A 4 anni muore di malaria a Brescia
MALARIA 6 Settembre Set 2017 1531 06 settembre 2017

Sofia morta di malaria, il parassita è lo stesso delle due bimbe ricoverate a Trento

Si tratta di due femmine di 11 e quattro anni, di ritorno dal Burkina Faso. La piccola vittima è rimasta in Pediatria nello stesso periodo: dal 16 al 21 agosto.

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Il parassita che ha causato la malaria che ha ucciso Sofia Zago, la bimba di quattro anni deceduta agli Ospedali Civili di Brescia, è lo stesso che aveva fatto ammalare le due bambine tornate dal Burkina Faso e ricoverate in Pediatria all'ospedale di Trento, negli stessi giorni in cui anche la piccola vittima si trovava in quella struttura, per un esordio di diabete infantile.

LA FAMIGLIA TORNATA DALL'AFRICA. A dare la notizia è stata la direttrice del reparto, Nunzia Di Palma. Oltre alle due bambine di origine africana all'ospedale di Trento erano ricoverati anche la loro mamma e un fratello più grande. Entrambi, come le due più piccole, sono guariti e sono già stati dimessi (leggi anche: Malaria, l'Italia terzo "importatore" in Ue).

TUTTI GUARITI E DIMESSI. «La famiglia è arrivata in ospedale portando le due bambine, perché avevano la febbre alta, dicendo che erano tornati da una settimana da un viaggio in Burkina Faso», ha spiegato Di Palma, «il fratello maggiore era stato il primo a sviluppare i sintomi e a venire ricoverato nel reparto di malattie infettive, dove poi è stata curata anche la sua mamma. Entrambi sono stati dimessi dopo quattro giorni. Il papà e un altro bimbo, lattante, non presentavano sintomi».

Nel reparto di Pediatria «la prima ad arrivare era stata la bambina di 11 anni. Era il 16 agosto sera ed è stata dimessa il 21. La sorellina di quattro anni è arrivata il 20 ed è stata dimessa il 24». Sofia è rimasta in Pediatria a Trento nello stesso periodo: dal 16 al 21 agosto. Tornata in ospedale il 31 agosto, le è stata diagnosticata una faringite. Infine, il 2 settembre, la scoperta della malaria. Il direttore generale dell'Azienda per i servizi sanitari della Provincia di Trento, Paolo Bordon, ha detto tuttavia che nessuna zanzara anofele è stata individuata nelle trappole sistemate nell'ospedale, per verificare l'eventuale presenza di insetti che potrebbero aver veicolato la malattia.

L'IPOTESI DELL'INSETTO NELLA VALIGIA. «Le trappole», ha detto Bordon, «sono risultate negative per la presenza di questi insetti per quanto riguarda la giornata di ieri (martedì 5 settembre, ndr), ma non si può escludere che ce ne fossero nei giorni in cui la bambina si trovava in ospedale, quando c'erano anche gli altri pazienti affetti da malaria poi guariti. Non abbiamo attualmente nessuna evidenza di contatto con loro, per cui prenderebbe piede l'ipotesi della "zanzara nella valigia"», portata dalla famiglia tornata dal Burkina Faso.

DA INDAGARE LE MODALITÀ DEL CONTAGIO. «Se il ceppo o la variante del parassita che ha provocato la malaria nei due pazienti ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso», ha detto il vicepresidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Massimo Galli, «allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale. Ma resterebbe da capire in che modo». I vetrini che isolano il tipo di infezione sono già stati mandati a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità. Il genotipo sarà confrontato con quello ricavato dagli altri quattro pazienti ricoverati per malaria. Se coincidessero perfettamente, si avrebbe la certezza di cui parla Galli.

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