Scafarto
11 Settembre Set 2017 1943 11 settembre 2017

Consip, per Scafarto nuova accusa e promozione

L'ufficiale dei carabinieri sotto inchiesta per falso sarebbe protagonista di un altro episodio di rivelazione del segreto istruttorio. Intanto è diventato maggiore.

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Si aggrava la posizione di Gianpaolo Scafarto, l'ufficiale dei carabinieri indagato per falso e rivelazione del segreto istruttorio nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma sulla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Gli inquirenti di piazzale Clodio avrebbero infatti accertato un altro episodio di rivelazione del segreto d'ufficio e hanno convocato il militare per un nuovo interrogatorio, in programma il 12 settembre.

TRASFERITO A NAPOLI. L'ufficiale, intanto, che dal Noe è stato trasferito al Comando regionale dei Carabinieri di Napoli, nei mesi scorsi è stato promosso: da capitano è diventato maggiore. Scafarto era finito nel registro degli indagati in quanto ritenuto l'autore di un'informativa in cui avrebbe, da un lato, accreditato erroneamente la tesi della presenza dei servizi segreti nel corso degli accertamenti; e dall'altro attribuito ad Alfredo Romeo e non a Italo Bocchino una frase intercettata («Renzi l'ultima volta che l'ho incontrato»).

RESPINTA LA RICHIESTA DI SPOSTARE L'INCHIESTA. La nuova contestazione è scattata dopo il rigetto da parte della procura dell'istanza con la quale Scafarto aveva sollecitato il trasferimento degli atti riguardanti la sua posizione, per competenza territoriale, alla procura di Napoli oppure a quella di Firenze. Nello scorso giugno, a Scafarto, erano state fatte nuove contestazioni di falso e rivelazione del segreto d'ufficio a proposito di un riferimento al generale Fabrizio Farragina, ex Aisi, sulla vicenda della presunta presenza di esponenti dei servizi durante le indagini sul caso Consip.

LA DIFESA: «NESSUN DOLO». L'ufficiale dell'Arma, che ha svolto un ruolo determinante nell'inchiesta (fu lui a recuperare i presunti "pizzini" dell'imprenditore Alfredo Romeo, con cifre e iniziali dei destinatari di altrettanto presunte tangenti), si è sempre difeso sostenendo che dietro le omissioni e le falsificazioni a lui attribuite non si celi alcun dolo e, di conseguenza, alcun profilo penale.

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