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Livorno 7
11 Settembre Set 2017 0945 11 settembre 2017

Raggi e Nogarin come Trump: finti maghi della pioggia

Le uniche precipitazioni che allarmano davvero i politici sono quelle dei consensi. E così di fronte all'emergenza climatica reagiscono in modo non solo inadeguato ma infastidito. Il meteo però non guarda in faccia a nessuno.

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Nei secoli bui la prova dell’acqua, con varie modalità, era una delle ordalie più usate per stabilire l’innocenza o la colpevolezza del sospettato: se innocente, sarebbe sopravvissuto all’immersione prolungata. E una specie di ordalia dell’acqua, enormemente amplificata nella portata e nei danni, sembra toccare in sorte oggi a chi governa Paesi e città, piccole e grandi - con una certa proporzionalità, uragano devastante per il Presidente della nazione più potente del mondo, bombe d’acqua sui sindaci delle città italiane – per metterne alla prova le capacità di affrontare l’emergenza e soccorrere i cittadini. Soprattutto se questi personaggi in precedenza si erano fatti beffe delle mancanze delle passate amministrazioni in situazioni analoghe, promettendo che con loro, finalmente, le cose sarebbero cambiate.

LA CADUTA DEI SUPER-UOMINI. E invece ecco Trump che via Twitter raccomanda tutti quanti a Dio, roba che neanche Bush jr. ai tempi di Katrina; Virginia Raggi, che deposto il mantello da Wonder Woman esibito in campagna elettorale, consiglia di non uscire e di evitare i parchi; Filippo Nogarin che, mentre Livorno piange i suoi morti, apre una polemica cromatica con l’assessore regionale alla Protezione civile: l’allerta era arancione anziché rossa, cioè indicava criticità moderata e non elevata, e quindi il sindaco non ha ritenuto necessario attivare l’alert-system che mette in guardia la cittadinanza con sms ed email (come è stato fatto invece nel comune di Pisa, se non altro per far dispetto a Livorno). Presunti superuomini e superdonne che di fronte a emergenze climatiche sempre più violente e frequenti (ma, a differenza dei terremoti, prevedibili con un certo anticipo) reagiscono in modo non solo inadeguato, ma distratto e quasi infastidito, come se qualcuno (i poteri forti? il Pd? la Cina?) avesse aizzato loro contro il meteo. E invece se c’è qualcosa che non guarda in faccia nessuno è il clima, flagella la superpotenza come il Paese povero, la città bene amministrata e quella incasinata.

IL CONTO PAGATO DAI CITTADINI. Ma le uniche precipitazioni che allarmano i politici, a ogni livello e latitudine, sono quelle dei loro consensi, non quelle atmosferiche. Finché non arriva un acquazzone radicalizzato dal riscaldamento globale, che in poche ore trasforma le piazze in laghi, le strade in torrenti e i seminterrati in trappole mortali, e i sedicenti problem-solver si rivelano impreparati e impotenti. La prova dell’acqua è spietata, anche se a pagare il prezzo più alto è il cittadino e non l’amministratore. Che in campagna elettorale si spaccia per infallibile «mago della pioggia», e poi, quando è al potere, non sa leggere i bollettini meteo.

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