeri.

«NESSUNA INVASIONE». A fronte dell'aumento degli sbarchi e delle 71.744 richieste di asilo registrate da gennaio a giugno 2017, «non assistiamo ad alcuna invasione»: in Italia sono stati complessivamente attivati 175.550 posti per accogliere richiedenti asilo e rifugiati, poco più di tre persone ogni 1.000 residenti. Se in termini assoluti», osserva In Migrazione, «è la Lombardia a ospitare più richiedenti e beneficiari di protezione internazionale (23.391 persone), in rapporto ai residenti ospita appena lo 0,23%. È il Molise invece ad avere la presenza più forte (più di un rifugiato ogni 100 abitanti).

L'ITALIA IN RITARDO NELLA COSTRUZIONE DI UN SISTEMA. «Quello che trasforma una criticità in emergenza», spiega Marco Omizzolo, responsabile scientifico di In Migrazione, «è il ritardo del nostro Paese nel costruire un sistema di accoglienza di qualità con una visione che non sia soltanto tesa a tamponare gli sbarchi». Occorre «trasformare l'accoglienza in un'opportunità per il nostro Paese». In Migrazione stima che un sistema di accoglienza di qualità può generare oltre 70 mila posti di lavoro - senza considerare l'indotto - «trasformando il vecchio binomio Accoglienza=Business in Accoglienza=Mestiere, nel senso più nobile e specialistico del termine».

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