Gessica Notaro
BLUES 7 Agosto Ago 2017 1233 07 agosto 2017

Gli insulti animalisti a Gessica Notaro lo certificano: il web ha fallito

La Rete doveva aprire frontiere di libertà, democrazia, civiltà. Ma sono arrivati gli haters a rovinare tutto. Vermi che offendono la ragazza sfregiata con l'acido solo perché lamentava la chiusura del "suo" acquario.

  • ...

Dopo aver perso il volto, il futuro, la vita a opera di un balordo che la voleva per sé, l'aveva ritrovata, la vita, in un acquario. Le hanno tolto anche quello e Gessica Notaro, la bella, la maschera, la vittima, si è sfogata con un umanissimo pianto su Facebook: ho perso ancora tutto, mi hanno chiuso la vita, mi hanno tolto i miei cuccioli. Tanto è bastato perché i vermi cominciassero a contorcersi sui social, coprendola di insulti miserabili. Cosa ha fatto Gessica a parte farsi cancellare la faccia e trovare la forza di sperare ancora? Che cos'altro deve scontare?

E come se non bastasse eccomi qua. A dover dire addio ai miei piccoli per colpa della burocrazia e per colpa di chi vi...

Geplaatst door Gessica Notaro op dinsdag 1 augustus 2017

Eccola qua la verifica dei fatti, eccola la conferma di chi pretende sempre di capire prima, di regolare la vita di chi vive a tavolino. Ci avevano promesso, pochi ma ormai tanti anni fa, che la Rete sarebbe stata il migliore dei mondi possibili, però questa volta, davvero, niente trucchi e niente inganni: la possibilità di connettersi, di collegarsi, di dire ciascuno la sua avrebbe spalancato impensabili frontiere di libertà, di democrazia, di civiltà. Quell'Eden digitale a metà fra cristianesimo e socialismo era davvero la fine della storia.

DOVEVAMO SOLO SCAMBIARCI "I SAPERI". Quanto sarebbe stato bello, quanto era già bello confrontarsi, scambiarsi “i saperi”, le opinioni e le notizie. Quanto esaltante la corsa non competitiva a migliorare il mondo che c'era partendo da quello che non c'era, il pianeta virtuale dove non esistevano proprietà, diritti, doveri, umane bassezze, e tutti si sarebbero dati da fare spontaneamente per ogni causa santa. E quanto provvidenziali, divertenti, decisivi erano i social, dove tutti ci si poteva parlare, conoscere, raccontare, amare, nutrirsi l'uno dell'altro, in uno scenario di concordia, di pace e di fraternità.

VOLGARITÀ, FURIA E DELIRO SULLA EX MISS. Poi una giovane dalla bellezza vigliaccamente cancellata chiede amore, dopo che le hanno strappato l'amore dei suoi animali, e tutto per la solita paradossale e miserabile burocrazia, una squallida faccenda di permessi, di competenze. Chiedeva affetto Gessica, chiedeva sostegno per ricominciare ancora. Le hanno reso volgarità, furia oscena, delirio. E nessuno saprebbe dire perché, tanto meno i vermi anonimi che hanno infierito (quale meraviglia, l'anonimato, si disse pure, che garanzia, a che serve un nome nel paradiso ritrovato di internet?).

Gli sciacalli da tastiera sono come quelli dei movimenti pro-life che, ogni tanto, per difendere la vita accoppano qualche medico abortista

«Haters», li chiamano: odiatori. Come se fosse un mestiere. E lo è, è il mestiere di non vivere, la patente di perdente a vita, la missione di sfigato. Anche leoni da tastiera, sono detti, ma il leone è animale leale, di coraggio ineguagliato. Questi al massimo sono iene, sciacalli che si cibano dell'altrui dolore.

QUELL'ACQUARIO AVEVA GIÀ PAGATO. Si è scomodato pure il sindaco di Rimini per difenderla Gessica, ma per far cosa? La struttura già aveva scontato le sue pene per presunti maltrattamenti sugli animali, e poi era arrivata la ex miss a dare amore. E amore riceveva dai suoi cuccioli, i leoni marini che per lei vivevano facendola vivere. Niente: scemi, balordi, frustrati, presunti animalisti più simili a carogne non hanno inteso ragione, non hanno avuto pietà.

LA RETE HA SDOGANATO CERTI PAZZI. Loro vanno avanti con la loro crociata cieca: sono come quelli dei movimenti pro-life che, ogni tanto, per difendere la vita accoppano qualche medico abortista. Come quei pacifisti che, per imporre la nonviolenza, non esitano a farti fuori. Sono dei pazzi, ma la Rete ha sdoganato i pazzi, li ha esaltati, ha scoperchiato un vaso di Pandora pieno di venti di follia e nessuno potrà richiuderlo.

Perché non servono i codici di comportamento, le campagne, i progetti nelle scuole, le prediche della Boldrini (criticando la quale si viene ipso facto paralizzati su Facebook, come ben sa Fulvio Abbate). Non serve niente: la mela, una volta staccata dall'albero, nessuno ce la riappiccica, la mala pianta dell'uomo è più forte, stende i suoi rami maligni fin da piccola e le radici stanno in un computer, e la linfa è una tentazione avvelenata.

GLI WEBAPOSTOLI NON L'AVEVANO PREVISTO. No, non l'avevano proprio immaginato, i tecnoroscopisti, gli webapostoli, che mettere tutti in connessione o condivisione con tutti avrebbe scatenato i peggiori, impedito intere professioni: raccontare, criticare, testimoniare diventa ogni giorno meno possibile. Se sfotti un fesso fuggito in Spagna dopo aver millantato una carriera universitaria ti scaricano addosso di tutto, se ci metti la faccia per impedire moderne stragi di bambini gli antivaccinisti onirici ti attaccano in fama di Erode, di orco.

L'UNICA COLPA DI TANTI È ESSERE DEBOLI. Pare che questi haters, questi odiatori, a un certo punto non riescano più a smettere e ci sia bisogno di curarli come i drogati. Ci scuserete se non ci preoccupiamo tanto di loro, mala carne, carne guasta, e se invece ci addolora il caso di Gessica Notaro e di tanti come lei, con l'unica colpa di essere deboli, avere perduto la bellezza, e poi la vita, e poi una speranza, la vita racchiusa nel mistero degli animali, il futuro ancora una pagina buia, e, come se non bastasse, tutte quelle teste di cazzo che si ostinano a mortificarti, a buttar sale sulle tue piaghe, e nemmeno sanno perché.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso