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27 Settembre Set 2017 0800 27 settembre 2017

Stupri, dire che la castrazione chimica funziona è una bufala

L'efficacia dei trattamenti farmacologici su sex offender e pedofili non è provata. I costi sono enormi. Mentre la psicologia ha risultati migliori. Il criminologo Paolo Giulini smonta con L43 la ricetta leghista.

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Contro stupratori e pedofili la destra ha sempre una risposta pronta da rispolverare alla bisogna: castrazione chimica. Puntualmente, dopo le violenze sessuali di Rimini, Roma, Catania - escalation che ha fatto gridare a una «emergenza stupri» - la ricetta è stata riproposta. «Minorenni o no, castrazione chimica e poi a casa loro», ha tuonato il segretario leghista Matteo Salvini il 2 settembre 2017 commentando i fatti di Rimini. E, ancora, sul caso a Villa Borghese: «Basta, ormai è una vera e propria EPIDEMIA! Galera e castrazione chimica. Punto. Il resto sono solo parole».

UN IMBROGLIO IDEOLOGICO. In realtà le sue sono «solo parole». Al netto delle discussioni - più che legittime - sullo Stato di diritto, sulla tortura e sulla funzione rieducativa della pena così come previsto dal nostro ordinamento, è il concetto stesso di castrazione chimica a essere solo uno slogan propagandistico. «Un imbroglio ideologico», precisa a Lettera43.it Paolo Giulini, criminologo e presidente del Cipm, Centro italiano per la promozione della mediazione di Milano, e a capo dell’Unità di trattamento intensificato per autori di reato sessuale nel carcere di Bollate. «È una campagna politica che non tiene conto della realtà».

TRATTAMENTI NON FATTIBILI. La realtà dice che mancano prove scientifiche dell'efficacia di trattamenti farmacologici sulla eccitabilità di pedofili e sex offender, che si tratta comunque di terapie reversibili, che i costi di un approccio del genere sarebbero insostenibili per il nostro sistema carcerario. E che per rendere queste terapie obbligatorie sarebbe necessaria una modifica costituzionale.

ABBIAMO GIÀ LEGGI SEVERE. «Il sistema italiano dà già risposte punitive efficaci», mette in chiaro il professore. «Abbiamo tra le leggi più severe d'Europa». La domanda da porsi è un'altra: dopo che violentatori e pedofili sono stati presi e condannati, il problema è risolto? La risposta è no.

Paolo Giulini, il terzo da sinistra.

Bisogna però procedere per gradi, sfatando luoghi comuni che non aiutano ad affrontare lucidamente il problema. In primo luogo va chiarito che gran parte delle condotte devianti non sono frutto di parafilie. Ciò significa, insiste Giulini, che «non tutti coloro che hanno fantasie devianti le mettono in atto diventando criminali».

MOLTI CASI RESTANO SOMMERSI. In secondo luogo è da tenere presente che la maggior parte dei casi di stupro e abusi «resta sommersa perché si consumano in famiglia o all'interno di relazioni prossimali». Spesso la vittima non denuncia il padre, il marito, il cugino, l'amico o il nonno. E anche se venissero condannati, andrebbero sbattuti in cella per sempre buttando la chiave? Se l'ergastolo non è la risposta, allora resta il trattamento. Sì, ma quale?

Non è detto né scientificamente provato che riducendo la quantità di testosterone nel plasma si ottenga una riduzione della libido e dell'orgasmo nel soggetto

Il criminologo Giulini

A livello internazionale (in Canada, nel Nord Europa e in alcuni Stati Usa) esistono per i sex offender programmi psico-socio educativi e di rieducazione, alcuni dei quali vengono integrati con terapie farmacologiche. Che però pongono una serie di problematiche rispetto all'efficacia. La comunità scientifica si è concentrata su due determinanti biologiche: il testosterone, un ormone, e neurotrasmettitori come serotonina e dopamina che, secondo alcuni studi, influenzerebbero la eccitabilità deviante.

