Attico Bertone
22 Settembre Set 2017 2215 22 settembre 2017

L'attico del cardinal Bertone e il giallo delle doppie fatture

Marco Bargellini della sezione 'edilizia' della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato, ha testimoniato che il Segretario di Stato aveva sostenuto le spese per l'appartamento. Negando quindi che a pagare fosse stata la Fondazione Bambino Gesù.

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Torna il 'giallo' del doppio pagamento per la ristrutturazione dell'appartamento dell'ex Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Se uno degli imputati nel processo che si svolge in questi giorni in Vaticano, l'ex presidente della Fondazione Bambino Gesù, Giuseppe Profiti (accusato di peculato), nel suo interrogatorio, martedì19 settembre , aveva detto che questa ipotesi era «falsa» perché la Fondazione aveva cofinanziato i lavori dell'appartamento mentre il Governatorato, l'ente a cui spettano le decisione esecutive nel piccolo Stato, aveva pagato i lavori per le parti comuni di Palazzo San Carlo, il 22 settembre invece l'ombra del doppio pagamento a vantaggio delle imprese di Gianantonio Bandera, di cui si è parlato nei mesi scorsi come indiscrezione di stampa, di fatto è rispuntata.

IL CARDINALE PAGO' LA SUA PARTE. È stato ascoltato come testimone Marco Bargellini, alla guida della sezione 'edilizia' della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato, il quale ha detto che l'ente ha pagato tutto (a titolo di anticipo rispetto ad un impegno a sostenere l'onere da parte del cardinale), i lavori dell'appartamento e i lavori comuni, sostanzialmente il rifacimento del lastrico solare. Sette fatture: quattro per l'appartamento, tre per il lastrico. Due i 'contratti' entrambi con l'impresa Castelli Re. Alla domanda se fosse al corrente che i lavori della ristrutturazione della sola casa fossero stati pagati anche dalla Fondazione Bambino Gesù, Bargellini ha risposto: «Assolutamente no».

SINGOLARE CHE BERTONE DIRIGESSE I LAVORI. Nella lunga deposizione, tre ore di domande, ha chiarito come fosse «singolare» quella procedura per cui, per un immobile assegnato ad un cardinale, ma comunque di proprietà del Governatorato, fosse l'assegnatario, Bertone appunto, ad «indicare il progetto di ristrutturazione e la ditta che lo doveva effettuare» e «singolare» era il fatto anche che ci fosse il suo impegno a pagare. I costi sostenuti dal Governatorato, a titolo di anticipo, visto che Bertone si era impegnato a pagare, sono stati 354mila euro per l'appartamento e 179mila euro per il rifacimento della terrazza condominiale. Il preventivo tuttavia, per la sola casa, era di 615mila euro sul quale la Castelli Re di Gianantonio Bandera applicò spontaneamente uno sconto del 50%.

APPARTAMENTO MAI COLLAUDATO. Poi c'era stata una lieve revisione al rialzo, approvata dall'ex Segretario di Stato, per alcuni lavori aggiuntivi fino ad arrivare appunto a 354 mila euro. Intanto la Fondazione Bambino Gesù aveva versato dal canto suo 422mila euro ad un'altra ditta di Bandera, la Lg Contractor sempre ai fini della ristrutturazione dell'appartamento. Una curiosità: la casa dell'ex Segretario di Stato «non è mai stata collaudata», ha riferito sempre Bargellini, perché «la ditta era fallita» e «il Governatorato trattenne dalle somme da pagare una ritenuta di garanzia del 5%». E a tutt'oggi, secondo quanto emerso nel processo, dalla testimonianza dell'ingegnere del Governatorato, il porporato vive in un appartamento dove non sono stati effettuati i collaudi.

SENTITI ALTRI DUE TESTIMONI. Nel corso dell'udienza, durata in tutto sei ore, sono stati ascoltati come testimoni anche Paolo Cipriani, ex direttore dello Ior, Massimo Tulli, ex vicedirettore dello steso istituto, e Paolo Mennini, ex 'delegato' dell'Apsa. Ma le loro sono state testimonianze-lampo. Essenzialmente hanno confermato, rispondendo alle domande della difesa dell'ex tesoriere, Massimo Spina, che lo stesso non aveva in Fondazione "poteri di firma", e che quindi eseguiva le disposizioni dell'ex presidente Profiti.

PROSSIMA UDIENZA IL 2 OTTOBRE. La prossima udienza è stata fissata per lunedì 2 ottobre. In quella sede dovrebbe essere audito come testimone l'imprenditore genovese Bandera e dovrebbe essere discussa l'eventualità di avere in aula due testi che sono stati citati come testimoni ma che hanno in risposta presentato invece documentazioni: il presidente dell'ospedale Bambino Gesù Mariella Enoc e il direttore dell'Aif Tommaso Di Ruzza

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