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6 Settembre Set 2017 1725 06 settembre 2017

Vaticano, riprende il processo sull'attico di Bertone

Attese le udienze dei due ex manager del Bambin Gesù Profiti e Spina accusati di peculato per aver utilizzato i fondi dell'ospedale per il restauro della residenza del cardinale. La vicenda.

  • Francesco Bertolino
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Il processo ai fondi utilizzati per l'attico di Bertone riprende il 7 settembre con le udienze di Giuseppe Profiti e Massimo Spina, i due ex-manager del Bambin Gesù che devono rispondere dell'accusa di peculato: avrebbero illecitamente utilizzato 422 mila euro provenienti dai fondi dell'ospedale per ristrutturare l'appartamento dell'ex-segretario di Stato pontificio.

Il CARDINALE CERCA CASA. La vicenda, divenuta emblema della gestione opaca delle finanze vaticane, risale al 2013. All’epoca Segretario di Stato, ormai prossimo allo scadere del suo mandato, Bertone era alla ricerca di una nuova abitazione. La scelta cadde su due appartamenti da unire in un solo grande attico da 700 metri quadri, a pochi passi da San Pietro, di proprietà del governatorato vaticano. Un'abitazione lussuosa e con una vista mozzafiato sulla città eterna.

UNA MOSSA DI MARKETING. Per i lavori di restauro Bertone si rivolse all’imprenditore Gianantonio Bandera. E a questo punto entrarono in gioco Profiti e Spina. Il primo, all’epoca presidente dell’ospedale vaticano, si offrì di coprire le spese con i soldi della Fondazione Bambin Gesù, di cui Spina era tesoriere. La circostanza venne confermata in un’intervista alla Stampa dallo stesso Profiti che definì l'operazione «una strategia di marketing». Il suo progetto, infatti, era di organizzare eventi di finanziamento proprio nell’attico, mettendo a frutto sia la location sia la presenza del Segretario di Stato emerito.

Per questo motivo, fra il novembre 2013 e il giugno 2014, la fondazione Bambin Gesù effettuò sette bonifici in favore della società inglese Lg Contractor Ltd di Gianantonio Bandera; 422 mila euro in tutto che, secondo Profiti, sarebbero dovuti rientrare tramite donazioni procurate dai buoni uffici del cardinale. E, in effetti, sempre secondo l’ex-presidente dell’ospedale, l’impresa di Bandera si impegnò a devolvere all'ospedale per l’acquisto di attrezzature mediche una somma pari a quella ricevuta per il restauro. Una donazione che, però, non arrivò mai perché nel frattempo la Lg Contractor Ltd era fallita. Da qui hanno inizio l’inchiesta della magistratura vaticana che accusa Spina e Profiti di aver utilizzato i fondi del Bambin Gesù per scopi diversi da quelli istituzionali.

DOPPIO PAGAMENTO. Ma non è finita. A copertura dei lavori di restauro dell’attico risulta, infatti, un ulteriore pagamento di 346 mila euro. Questa volta, effettuato dal governatorato vaticano in favore della Castelli Re, altra impresa riconducibile sempre a Gianantonio Bandera. Bonifici confermati dall’ente vaticano che ha fornito agli inquirenti i relativi documenti da cui risulta anche che Bertone in data 27 novembre 2014, come da patti, ha rimborsato al governatorato 308 mila euro. Il cardinale nel dicembre 2016 risarcì poi il Bambin Gesù di una parte del denaro che Profiti aveva investito nel restauro. «Bertone», spiegò il nuovo presidente dell'ospedale pediatrico Mariella Enoc, «riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno per il Bambin Gesù, ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di 150 mila euro».

L'attico oggetto del processo in una veduta aerea.

Insomma, Bandera avrebbe ricevuto due pagamenti per effettuare un solo restauro: uno dal governatorato in favore della Castelli Re e uno dal Bambin Gesù in favore della Lg Contractor. Il 7 settembre è attesa la testimonianza dell’imprenditore dinanzi ai giudici vaticani che sperano di riuscire a sbrogliare la matassa. Una matassa a cui, però, potrebbe aggiungersi un altro filo.

LA MEMORIA DI BERTONE. La difesa, infatti, già nella prima udienza di luglio aveva accennato a una memoria del cardinale in cui Bertone smentirebbe che i fondi del Bambin Gesù siano stati di fatto utilizzati per la ristrutturazione dell’attico, scagionando Spina e Profiti. In realtà, secondo altre fonti, questo documento non esiste. Non si spiegherebbero altrimenti i bonifici finiti agli atti confermati dallo stesso Profiti.

CONVERGENZE SOSPETTE. Mentre il tribunale ascolterà le deposizioni di testimoni e imputati, però, i giornali di tutto il mondo saranno concentrati sulla visita apostolica di Francesco in Colombia. E c'è chi maligna che la coincidenza sia tutt'altro che casuale.

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