Alcol (3)
8 Settembre Set 2017 1320 08 settembre 2017

Provato il legame fra alcol e cancro: ma l'industria del bere tace

Una ricerca ha analizzato i siti dei maggiori produttori mondiali: quasi tutti omettono o distorcono le informazioni sul collegamento fra il consumo e l'aumento del rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore.

  • Francesco Bertolino
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L’industria dell’alcol come quella del tabacco. Secondo uno studio pubblicato il 7 settembre 2017, le aziende del bere avrebbero sistematicamente fornito informazioni fuorvianti ai consumatori sulla cancerogenicità dei loro prodotti. Come? Negando, distorcendo o annacquando il collegamento fra l’alcol e alcuni tipi di tumore, collegamento da tempo dimostrato in centinaia di ricerche.

OMISSIONI E DISTORSIONI INTERESSATE. Gli autori dello studio, apparso sull’americana Drug and Alcohol Review, hanno analizzato 26 siti internet appartenenti ad altrettanti produttori di alcolici. Scoprendo in 24 casi omissioni e/o distorsioni delle evidenze scientifiche esistenti fra il bere e l’aumento del rischio di sviluppare diversi tipi di cancro – bocca, fegato e seno inclusi. Fra le pagine web esaminate ci sono anche quelle di alcuni marchi molto noti in Italia: Bacardi, Asahi e Carlsberg.

Il tennista spagnolo Rafael Nadal posa come testimonial della campagna per il bere responsabile promossa da Bacardi.

Le strategie di distrazione sono diverse. I ricercatori hanno rintracciato vari espedienti. In alcuni casi, i più gravi, manca qualunque riferimento alla relazione fra alcol e tumore. Alcuni siti, invece, contengono la falsa informazione che il bere “moderato o responsabile” elimini il rischio oppure, specularmente, lo limitano a comportamenti scorretti come l’abuso o il cosiddetto binge drinking. Altre volte, infine, il pericolo viene minimizzato, citando i benefici del consumo alcolico oppure la mancanza di prove certe del collegamento con il cancro.

UN AMERICANO SU 10 DISINFORMATO. In realtà, secondo uno degli autori dello studio, il professor Mark Petticrew, il collegamento esiste ed è ben stabilito: «C'è un ampio consenso nella comunità scientifica. Bere alcol aumenta il rischio di contrarre alcune delle più comuni forme di cancro». E, in effetti, l’organizzazione mondiale della sanità ha da tempo inserito il consumo alcolico fra i fattori di rischio. Ciononostante, aggiunge Petticrew, «solo un americano su 10 è al corrente del legame fra bere e tumori: le persone hanno bisogno e diritto a ricevere un’informazione chiara e trasparente».

Stando ai dati Istat del 2016, un italiano su cinque consuma alcol quotidianamente.

E in Italia? Un rapporto pubblicato nel luglio 2017 dall’Ueg (United european gastroenterolgy) ha lanciato l’allarme: il bere è un fattore di rischio documentato per diversi tipi di tumore dell’apparato digerente, ma nove europei su 10 ignorano che l’alcol sia una sostanza cancerogena. Il nostro è il continente dove si consumano più bevande alcoliche e l’Italia, nonostante sia al di sotto della media europea, ha un consumo pro capite annuo pari a 7,6 litri.

CHIESTE INDICAZIONI COME SUL FUMO. Foto macabre e avvisi minacciosi sui pacchetti avvertono i fumatori dei pericoli del tabacco. Che sia ora di riservare all’alcol il medesimo trattamento? Sì, secondo i medici dell'Ueg che chiedono all'Unione europea di rendere obbligatoria l'indicazione dei pericoli per i consumatori sulle etichette delle bottiglie. Bere responsabilmente è importante, ma farlo consapevolmente anche di più.

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