«ORMONE CHE NON VARIA». Nel primo caso la terapia è basata sulla somministrazione di anti-androgeni. «Ma non è detto né scientificamente provato che riducendo la quantità di testosterone nel plasma si ottenga una riduzione della libido e dell'orgasmo nel soggetto», spiega Giulini. Senza contare, poi, che «in soggetti parafilici non è stata osservata alcuna variazione del livello di questo ormone nel sangue».

«È UN INTERVENTO DISTRUTTIVO». Sono quindi da mettere in conto gli effetti collaterali: dall'aumento di peso alla letargia, dall'iperglicemia al rischio di tumori alla prostata. In altre parole, mette in chiaro il criminologo, «non si tratta di un intervento sanitario ma distruttivo». La terapia con i famaci Ssri, e cioè gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, ha invece meno effetti collaterali. Ma i problemi concreti restano.

Per imporre un trattamento farmacologico, fa notare Giulini, serve il consenso dell'interessato. Per questo andrebbe cambiata la nostra Costituzione con una legge ad hoc. L'articolo 32, infatti, stabilisce: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Non esattamente una passeggiata. E poi ne vale la pena?

LA PSICOLOGIA RESTA PIÙ EFFICACE. Non è finita. Il "silenzio ormonale", infatti, è reversibile. Una volta scontata la pena, chi monitora l'assunzione dei famaci? In alcuni Paesi esiste l'obbligo di controllo, ma non in Italia. «La recidiva per questo tipo di reati è intorno al 17, 18%, contro il 53% dei detenuti per altri reati», continua l'esperto. «Uno studio recente su 127 pazienti ha dimostrato che il trattamento con anti-androgeni la porta al 6%. Mentre con il trattamento psicologico dei cosiddetti good life model, i "modelli di buona vita", la recidiva scende al 3%». La terapia psicologica dunque è al momento più efficace di quella farmacologica.

I costi della castrazione chimica? In Italia non ci sono nemmeno i fondi per garantire il trattamento psicologico ai condannati per pedofilia

Il criminologo Giulini

Per introdurre il trattamento farmacologico per sex offender e pedofili bisognerebbe costruire un sistema da zero. E i costi, a cui solitamente Salvini è molto attento, sarebbero enormi. «In Italia non ci sono nemmeno i fondi per garantire il trattamento psicologico ai condannati per pedofilia», denuncia Giulini. E questo nonostante l'articolo 13-bis della Convenzione di Lanzarote, che individua uno specifico trattamento psicologico per i condannati per reati di sfruttamento sessuale dei minori, sia stato inserito nell'Ordinamento penitenziario dalla legge 172 del 2012 come ratifica e come richiesto da quella Convenzione agli Stati membri.

MANCA UN INTERVENTO DI SISTEMA. «Noi per esempio da 11 anni abbiamo un progetto specifico di trattamento con risultati incoraggianti, ma siamo solo ospitati in carcere come intervento dall'esterno e non di sistema», mette in chiaro l'esperto. «E abbiamo vinto un bando a Milano per seguire gli aggressori che escono dal carcere. Un servizio ad hoc del Comune attivo dal 2009 (numero verde 800667733 - settore sicurezza, ndr). Magari accadesse come nel Regno Unito dove ai trattamenti psicologici è affiancata anche una sperimentazione con farmaci anti-androgeni per verificarne l'efficacia. Ma bisogna sempre tener presente che non si fa farmacologia senza psicologia». Soprattutto considerando che chi commette certi tipi di reati viene da storie di sofferenza, abusi e violenza che vanno trattate prima di tutto psicologicamente.

LA VERA SFIDA ALLORA È PREVENIRE. A conti fatti dunque la "castrazione chimica" è solo un accanimento punitivo, per di più senza efficacia. La vera sfida da vincere, conclude il professore, «è la prevenzione». Ma «più sbattiamo il mostro in prima pagina meno permettiamo di rivolgersi a specialisti a coloro che ne hanno la capacità di chiedere aiuto». Parlare di emergenza o epidemia stupri, di mostri da castrare o da fare marcire in galera dunque non aiuta. Anzi.

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