Dai che è verde

BARRA
6 Ottobre Ott 2017 0924 06 ottobre 2017

Francesca Barra e l'odio in Rete dei vigliacchi

Se è difficile comprendere perché un agiato pensionato del Nevada diventi uno sterminatore, lo è altrettanto comprendere come mai centinaia di sconosciuti da mesi stiano perseguitando sui social la giornalista.

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Mentre ci lambicchiamo il cervello sulle folli motivazioni che hanno spinto Stephen Paddock a massacrare 59 persone a Las Vegas, esercitiamoci su un caso molto più vicino a noi, che per fortuna non ha fatto vittime, ma che può aiutarci a capire quanto l’odio stia diventando la più pericolosa delle sostanze psicotrope. Se è difficile comprendere perché un agiato pensionato del Nevada diventi uno sterminatore, lo è altrettanto comprendere come mai centinaia di sconosciuti da mesi stiano perseguitando sui social la giornalista Francesca Barra, con minacce e contumelie irriferibili per violenza gratuita e volgarità.

QUELLE DONNE CHE NON «STANNO CAGATE». Francesca si è separata dal marito e padre dei suoi tre figli e in seguito si è fidanzata con l’attore Claudio Santamaria: rotture e nuove coppie, cose che succedono agli uomini e alle donne dalla notte dei tempi. Ma se sei una giornalista che parla di mafia, camorra e soprattutto di violenza di genere, la tua normale ancorché delicata vicenda personale apre una crepa attraverso la quale irrompe nella tua vita il mare di odio che preme su tutte le donne che non «stanno cagate», specialmente quando hanno un aspetto e un’età che le candiderebbero al ruolo canonico di décor animato (ma non troppo, mi raccomando).

L'UNICA FORZA È IL BRANCO. Ovviamente, il funzionario della Regione Basilicata che infama Francesca su Facebook, se la incontrasse faccia a faccia le leccherebbe i piedi: la vigliaccheria è nelle regole d’ingaggio degli hater. Ai quali i social dànno la doppia opportunità di vomitare odio e quantificare il vomito in like, e forse è questo il loro bisogno più profondo: contarsi, stringersi gli uni agli altri, rassicurarsi a vicenda perché sentono che le loro certezze sessiste e razziste, malgrado le apparenze, stanno perdendo terreno ogni giorno e li tagliano fuori dalla parte di umanità dove succedono le cose interessanti.

LA DIGNITÀ DI ESSERE DONNE. Fa bene Francesca Barra a protestare e denunciare: questa gente insulta perché conta su anonimato e impunità, e impedendogli di degradarsi a wc digitali si fa del bene innanzitutto a loro. Ma gli insulti sono sempre stati un rischio calcolato per tutte le donne che vogliono cambiare le cose, e nessun cambiamento è possibile finché i loro avversari non si rendono conto che niente può intimidirle. «Ricordate la dignità dell’essere donne», ammoniva la leader suffragista Christabel Pankhurst, i cui hater erano i poliziotti inglesi che non solo insultavano, ma picchiavano, imprigionavano e torturavano, «non fate appelli, non supplicate, non abbassatevi. Prendete coraggio, unite le vostre mani alle nostre e lottiamo insieme».

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