Torino Barattolo 01
23 Settembre Set 2017 0900 23 settembre 2017

Barattolo di Torino, il mercato dell'usato cartina di tornasole della crisi

Angelo vende vecchi oggetti per passione, Bobu e Nicola per sbarcare il lunario. Mentre a livello nazionale il giro d'affari della seconda mano tocca i 19 miliardi di euro. Viaggio tra banchi dell'area dedicata al libero scambio.

  • Paolo Morelli
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da Torino

C’è chi lo fa per passione, come Angelo, 58 anni, che ce l’ha nel dna, dato che suo zio Alessandro fu uno dei primi venditori dello storico Balön. Angelo di mestiere fa il custode ma nel fine settimana allestisce la sua bancarella al mercato di libero scambio di Torino, ribattezzato Barattolo dall'attuale Giunta M5s. Lo stesso vale per Aurora, coetanea di Angelo. «Oramai è un secondo lavoro», confessa a L43. «Lo faccio da due anni insieme a un’amica. Vendo quello che le persone mi portano». Ma c'è anche chi con questa attività cerca di sbarcare il lunario. Irma, per esempio, ha 50 anni e viene dal Perù. Insieme col compagno Lùcio ha uno dei banchi più colorati di Barattolo. Lui ripara vecchi giochi – come automobiline e piccoli robot – lei invece si dedica alle bambole. «Le acquisto dagli altri venditori», racconta la donna, «poi le pulisco, rammendo i vestiti rotti e le pettino». Irma lavora anche come donna delle pulizie e come badante. Oltre a mettere insieme i soldi necessari a vivere, cerca di inviare una somma alla sua famiglia rimasta a Lima.

IL BOOM DELL'USATO. Secondo l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy, condotto da Doxa per Subito, il mercato dell’usato in Italia muove un volume di affari di circa 19 miliardi di euro, con un aumento di 1 miliardo rispetto al 2015. È la cosiddetta «economia circolare». Il fenomeno cresce ogni anno e gli operatori del settore, dal 2010, si sono riuniti nella rete Operatori Nazionali dell’Usato (Onu) che oggi conta circa 10 mila associati in tutta Italia. La realtà di questi mercatini, tuttavia, resta controversa: da un lato ci sono le proteste di chi si ritrova ambulanti e caos sotto casa, con la necessità da parte delle forze dell'ordine di controllare la provenienza della merce; dall'altro è un mondo che offre una fonte di sostentamento per le famiglie in difficoltà.

Non fa eccezione Torino. Lo spostamento del mercato di libero scambio da via Monteverdi a Vanchiglietta, nel nord ovest della città ha scatenato numerose proteste. La questione, peraltro, tiene ancora banco nel dibattito cittadino perché l'attuale Giunta, anche sulla spinta delle opposizioni, è alla ricerca di un'area più adatta. Il trasloco in un altro quartiere, che come conferma il presidente di ViviBalon Salvatore Planeta ha cambiato la composizione dei frequentatori e dei venditori, è stato tuttavia solo l’ultimo capitolo di un processo di regolamentazione che, non senza difficoltà e polemiche, ha accompagnato la storia di questa realtà sin dal 2001. Dai «rottamai» che raccoglievano vecchi oggetti e li rivendevano si è passati gradualmente a un vero e proprio mercato. «Il regolamento introdotto a Torino», spiega però Alessandro Stillo, vicepresidente di Rete Onu e dell'associazione ViviBalon che organizza Barattolo, «è guardato come modello a livello nazionale. Il mercato romano di Porta Portese, per esempio, ha richiesto una normativa simile».

IN AUMENTO I VENDITORI ITALIANI. Ma a parte Angelo, Aurora e Irma chi sono i venditori? Si tratta per lo più di stranieri, in prevalenza nordafricani, con una buona componente di famiglie rom (circa il 30%). Negli ultimi tempi però è cresciuto il numero di italiani: ora sono circa il 20% dei commercianti regolari. Guadagnano una media fra i 30 e i 70 euro al giorno, una o due volte a settimana. A volte riescono a incassare anche oltre i 100 euro. Ogni volta che montano il banco, pagano 10 euro più altri 3 euro per i costi di pulizia gestita da ViviBalon che assegna anche i posti (345 in totale) attraverso prenotazioni online. Di conseguenza ogni venditore è identificato e rintracciabili.

TRA CRISI E GEOPOLITICA. Il piccolo boom dei mercatini di seconda mano in realtà oggi è una cartina di tornasole della crisi. «Se una volta», spiega ancora Stillo, «nei mercatini dell'usato si vendeva e si cercava soprattutto l’oggetto particolare, da collezione adesso la compravendita è legata alla sopravvivenza. A Torino, per circa 400 venditori stimiamo un numero di compratori superiore di 10 volte, in alcuni giorni anche 20». In altre parole si compra all'usato perché si risparmia. Non solo. Questo tipo di mercato è uno specchio abbastanza fedele anche del panorama geopolitico. «La maggioranza dei venditori è nordafricana, soprattutto Marocco, Algeria e Tunisia», aggiunge Cristina Grosso, tesoriera di ViviBalon, «ma andiamo a ondate. Negli ultimi due anni, per esempio, sono cresciute moltissimo le persone che arrivano dal Sahel».

Non hanno nazionalità invece le storie di difficoltà economica che si raccolgono tra i banchi. Come quella di Moussafa e Djallo, nigerini arrivati in Italia come richiedenti asilo poco più di un anno fa. Oggi riescono a guadagnare qualcosa rivendendo oggetti usati. Moussafa da qualche mese lavora anche per ViviBalon, dando una mano sul piano della mediazione culturale. Poi c’è Negif, 41 anni, profugo bosniaco rom che vive in Italia dal ’93, quando è fuggito dalla guerra dei Balcani. Dopo aver cambiato diversi lavori, dal vivaista all’operaio, si è dedicato al mercato. Sposato, con 7 figlie, Negif fa il venditore da una decina d’anni.

SCANTINATI E CASSONETTI. Bobu, rom anche lui, invece ha 45 anni e frequenta il mercato da sei assieme a Lucia, sua moglie. «Ho lasciato la Romania perché non riuscivo a guadagnare abbastanza», racconta, «e qui ho trovato solo questo lavoro». La coppia ha due figli e vivono tutti in un furgone. Bobu e Lucia, come la maggior parte dei loro colleghi, rimettono in circolo vecchi oggetti recuperati dallo sgombero di vecchi locali. Ma c’è anche chi recupera qualcosa dai cassonetti. «Questa però è una delle fonti di approvigionamento degli operatori informali», chiarisce il vicepresidente di Rete Onu, «la merce arriva anche da un riciclo virtuoso fatto di svuotamento cantine o da associazioni che raccolgono oggetti usati».

IL SOGNO DI NICOLA. Nicola abita a poche centinaia di metri dall’area. Ha 44 anni e soffre di una rara elenfantiasi alle mani, che gli impedisce di trovare lavoro. Ha alle spalle una storia di tossicodipendenza e di recente ha perso la madre. «Prendo una pensione di invalidità di 280 euro al mese», spiega, «e con questo mercato ogni domenica riesco a guadagnare anche 100 euro. Lo faccio da poco, spero di riuscire a mettere insieme quello che mi serve per tornare a Roma. Lì riuscirò a trovare un lavoro».

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