Ilva Taranto 3
2 Agosto Ago 2017 1758 02 agosto 2017

Taranto, a metà strada l'opera di bonifica

L'area di crisi si estende su 500 chilometri quadrati e non riguarda soltanto l'Ilva. Tra fondi nazionali e regionali un investimento da 130 milioni.

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Taranto diventa laboratorio nazionale per le bonifiche e modello di rigenerazione ambientale. L'opera di risanamento è giunta a metà e il 3 agosto arriverà in città il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, per fare il punto sull'intervento. Il modello di bonifica è studiato dalle università di Bari, Ancona, Salerno, della Basilicata, Lumsa, Vanvitelli, che sono state coinvolte insieme al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). È stato messo a punto dal commissario straordinario Vera Corbelli, geologa, appena riconfermata a capo della struttura per gli interventi urgenti di bonifica e riqualificazione di Taranto.

AREA ESTESA SU 500 CHILOMETRI. «Mi occupo da 25 anni di pianificazione e il governo ha scelto di darmi questo ruolo per portare a soluzione il problema in uno scenario molto ampio di programmazione territoriale», ha detto Corbelli, che svolge questo ruolo dal 2014 e gratuitamente. L'area di crisi di Taranto si estende su 500 chilometri quadrati e non riguarda solo l'inquinamento prodotto dall'Ilva. Il lavoro di bonifica, dal costo di quasi 130 milioni di euro (tra fondi nazionali e regionali) è giunto a metà: il primo intervento, già ultimato, è stato dedicato alle scuole del quartiere Tamburi, a poca distanza dal sistema industriale che comprende l'Ilva, «per dare speranza ai giovani».

ALLONTANATO IL MATERIALE RADIOATTIVO. È in corso anche la bonifica del cimitero di San Brunone e sono in fase di completamento gli interventi al porto, come l'ammodernamento della banchina, la realizzazione della nuova Diga foranea e il dragaggio dei sedimenti. È a buon punto pure il risanamento del Mar Piccolo, completato al 60%. Per consentire la pulizia del fondale, con la rimozione dei rifiuti, le automobili e i materiali ospedalieri, è iniziato il trasferimento della colonia di cavallucci marini, la più grande del Mediterraneo. Gli animali saranno monitorati con collarini muniti di Gps. Nel maggio scorso è cominciato anche l'allontanamento dei 16 mila fusti contenenti materiale radioattivo dal sito della ex-Cemerad, che dovrebbe concludersi il prossimo anno.

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