Trento
CASO 5 Settembre Set 2017 0932 05 settembre 2017

Brescia, bimba di 4 anni muore di malaria

La piccola Sofia non era mai stata in un Paese malarico e aveva trascorso l'estate a Bibione, sulla Riviera Veneta. Si indaga su un ricovero precedente nell'ospedale di Trento, dov'erano presenti due bambini infetti.

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Una bambina di quattro anni ricoverata a Brescia è morta per malaria. Figlia di una coppia italiana residente a Trento, la piccola Sofia era arrivata agli Ospedali Civili in condizioni disperate. Sia la procura di Trento, sia quella di Brescia, hanno aperto un'inchiesta su quanto accaduto. Valuteranno se nel reparto di pediatria di Trento, dove Sofia era stata ricoverata all’inizio, siano state eseguite correttamente tutte le procedure. «Dalle prime indicazioni che abbiamo ricevuto sembra che la bambina possa aver contratto la malaria in ospedale, a Trento. Sarebbe un caso molto grave, abbiamo mandato immediatamente i nostri esperti», ha detto la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin.

INDAGINI SUI RICOVERI PRECEDENTI. Sofia non era mai stata in un Paese malarico e aveva trascorso l'estate a Bibione, sulla Riviera Veneta. Prima di arrivare a Brescia, però, la bambina era stata ricoverata in altre due strutture: prima a Portogruaro, poi a Trento, per un esordio di diabete infantile. In particolare in uno dei giorni del ricovero a Trento erano presenti «in un'altra stanza due bambini con la malaria, che poi sono guariti», come ha confermato il direttore generale dell'ospedale, Paolo Bordon. Ma la malaria non è trasmissibile da uomo a uomo e la zanzara che la trasmette è molto rara nel nostro Paese (leggi anche: Malaria, l'Italia terzo "importatore" in Ue).

Le zone in Italia con presenza di malaria in una mappa del 1882.

Il caso è criptico ma la piccola Sofia, secondo il vice presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali Massimo Galli, potrebbe essersi infettata in tre modi possibili.

1. Il contagio in ospedale

Se il contagio è avvenuto in ospedale, le modalità sono circoscritte: «L'infezione potrebbe essere trasmessa in ambiente ospedaliero», spiega l'infettivologo, «solo attraverso l'utilizzo di siringhe e altri strumenti contaminati, o attraverso trasfusioni di sangue infetto. In una simile ipotesi di contagio diretto, i tempi di incubazione della malattia potrebbero anche risultare accorciati». Un'ipotesi «grave», che «richiede ovviamente indagini approfondite come quelle in atto».

2. La puntura di una zanzara "importata"

Ma ci sono altri due modi in cui il contagio della malaria può avvenire: attraverso la puntura di una zanzara vettore della malattia "importata" da Paesi dove la malattia è endemica, oppure attraverso la puntura di una zanzara "autoctona" che, avendo precedentemente punto soggetti infetti, avrebbe poi contagiato la bambina. Nel primo caso, chiarisce Galli, «le zanzare vettore possono essere state introdotte in Italia da viaggiatori di ritorno, ad esempio nei bagagli».

3. La puntura di una zanzara "autoctona"

Quanto alle zanzare autoctone, in Italia secondo Galli «ci sono almeno due specie di zanzara anofele in grado di trasmettere la malaria dopo aver punto e assorbito sangue di un soggetto già infetto. Si tratta della anofele superpictus, più diffusa nel Sud Italia, e della anofele maculipennis. In genere sono più diffuse nelle aree pianeggianti e costiere». Ad ogni modo, precisa l'esperto, «va detto che le probabilità che zanzare autoctone possano infettarsi e trasmettere la malattia è molto bassa, anche perchè la popolazione di zanzare anofele nel nostro Paese si è molto ridotta nel corso degli anni».

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