Aghi
5 Ottobre Ott 2017 1101 05 ottobre 2017

Torino, sparachiodi sui passanti: le cose da sapere

Ignoti hanno ferito lievemente cinque persone sparando dardi da caccia lunghi dieci centimetri dall'auto con una sparachiodi o una cerbottana artigianale. Si è temuto che i proiettili potessero essere infetti da virus o veleni, ma gli ospedali lo hanno escluso. 

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A Torino una banda di ignoti ha sparato dall'auto dardi da caccia (in un primo momento si pensava fossero aghi) sulle gambe dei passanti servendosi di una sparachiodi (o di una cerbottana artigianale). Sono rimaste ferite in modo lieve cinque persone che avevano l'unica "colpa" di trovarsi sul marciapiede sbagliato, al momento sbagliato. L'episodio si è verificato la sera del 25 settembre. A riportarlo è il quotidiano La Stampa. Ora tra gli abitanti si sta diffondendo la paura, anche se non si sono verificati ulterioriori casi.

1. L'aggressione

L'auto viaggiava ai lati della strada, vicina al marciapiede, quasi per prendere meglio la mira. Dopodiché cinque passanti sono rimasti colpiti da dardi d'acciaio sparati dal conducente dell'auto, con una sparachiodi o comunque da una cerbottana. Feriti in modo lieve, tutti i colpiti si sono fatti visitare negli ospedali Maria Vittoria e Giovanni Bosco. Suono stati subito dimessi, visto che gli esami avevano escluso che i dardi fossero infetti.

2. L'arma utilizzata

Non è chiaro cosa sia stato utilizzato per sparare i dardi, ma siccome le persone sono rimaste ferite è certo che non siano stati lanciati con le mani. Le ipotesi più probabili sono o una pistola sparachiodi a gas o una pistola ad aria compressa, facile da reperire nei negozi e di semplice utilizzo. Secondo le ultime indiscrezioni, tuttavia, si sta facendo largo la tesi che potesse trattarsi di una cerbottana artigianale.

3. I dardi

In un primo momento si era parlato di "proiettili" lunghi una decina di centimetri e simili agli “sprotte”, aghi utilizzati negli ospedali per le iniezioni peridurali. La Repubblica Torino, tuttavia, ha specificato che si trattava di dardi da caccia, che, appunto, hanno punte di acciaio simili a quelle degli aghi. Non possono causare ferite gravi, soprattutto se scagliati, come in questo caso, a una velocità non sufficiente a causare tagli profondi. Ma sarebbe potuta andare molto peggio se i passanti fossero stati colpiti agli occhi.

4. La psicosi

Nelle ore successive ai fatti, nel quartiere si è diffusa la psicosi poiché si temeva che gli aghi potessero essere infettati da virus o veleni. Si pensava addirittura che potesse trattarsi di un untore con fini terroristici. Le analisi svolte nei laboratori degli ospedali, tuttavia, hanno escluso questa eventualità.

5. Le indagini

Le indagini, condotte dal pubblico minister Nicoletta Quaglino, per ora non hanno portato a delineare l'identikit dei responsabili (non si parla più di un singolo). Secondo alcuni testimoni a bordo dell'auto ci sarebbero state cinque persone. Per ora l'ipotesi più accreditata è che si sia trattato di una bravata di cattivo gusto. Gli inquirenti tuttavia stanno setacciando i negozi della zona che vendono dardi, in modo da risalire agli autori del gesto. E, inoltre, stanno controllando le telecamere di sorveglianza delle zone in cui la macchina ha colpito. Le accuse sarebbero quelle di lesioni con arma.

6. Le zone dove la banda ha colpito

La Stampa ha elencato le zone in cui sono state colpite le vittime: piazza Rivoli, via Nicola Fabrizi, corso Tassoni.

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