Battisti
5 Ottobre Ott 2017 1621 05 ottobre 2017

Battisti sfida l'Italia: «Non temo l'estradizione»

Per il ministro Orlando, il recente arresto dell'ex membro dei Pac riapre le porte a un suo possibile ritorno. La replica: «Non ho paura, sono protetto dall'asilo».

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L'arresto di Cesare Battisti in Brasile ha riaperto la polemica sull'estradizione. L'ex terorista ha dichiarato alla polizia federale di «non temere di essere rimandato in Italia», perché si sente «protetto» da un decreto dell'ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che gli ha concesso un «visto permanente» nel Paese sudamericano. Nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, Battisti ha aggiunto di essere «protetto giuridicamente» contro una possibile estradizione in quanto il giudice supremo Cesar Peluso aveva già stabilito che i reati per i quali è accusato sono prescritti nel 2013. Oltre a ciò, l'ex estremista di sinistra ha sostenuto che un decreto presidenziale non può essere rivisto dopo cinque anni, e che la decisione di Lula di concedergli l'asilo politico è avvenuta oltre cinque anni fa.

Le richieste dall'Italia sono arrivate dopo la cattura dell'ex militante dei Pac al confine con la Bolivia, dove, secondo quanto da lui dichiarato, si stava recando per «pescare e fare shopping». E forse è per questo che nella sua macchina stava trasportando parecchio denaro in contante. L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) era in auto insieme a Vanderlei Lima Silva e Paulo Neto Ferreira de Almeida, che ha definito suoi amici di vecchia data.

ORLANDO TORNA ALL'ATTACCO. Secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando, dopo i recenti avvenimenti «l'estradizione è possibile» . Orlando ha spiegato che «sono stati fatti tutti i passaggi necessari» presso le autorità politiche e giurisdizionali, ma dopo l'ultimo arresto ne verranno fatti altri. Il ministro ha ricordato come la richiesta di estradizione sia «ferma da tempo» presso le autorità brasiliane. «L'Italia è fortemente determinata a far si che Battisti sconti la pena, e la sconti nel nostro Paese. È questo un modo per restituire, almeno in parte, quanto è stato tolto all'Italia e ai familiari delle vittime», ha detto ancora il ministro.

TORREGGIANI: PRESTO PER FESTEGGIARE. «Battisti è stato arrestato mentre scappava per evitare l'estradizione, non credo ci possa essere un giudice talmente beota da non comprendere questa cosa. Finora la responsabilità dell'Italia è stata quella di ragionare sul piano filosofico-politico anziché penale», ha detto Alberto Torregiani, figlio del gioielliere Pier Luigi ucciso nel 1979 durante una rapina organizzata da Battisti.

Per l'arresto, ha aggiunto, «non c'è nulla da festeggiare, è un nuovo passaggio di questa battaglia interminabile. Magari siamo alla volta buona, questi due governi sono nelle condizioni di dare giustizia alle vittime. Il timore è che si faccia tanto clamore per qualche giorno, qualche settimana e poi si trovi sempre un cavillo per bloccare quello che deve essere fatto: estradizione e condanna».

I TRE ERGASTOLI PARLANO DA SOLI. «Quello che finora ha bloccato tutto», ha proseguito, «è la mancanza di buonsenso, di correttezza. Battisti si è sporcato di quattro omicidi e ha tre ergastoli, per cui non vedo perché un giudice si debba attaccare a dei cavilli per difendere quello che è indifendibile».

«NON È DETTO GLI FACCIA DELLE DOMANDE». «Il senso di verità è indole di ogni persona», ha concluso Torreggiani, «capire il perché di ogni avvenimento, ma questo non vuol dire che se lui fosse in carcere avrei voglia di fargli delle domande per capire i fatti. Non è nelle mie priorità, se poi dovesse balenare un'idea del genere ne discuteremo. La priorità oggi è portarlo in Italia e vederlo in carcere. Le domande che potrei fargli potrebbero essere una come potrebbero essere mille, bisognerebbe vedere sul momento», ha concluso.

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