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4 Ottobre Ott 2017 1645 04 ottobre 2017

Leonardo-Finmeccanica, l'arresto-lampo che riapre il caso della tangente indiana

Carlo Gerosa, intermediario di AgustaWestland, è stato preso a Lipari e rilasciato. Era accusato di riciclaggio nell'inchiesta sulla mazzetta del "Choppergate". Tra India, Svizzera e Italia sale la tensione.

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C’è un arresto-lampo degli ultimi giorni, passato in sordina su quotidiani e televisioni italiane, che sta facendo molto rumore nelle stanze della giustizia e della nostra diplomazia. E dovrebbe farne anche in quelle dell'industria della Difesa, perché rischia di riaprire vecchi faldoni di inchieste ormai dimenticate dalla pubblica opinione (ma non dai magistrati) come ferite diplomatiche che si pensavano ormai chiuse. È quello di Carlo Valentino Gerosa, uomo d’affari italo svizzero, 71 anni, preso la mattina di venerdì 29 settembre 2017 in un lussuoso albergo dell’isola di Lipari dal comando dei carabinieri locali.

FORNITE GENERALITÀ DIVERSE. Su di lui pendeva un ordine di arresto internazionale per riciclaggio, nell’inchiesta sulla nota tangente indiana relativa alla vendita degli elicotteri Vip di AgustaWestland, emesso dal tribunale di Nuova Delhi nel 2015. Gerosa - più che mai tranquillo anche perché pensava di averla fatta franca dopo aver evitato l’arresto in Italia nel 2013 - per prudenza utilizzava comunque documenti con luoghi di nascita diversi da quello reale. Ma questa volta non c'è stato nulla da fare: a quanto pare si sarebbe accorto all’arrivo in albergo il giorno prima che il suo nominativo era stato segnalato dal sistema di prenotazioni alla questura di Messina.

DOCUMENTI INDIANI INSUFFICIENTI. I carabinieri lo hanno portato nel carcere siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto dove è rimasto per due giorni. Dopo 48 ore la Corte d'appello lo ha rilasciato perché i documenti forniti dall'India per richiedere l'estradizione erano insufficienti: non c'erano prove a sostegno della custodia cautelare. Del resto all'ultima udienza nell'Appello bis proprio il procuratore generale di Milano aveva criticato gli indiani perché avevano richiesto una rogatoria basata su documenti già valutati nel procedimento a Busto Arsizio e in Appello a Milano poiché la regola del “ne bis in idem” vale anche in ambito internazionale: Gerosa non può più essere processato per fatti già passati in giudicato in Italia.

QUELLA COMMESSA DA 556 MILIONI. Allo stesso tempo In India continua a essere accusato di aver incassato una tangente da ben 28 milioni di euro su quella commessa da 556 milioni per 12 elicotteri AW101 destinati al governo indiano, che l'azienda lombarda ha firmato l'8 febbraio 2010 sbaragliando concorrenti del calibro di Eurocopter, Sikorsky e Lockheed Martin.

Gerosa, che ha la doppia cittadinanza italo-svizzera, è l’uomo d’affari da cui, secondo l’accusa, sarebbe iniziato l’affare di AgustaWestland con Nuova Delhi e soprattutto con il capo di Stato maggiore dell’Indian Air Force (Iaf) Sashi Tyagi che, per la sentenza d'appello, aggiustò la gara d’appalto per venire incontro e far vincere l’azienda di Cascina Costa: vi introdusse l’abbassamento della quota operativa di volo (service «ceiling») da 18 (altezza che l'AW101 non è in grado di raggiungere) a 15 mila piedi e inserì una provvida prova comparativa di volo con motore in avaria («drift down altitude Dda»).

COINVOLTO L'AMICO HASCHKE. Sarebbe stato Gerosa, data l’amicizia di lunga data con Sanjeev Tyagi detto “Julie”, un altro membro della famiglia Tyagi, cugino di Sashi, a mettere in moto l’operazione, coinvolgendo poi l’amico Guido Haschke, agente di AgustaWestland e infine i vertici di AgustaWestland, Orsi e Bruno Spagnolini. Di più, Gerosa potrebbe sapere anche dove e come sono transitati i soldi delle mazzette. Dal momento che sempre lui, secondo l'accusa, mise in contatto Haschke con Hedi Kamoun, il fiduciario tunisino della Ids da cui sarebbe passata una parte dei soldi.

Giuseppe Orsi.

Nell’ordinanza di custodia cautelare che portò in carcere l’ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, il 12 febbraio del 2013, era stato richiesto l'arresto anche per lui. D'altra parte Haschke e Gerosa sono amici di vecchia data. Entrambi della società Gadit, con sede a Lugano. Il primo, alla fine arrestato in Italia, ha patteggiato nel 2014 a un anno e 10 mesi nel tribunale di Busto Arsizio, di fronte a Eugenio Fusco, il magistrato che, prima di essere trasferito a Milano, ha portato avanti l’inchiesta, trasmessagli per ragioni di competenza territoriale dalla Procura di Napoli che l’aveva avviata.

