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29 Settembre Set 2017 1555 29 settembre 2017

Juventus, processo Alto Piemonte: «La 'ndrangheta controlla i tifosi»

La sentenza dei giudici: i gruppi organizzati della curva obbediscono alla mafia calabrese ed esercitano «una rilevante forza intimidatoria» nei confronti della società.

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La 'ndrangheta si è «di fatto imposta nel tifo organizzato, esercitando un vero e proprio controllo dei gruppi che supportano la Juventus». Non ha dubbi il tribunale di Torino, che lo mette nero su bianco nelle motivazioni della sentenza del processo Alto Piemonte, descrivendo i rapporti fra la malavita e il mondo della curva. In questo particolare filone dell'inchiesta l'imputato Rocco Dominello, leader di una sezione dei "Drughi", è stato condannato in primo grado a sette anni e nove mesi di carcere.

LE MANI SUL BAGARINAGGIO. La gestione dei biglietti per le partite della Vecchia Signora e la loro rivendita a prezzo maggiorato è «formalmente riferibile ai gruppi del tifo organizzato, i quali, pur esercitando una rilevante forza intimidatoria nei confronti della società, agiscono tuttavia sotto il diretto controllo» della mafia calabrese, scrivono ancora i giudici nelle motivazioni.

Rocco Dominello, oltre a essere un ultrà della Juventus, è figlio del boss Saverio Dominello, della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, dissociatosi dalla 'ndrangheta e condannato nello stesso processo a 12 anni e un mese di carcere. Rocco è accusato di aver permesso alla criminalità organizzata calabrese di inserirsi nel business del bagarinaggio. Oltre ai Dominello, i giudici hanno condannato altri 11 imputati, con pene dai tre ai 15 anni di reclusione.

ASSOLTO IL TIFOSO FABIO GERMANI. Fabio Germani, il tifoso juventino che secondo la procura avrebbe messo in contatto i Dominello con la dirigenza bianconera, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, «perché il fatto non sussiste». L'inchiesta ha seguito molti altri filoni, che vanno dal traffico di droga al racket delle estorsioni fino al tentato omicidio, e ha portato all'arresto di diversi esponenti delle "locali" di 'ndrangheta di Santhià e Vercelli.

LA TESTIMONIANZA DI ANDREA AGNELLI. Al processo ha testimoniato anche Andrea Agnelli, il presidente della Juventus inibito per un anno dalla giustizia sportiva. Agnelli, non indagato al pari di tutti gli altri dirigenti e tesserati juventini, ha dovuto chiarire i suoi rapporti con Rocco Dominello. «Incontri leciti, alla luce del sole, come spesso accade tra un presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultrà», hanno detto gli avvocati del 41enne originario di Rosarno, decisi a fare appello contro la sentenza.

JUVENTUS RICATTATA MA CONSAPEVOLE. I giudici, nel dimostrare che dietro al bagarinaggio si nascondevano i boss calabresi, dipingono una Juventus che cerca di barcamenarsi fra i ricatti della tifoseria organizzata. La società bianconera, tuttavia, non poteva non sapere che la gestione dei biglietti destinati agli ultrà era «poco trasparente» e per il tribunale c'è almeno un episodio che lo rivela. Nel 2014 un cittadino svizzero fece reclamo dopo aver acquistato per 620 euro un biglietto per Juventus-Real Madrid, a fronte di un costo nominale di 140 euro. Era uno dei biglietti della dotazione-Dominello. Il quale si attivò per "risolvere" la questione.

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