Ayling
16 Agosto Ago 2017 1800 16 agosto 2017

Modella rapita a Milano, cosa sappiamo

Chloe Ayling ha messo a verbale di aver promesso di fare sesso con il suo rapitore una volta tornata in libertà. Gli inquirenti sono sempre più convinti che l'uomo, Lukasz Pawel Herba, sia un mitomane.

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Il sequestro di Chloe Ayling, la modella inglese di 20 anni che ha denunciato di essere stata rapita a Milano e messa in vendita sul deep web come schiava sessuale, continua a tenere banco sui media italiani e sui tabloid britannici. «È una storia strana, ma del tutto vera», ha detto alla stampa d'Oltremanica l'avvocato della ragazza, Francesco Pesce.

Eppure, mentre il Guardian si mantiene piuttosto neutrale, Sun e Daily Mail non esitano a trattare tutta la vicenda come una trovata pubblicitaria. Sempre il Daily Mail è entrato in possesso di una copia delle dichiarazioni rese dalla ragazza alla polizia italiana: «Il mio rapitore ha tentato diversi approcci sessuali, ma io l'ho sempre respinto. Gli ho fatto credere, però, che saremmo potuti diventare più intimi se mi avesse liberata».

Le dichiarazioni rese da Chloe Ayling alla polizia italiana (fonte Daily Mail).

Ecco cosa sappiamo finora e i punti che non tornano nelle versioni fornite dai due principali protagonisti: la vittima e il suo sequestratore, il cittadino polacco residente in Gran Bretagna Lukasz Pawel Herba.

1. Il servizio fotografico usato come esca

Il 10 luglio Chloe Ayling è arrivata a Milano per partecipare a un servizio fotografico concordato dal suo manager. Il giorno successivo si è recata all’indirizzo che le era stato indicato, un locale nei pressi della Stazione Centrale, poi è scomparsa. In serata avrebbe dovuto prendere il volo di ritorno per Londra, ma non si è presentata in aeroporto.

2. La denuncia del manager

Il suo manager ne ha denunciato la scomparsa e in poco tempo la polizia ha individuato il locale in cui sarebbe avvenuto il rapimento. Sul posto sono stati trovati gli effetti personali della ragazza, compreso il suo telefono cellulare. Nei giorni successivi il manager ha ricevuto alcune mail in cui gli veniva chiesto un riscatto di 300 mila dollari in Bitcoin, con la minaccia che altrimenti la giovane sarebbe stata venduta su internet al miglior offerente per fini sessuali.

3. Il "covo" in provincia di Torino

Una volta arrivata nel locale nei pressi della Stazione Centrale, Ayling ha detto di essere stata immobilizzata da più persone, legata, drogata, caricata su un'auto ormai priva di coscienza e trasportata in una casa isolata in una frazione di Lemie, in provincia di Torino, dove è rimasta per alcuni giorni. Il suo sequestratore, Lukasz Pawel Herba, le avrebbe rivelato di appartenere a un'organizzazione internazionale attiva sul deep web. Si tratterebbe della fantomatica "Morte Nera", un gruppo criminale nascosto nelle pieghe della Rete, su cui aleggia un alone di mistero e della cui esistenza effettiva non ci sono prove. Il sito è stato monitorato in passato dall'Europol, perché aveva pubblicizzato la vendita all'asta di due ragazzine. Non è chiaro se tali aste si siano mai realizzate.

L'interno del "covo" in provincia di Torino.

4. Il pentimento improvviso del sequestratore

Il piano dei rapitori, tuttavia, per qualche ragione non viene portato a termine. Durante il sequestro la ragazza ha detto di non aver subìto alcuna violenza fisica o sessuale. Poiché il suo manager non ha pagato il riscatto, Ayling stessa avrebbe dato al rapitore i nomi di tre persone teoricamente disponibili a pagare. Anche in questo caso, però, senza risultati. Ecco quindi che, sei giorni dopo il rapimento, Herba e la modella si sono presentati al consolato britannico di Milano. Dopo una notte di interrogatori, l'uomo è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione e attualmente si trova nel carcere di Opera. Non è chiaro, però, per quale motivo si sia improvvisamente pentito e abbia portato Ayling al consolato. Secondo la stampa inglese la ragazza sarebbe stata rilasciata solo quando i suoi rapitori avrebbero scoperto che era già madre di un figlio piccolo, cosa che avrebbe rappresentato una violazione delle "regole" della gang.

5. Un incontro precedente a Parigi?

Una fonte vicina alla modella ha raccontato al Daily Mail che Herba e Ayling si erano già incontrati il 20 aprile scorso a Parigi, dove Herba aveva organizzato un primo servizio fotografico poi saltato, anche in questo caso senza motivazioni chiare. Quello stesso giorno ci fu l'attentato sugli Champ Elysees in cui venne ucciso il poliziotto Xavier Jugelé. Il manager di Ayling le procurò allora un'intervista con una rivista scandalistica, in cui la ragazza raccontò l’attentato dal suo punto di vista. Secondo i pm della procura di Milano, tuttavia, Ayling ed Herba in quella circostanza non si sono incontrati, proprio perché il servizio fotografico era saltato. Dunque i due non si conoscevano prima dell'11 luglio, giorno del rapimento.

6. I fatti verificati dalla polizia italiana

La polizia italiana ha verificato che Ayling si è effettivamente recata nel locale vicino alla Stazione Centrale di Milano, è davvero salita a bordo dell’automobile di Herba ed è stata trasportata in provincia di Torino. Nella casa gli agenti hanno trovato tracce della sua presenza e nel suo sangue hanno trovato tracce di chetamina, il potente anestetico che Herba avrebbe usato per narcotizzarla. Nel pc di Herba sono stati trovati gli annunci della messa in vendita della ragazza sul deep web ed è stato accertato che dal suo computer sono partite le mail con le richieste di riscatto ricevute dal manager della modella.

La foto segnaletica di Lukasz Pawel Herba.

7. La giustificazione fornita da Herba

Nessuno ha risposto agli annunci postati da Herba sul deep web e il presunto rapitore, per giustificare le proprie azioni davanti alla polizia italiana, ha detto di essere malato di leucemia e di essere stato costretto a rapire Ayling da un gruppo di cittadini rumeni residenti a Birmingham, in cambio del denaro necessario alle cure. Non ci sono prove né della sua malattia, né del coinvolgimento di un gruppo di cittadini rumeni, tanto che la polizia italiana ha iniziato a nutrire sospetti sulla salute mentale dell'arrestato. La procura di Milano ritiene in ogni caso di avere elementi sufficienti per fugare ogni perplessità. Gli inquirenti sono sempre più convinti che Herba sia un mitomane e che il suo obiettivo fosse accreditarsi sul deep web come persona in grado di offrire servizi illegali a chi lo richiedeva.

8. L'arresto del fratello di Herba in Inghilterra

Il 16 agosto la polizia inglese ha arrestato a Tividale, nelle West Midlands, Michal Konrad Herba, 36 anni, fratello di Lucasz Herba. Ne ha dato notizia l'agenzia Pa, secondo cui il fermo è avvenuto su richiesta delle autorità italiane che avevano emesso un mandato di cattura. Il sospetto dovrà comparire il 17 di fronte alla Westminster Magistrates Court di Londra.

ARRESTO SU MANDATO EUROPEO. La Questura di Milano ha spiegato che l'uomo è stato arrestato grazie al coordinamento dell'Interpol e del Servizio Centrale Operativo della Polizia per sequestro di persona in concorso a scopo di estorsione. Il Mae (mandato di arresto europeo) eseguito dall'East Midlands Specialist Operations Unit, West Midlands Police e dall'NCA (National Crime Agency) è scaturito dall'ordinanza della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano Carlo Ottone De Marchi, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e in particolare del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del sostituto procuratore Paolo Storari, che ha coordinato le indagini.

IL FRATELLO HA PARTECIPATO AL SEQUESTRO. Le indagini hanno evidenziato come Michal Konrad Herba, arrestato stamane, sia arrivato a Milano il 9 luglio dopo aver acquistato in Polonia la vettura nella quale la vittima è stata trasferita in una baita nel Comune di Lemie (Torino), frazione di Borgial. L'attività investigativa ha rilevato la presenza dei due fratelli nei due giorni successivi, 10 e 11 luglio, a Milano nei pressi di via Bianconi 7, indirizzo dello studio fotografico appositamente preso in affitto. Michal Herba, esecutore materiale assieme a Lukasz del sequestro da loro stessi pianificato, dopo il trasferimento in Piemonte, avrebbe lasciato il fratello in compagnia della vittima per far immediatamente ritorno in Polonia con una seconda vettura. Durante il sequestro Lukasz Pawel Herba, utilizzando account criptati, ha richiesto all'agente della modella un riscatto pari a 300 mila dollari per evitare la "messa all'asta online" della ragazza, riconducendo e rivendicando la titolarità dell'azione al "Black Death Group", organizzazione che nel Deep Web gestirebbe diversi traffici illeciti.

9. I dettagli poco credibili nel racconto della vittima

Ayling ha detto di essere stata drogata con un’iniezione di chetamina sul braccio mentre indossava un giubbotto di pelle. Sembra difficile, però, che l’ago sia riuscito a bucare il giubbotto di pelle. Inoltre non è facile dosare la droga in modo da provocare una rapida perdita di coscienza, senza rischiare di uccidere la persona che si vuole stordire. La modella ha detto anche di essere stata rapita da due persone e che in tutto cinque uomini avrebbero partecipato al suo sequestro. Oltre ad Herba, però, nessuno è stato fermato né risulta indagato, ma la polizia sarebbe alla ricerca di un complice. «Ho subìto un'esperienza terribile», ha detto Ayling in un'intervista al Tg1, «ho temuto per la mia vita minuto per minuto. Sono infinitamente grata alla polizia italiana e a quella britannica per avermi salvato». Inquirenti e investigatori, dopo i dovuti riscontri, sono giunti a dare credito alla versione della ragazza.

10. Lo shopping prima della liberazione

Prima di raggiungere il consolato britannico di Milano dove la ragazza è stata liberata, Ayling ed Herba sono stati visti fare acquisti in un negozio di scarpe nel piccolo paese piemontese di Borgial. L’avvocato della ragazza ha spiegato l’episodio dicendo che Ayling si trovava in un momento di sudditanza psicologica. Herba avrebbe cambiato atteggiamento all'improvviso e si sarebbe presentato come il suo salvatore: «Mi rendo perfettamente conto che andare ad acquistare le scarpe con il rapitore non ha senso», ha messo a verbale Ayling, «ma come ho detto aveva promesso di liberarmi e dopo giorni e giorni in cui ero rimasta isolata e terrorizzata vedevo l'acquisto delle scarpe come un passo verso la libertà». Infine, è da registrare il fatto che il manager della modella ha preferito restare anonimo, pur essendo un personaggio fondamentale per le indagini, dal momento che è con lui che Herba si era accordato per organizzare il servizio fotografico ed è sempre a lui che aveva chiesto di pagare il riscatto.

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