IL PROCESSO IN ITALIA INTANTO VA AVANTI. Proprio Haschke deve essere ascoltato il 26 ottobre 2017 al palazzo di giustizia milanese, nel corso dell’udienza per l’appello bis a carico di Orsi e Spagnolini, dopo che la condanna a quattro anni e mezzo in secondo grado era stata annullata dalla Cassazione per vizio di forma. Nel frattempo l’ex numero uno di piazza Monte Grappa, incurante delle accuse che tuttora pendono nei suoi confronti in Italia e in India, è tornato a lavorare come advisor per la società Aerea Spa, piccola azienda padronale lombarda, guidata da oltre quarant’anni dal proprietario Silvano Mantovani, che collabora anche con Leonardo Finmeccanica. Il mondo della difesa, spesso conservatore e poco propenso a rinnovarsi, non si dimentica di nessuno.

Gerosa in questi anni è sempre rimasto in disparte, anche perché protetto dalla cittadinanza svizzera che gli evitò di finire in carcere quasi cinque anni fa

Gerosa in questi anni è sempre rimasto in disparte, anche perché protetto dalla cittadinanza svizzera che gli evitò appunto di finire in carcere quasi cinque anni fa. Ma non aveva fatto i calcoli con l’India, che da anni continua a indagare sulla vicenda, affidata al Cbi (Central Bureau of Investigation), la Fbi indiana, che ha da poco completato il suo lungo lavoro e il 2 settembre 2017 ha depositato i risultati dell’inchiesta - un faldone di oltre 30 mila pagine - presso la “Patiala House Court”, la corte distrettuale competente di Delhi.

TRE AZIENDE NELLA VICENDA. Il documento cita come responsabili del vasto episodio corruttivo quattro indiani, cinque stranieri e tre aziende. Gli indiani sono Sashi Tyagi, suo cugino, un maresciallo della Iaf e il loro avvocato. Gli stranieri sono i soliti noti: Orsi, Spagnolini, Haschke, Gerosa più un altro famoso “middleman” (intermediario) di Agusta, l’inglese James Christian Michel, amico di Orsi e oggi a Dubai. Le tre società sono Leonardo-Finmeccanica, AgustaWestland e Ids Tunisia.

Narendra Modi, primo ministro dell'India.

L’arresto non è comunque di poco conto. In India la notizia è stata data persino in televisione data la portata politica e industriale che lo scandalo, detto nei titoli cubitali dei media indiani "Choppergate", ha avuto - e continua ad avere - da quelle parti negli ultimi anni, con il coinvolgimento persino di Sonia Gandhi, più volte citata dalle opposizioni al Partito del Congresso, quello del premier Narendra Modi, come regista dell'operazione insieme con il suo segretario politico Ahmed Patel, accusato di aver ricevuto remunerazioni per le sue prestazioni a favore dell'azienda italiana. La leader italo-indiana si è sempre difesa dicendo «di non avere nulla da nascondere».

SULLO SFONDO LA VICENDA MARÒ. La vicenda è motivo di tensione diplomatica tra la Svizzera, Italia e l’India. Si tratta di una grana soprattutto per le ultime due, da anni in ballo nella complessa vicenda dei marò che il nostro Paese non ha sempre gestito con finezza diplomatica esemplare e solo da qualche mese in fase di distensione, dopo che i due fucilieri della Marina sono rientrati nel nostro Paese: sulla vicenda si attende ancora l’arbitrato da parte dell’Aja che dovrebbe arrivare nel 2018.

PRESUNTE MAZZETTE ALLA LEGA. Gerosa - chiamato da Kamoun nelle intercettazioni «lo zio» - è protagonista della celebre conversazione del 25 marzo del 2012, quando le cimici in un auto inchiodarono lui e Haschke mentre commentavano, a metà tra spaventati e insolenti, l’indagine a carico di Orsi. Erano i mesi in cui sui quotidiani comparivano le presunte mazzette (10 milioni di euro ndr) finite alla Lega Nord di Roberto Maroni. I due amici finsero un processo, con Gerosa nella parte del pubblico ministero e Haschke sul banco degli imputati. «Dove li ha messi i soldi?», chiese il primo. E l’altro rispondeva: «Me li sono sparati in ballerine e champagne». Non è andata proprio così. E, anche se l’Italia, che dimentica in fretta quel che non le va di ricordare, sembra distratta di fronte all’arresto di Gerosa, la storia di AgustaWestland e del “Choppergate” non è ancora finita.

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