Moschin
4 Settembre Set 2017 2000 04 settembre 2017

Cinema, è morto l'attore Gastone Moschin

Aveva 88 anni. Nel celebre Amici miei di Mario Monicelli ha interpretato il ruolo dell'architetto romantico Rambaldo Melandri. Nel 1974 quello dello spietato don Fanucci nel Padrino - Parte II.

  • ...

Il cinema perde il sorriso di Gastone Moschin. L'attore, nato l'8 giugno 1929 a San Giovanni Lupatoto in provincia di Verona, è morto all'età di 88 anni. Si è spento nel pomeriggio del 4 settembre all'ospedale Santa Maria di Terni, dov'era ricoverato da qualche giorno.

Sebbene avesse il teatro nel cuore, Moschin ha raggiunto la notorietà sul grande schermo, nel genere della commedia all'italiana. È stato diretto da registi del calibro di Anton Giulio Majano, Damiano Damiani, Pietro Germi e Mario Monicelli. Il grande successo di pubblico è arrivato nel 1975, con il film Amici miei di Monicelli, in cui Moschin interpreta il ruolo dell'architetto romantico Rambaldo Melandri, eterno bambino, trascinato dal cane e dalla moglie fino alla rovina.

Addio Papà... per me eri tutto...

Geplaatst door Emanuela Moschin op maandag 4 september 2017

Moschin ha debuttato al cinema nel 1955 con La rivale di Anton Giulio Majano, ma il ruolo che lo ha fatto emergere è stato quello di Carmine Passante nel film Gli anni ruggenti del 1962. Da quel momento in poi l'attore è diventato una presenza fissa nel genere della commedia all'italiana, alternando ruoli da protagonista a ruoli da spalla di lusso. Nel 1963 è un 40enne deluso in La rimpatriata di Damiano Damiani e un camionista innamorato in La visita di Antonio Pietrangeli. Nel 1974 recita insieme a Robert De Niro ne Il padrino - Parte II, interpretando il ruolo dello spietato boss don Fanucci.

Moschin è stato un gigante del cinema italiano ma non si è mai curato di diventarne un mito. La sua vera vita, infatti, era sulle tavole del palcoscenico, i suoi interessi erano distanti anni luce dai suoi anti-eroi cinematografici e la sua passione per la recitazione gli faceva preferire una parte di contorno perfettamente incisa a un protagonista fuori fuoco. È morto a due passi dalla sua casa vicino Narni, dove si era rifugiato già dagli Anni 90 dando vita, insieme all'ex moglie Marzia Ubaldi e alla figlia Emanuela, a una scuola di recitazione. Della fantastica compagnia di Amici miei era l'ultimo sopravvissuto.

PERSONAGGI UN PO' CODARDI E UN PO' MARPIONI. Al cinema, Moschin ha capito presto che i personaggi negativi, un po' codardi e un po' marpioni, potevano dargli spazio per una vasta gamma di tipizzazioni dell'italiano medio. Dalla gavetta teatrale aveva imparato l'uso disinvolto degli accenti dialettali con una predilezione per la sua lingua madre, il veneziano di Carlo Goldoni, spesso suo cavallo di battaglia in palcoscenico. Il suo vero pigmalione, nel 1964, è stati Pietro Germi con Signore e signori. E il trionfo del capolavoro del regista è anche il suo.

IN TEATRO FINO ALL'ULTIMO. Così, nel 1965, arriva finalmente una parte da protagonista nei Sette uomini d'oro di Marco Vicario, una parodia (presa sul serio) del cinema d'azione, tra i modelli americani e le spy story. Il film è un inatteso campione d'incassi e Moschin, che interpreta un genio criminale, ha il suo momento di gloria. Il cinema d'autore degli Anni 70 lo considera ormai un'icona, come fa Bernardo Bertolucci con Il conformista. L'ultima apparizione ha il marchio della serialità televisiva: un cameo in Don Matteo nella stagione 2000-2001. Mentre a teatro è stato protagonista fino all'ultimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso