Questore Rimini, 4/o uomo preso da donne
VIOLENZA 4 Settembre Set 2017 1523 04 settembre 2017

Stupri di Rimini, la Polonia chiede l'estradizione degli arrestati

Il vice ministro della giustizia Patryk Jaki ha fatto ufficialmente richiesta per i quattro (tre minorenni e un maggiorenne), accusati di aver violentato una cittadina polacca.

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Il gruppo di giovani stranieri accusati degli stupri di Rimini arriva al primo vaglio giudiziario con accuse che possono portare a pene fino a 20 anni di reclusione e con la richiesta della misura cautelare più restrittiva: il carcere. Intanto la Polonia, patria di due delle tre vittime, ha fatto sapere che intende chiedere l'estradizione per i quattro indagati. Si tratta del maggiorenne congolese Guerlin Butungu, considerato il leader della banda e rintracciato su un treno all'alba di domenica 3 settembre, dei due fratelli di 15 e 17 anni di nazionalità marocchina che sabato 2 settembre si sono costituiti ai carabinieri di Montecchio di Pesaro e del 16enne nigeriano fermato dalla polizia sempre a Pesaro, dove i giovani risiedono.

DIFFICILE CHE ROMA CONSEGNI GLI INDAGATI ALLE AUTORITÀ POLACCHE. Rapina, lesioni aggravate e violenza sessuale di gruppo sono i reati di cui sono accusati per aver stuprato una turista polacca, malmenato il compagno connazionale e abusato, poco dopo, di una transessuale peruviana, sulla spiaggia di Miramare. Secondo Patryk Yaki, viceministro polacco della Giustizia, i quattro accusati dovrebbero affrontare una punizione molto severa e ha chiesto all'Italia di consegnarli alle autorità di Varsavia, che hanno anche aperto un'inchiesta autonoma per far luce sui fatti. Non sarà facile ottenere un'estradizione o un mandato d'arresto europeo, perché i fatti sono avvenuti in Italia ed è l'autorità giudiziaria italiana a indagare, tra Rimini e Bologna. Gli investigatori procedono rapidamente, anche per capire se sarà possibile attribuire alla banda altre aggressioni e rapine, avvenute tra Rimini e Pesaro.

BUTUNGU NEGA LE ACCUSE. Il 5 settembre gli indagati potranno nuovamente fornire la propria versione dei fatti davanti ai giudici. Versioni non proprio concordanti sin qui. Butungu si è detto estraneo alle violenze: «Dopo aver partecipato a una festa in spiaggia, bevuto un drink e mezzo, mi sono addormentato», avrebbe riferito agli inquirenti, «quando mi sono svegliato ho incontrato dei ragazzi che mi hanno offerto di acquistare un orologio e un telefonino probabilmente rubati, e così ho fatto», ha aggiunto, ammettendo però di riconoscersi nei fotogrammi estrapolati dalle telecamere di sicurezza che lo hanno ripreso con i tre minorenni dopo il primo stupro. I due fratelli marocchini, invece, hanno negato la violenza, dicendo di aver partecipato perché costretti dal congolese.

LICENZIATO IL MEDIATORE CULTURALE DI BOLOGNA. Dalla vicenda ha preso spunto Matteo Camiciottoli, sindaco di Pontinvrea in provincia di Savona, considerato vicino alla Lega Nord. Il quale, per attaccare la presidente della Camera Laura Boldrini, ha scritto su Facebook: «Potremmo dare loro gli arresti domiciliari a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso». Alla presidente Boldrini è arrivata una telefonata di solidarietà del ministro dell'interno Marco Minniti. Intanto la coop sociale Labirinto di Pesaro, che gestisce il servizio di accoglienza di cui ha usufruito Butungu, chiede di moderare i toni a chi l'ha attaccata sui social. E un'altra cooperativa, la Lai-Momo di Bologna, ha licenziato il mediatore culturale che aveva scritto un commento nel quale sosteneva che «lo stupro è peggio solo all'inizio».

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