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Sanità 3 Agosto Ago 2017 1220 03 agosto 2017

Verona, morfina ai neonati: cosa sappiamo

Un'infermiera fermata dalla polizia avrebbe causato un'overdose a un lattante provocandogli un arresto respiratorio. Ora è ai domiciliari. I fatti risalgono a marzo, ma ora si indaga su altri possibili casi. Cosa sappiamo.

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La polizia di Verona ha posto ai domiciliari l'infermiera arrestata il 3 agosto con l'accusa di aver somministrato della morfina ad un neonato, causandogli una overdose e provocandogli un arresto respiratorio. La donna, che fa parte del servizio dell'asl della città scaligera, avrebbe somministrato il farmaco in assenza di una prescrizione medica e senza necessità terapeutiche. L'infermiera è stata arrestata in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Livia Magri su richiesta del pm Elvira Vitulli. Le accuse sono di lesioni aggravate e cessioni di sostanze stupefacenti. Questo è quello che sappiamo sulla vicenda.

1. La dinamica dei fatti: l'iniezione nella notte tra il 19 e 20 marzo.

L'episodio sul quale hanno indagato gli agenti dopo la segnalazione dell'Asl risale alla notte tra il 19 e il 20 marzo scorso. Prima dell'overdose, il bimbo stava benissimo, non assumeva alcun farmaco ed era stata programmata la sua dimissione per il giorno successivo. Dopo la mezzanotte il neonato inspiegabilmente aveva subito ripetute crisi respiratorie, tali da rendere necessario il suo trasferimento in una stanza di cura intensiva per praticare le manovre di rianimazione.

L'INFERMIERA CONOSCEVA LA CAUSA. La stessa infermiera aveva ordinato a una collega di somministrare un farmaco antagonista degli oppiacei, come la morfina, indicando anche il dosaggio. Immediatamente dopo il neonato aveva ripreso a respirare autonomamente. Dagli accertamenti medici è emerso che la crisi respiratoria era stata dovuta proprio all'assunzione di morfina, avvenuta poche ore prima della crisi. Come hanno spiegato gli inquirenti il neonato si trovava da un mese in ospedale perché nato prematuro. Le sue condizioni erano andate via via migliorando, al punto che la sera del 19 marzo era stato collocato nel box 1, riservato ai piccoli in buone condizioni di salute e prossimi alle dimissioni dal nosocomio.

2. Il punto sulle indagini: il neonato era «rognoso».

A destare sospetti è stato il fatto che l'infermiera, durante l'indagine interna avviata dall'Asl, aveva dichiarato di non ricordare chi avesse ordinato la somministrazione del farmaco antagonista agli oppiacei, mentre le testimonianze concordavano che fosse stata proprio la donna ad aver accudito il bambino con una collega e di essere stata sempre lei a ordinare con sicurezza la somministrazione del farmaco anti-morfina. Alcune colleghe hanno anche raccontato che l'infermiera si era lamentata del bimbo definendolo «rognoso» mentre lo teneva in braccio. In più, un'altra collega ha detto che l'infermiera le aveva confidato di fare abituale utilizzo di morfina e benzodiazepina, pur in assenza di prescrizione, somministrandola ai neonati per via orale o nasale per farli stare tranquilli, senza rendersi conto dei pericoli.

SOMMINISTRAZIONE AVVENUTA PER DOLO. «Quando l'equipe medica ha notato l'aggravamento ed era in difficoltà a comprenderne le ragioni, in una fase comprensibilmente molto concitata, è improvvisamente apparsa sulla scena l'infermiera: la donna ha chiesto che venisse somministrato al piccolo un farmaco antagonista agli oppiacei» ha spiegato il dirigente della squadra mobile Roberto Di Benedetto. La somministrazione della morfina sarebbe avvenuta «per via orale o nasale e non per via endovenosa, visto che il piccolo non aveva aperture endovenose. Questo fa ritenere che la somministrazione stessa - ha concluso Di Benedetto - sia stata commessa con dolo e non per colpa».

3. L'infermiera: madre di tre figli

Brava, competente, molto esperta e amante dei bambini: così i colleghi, ancora increduli, descrivono l'infermiera. La donna abita nella bassa veronese, lavora da diversi anni in ospedale ed è madre di tre figli piccoli, particolare quest'ultimo che rende ancor più increduli i compagni di lavoro, che l'hanno sempre considerata una delle più brave del reparto. La Polizia fa sapere che l'infermiera non ha finora mai ammesso nulla. Ad indagine interna ormai partita, non ha più ammesso di aver dato lei quelle indicazioni così precise ai medici sui farmaci da utilizzare per salvare il piccolo.

4. La morfina: ai neonati in casi eccezionali

La morfina è un farmaco che viene usato nei neonati solo sotto strettissimo controllo, proprio per evitare una overdose come successo al bambino a Verona, e il conseguente effetto collaterale più grave, l'arresto respiratorio. Lo afferma Corrado Cecchetti, responsabile dell'area rossa (la rianimazione del Dipartimento di Emergenza) dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, secondo cui è proprio il tempo passato senza ossigeno che può provocare eventuali danni a lungo termine. «La morfina», spiega l'esperto, «ha fra i suoi effetti quello di rendere il centro del respiro del cervello insensibile alla variazione dell'anidride carbonica. Di conseguenza se il dosaggio è inappropriato, o se viene somministrata con altri farmaci, si può andare incontro a depressione respiratoria che può arrivare all'arresto respiratorio, che se non trattato si tramuta facilmente anche in arresto cardiaco. È proprio questo tempo che il cervello passa senza ossigeno che può dare eventuali problemi a medio e lungo termine, che se sono gravi si vedono subito, mentre danni minori emergono con il tempo. Nel caso del bambino di Verona sembrerebbe che l'arresto respiratorio sia stato subito trattato, e in questo caso si può sperare che non ci siano danni».

«MA NON VA DEMONIZZATA». Questo farmaco, spiega Cecchetti, viene usato anche sui neonati, ma per la prescrizione in questa fascia di età ci sono diverse precauzioni imposte dalla legge: «La morfina non va demonizzata, è un farmaco che conosciamo bene e che anche su neonati e bambini dà ottimi risultati se usato correttamente, tant'è vero che l'Oms valuta se un ospedale applica una buona terapia del dolore anche dall'utilizzo di questo farmaco».

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