Battisti
10 Ottobre Ott 2017 1615 10 ottobre 2017

Battisti: «La polizia brasiliana mi ha teso un'imboscata»

L'ex terrorista ha concesso un'intervista dopo l'arresto del 4 ottobre scorso. «Non aveva senso fuggire: in Brasile sono protetto».

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«Perché avrei dovuto fuggire? Io sono protetto, il decreto Lula non può essere revocato: sono passati cinque ann». Sono state le prime parole dell'ex terrorista Cesare Battisti che ha concesso un'intervista alla brasiliana Tv Tribuna, affiliata alla Globo Tv dopo l'arresto del 4 ottobre. «Questa cosa che stavo fuggendo non sta in piedi», ha aggiunto, «non sono un rifugiato politico sono un immigrato con un visto permanente, io posso uscire da questo paese come e quando voglio, senza nessuna restrizione, ho tutti i diritti brasiliani». E poi «da cosa stavo fuggendo? L'unico paese in cui sono protetto è questo».

BATTISTI: «LA POLIZIA MI HA TESTO UN'IMBOSCATA». Battisti ha poi puntato il dito contro la polizia brasiliana colpevole a suo dire di avergli teso «un'imboscata» per arrestarlo. «Mi stavano aspettando, l'impressione è che fosse stato tutto ben organizzato», ha detto l'ex terrorista. «Siamo stati abbordati a 200 km dalla frontiera» con la Bolivia, ha continuato Battisti, ricordando che stava viaggiando in auto insieme a due amici. «Siamo rimasti lì un sacco di tempo. La macchina è stata smontata quasi del tutto, poi abbiamo proseguito il viaggio», ha aggiunto. «Ci stavano aspettando, ridacchiavano, avevano proprio cattive intenzioni. Sono stati davvero sleali», ha sottolineato.

«ILLEGALE RIMANDARMI IN ITALIA». «Se pensano di potermi mandare in Italia lo faranno illegalmente», ha detto ancora durante l'intervista realizzata a casa di un amico a Cananeia, sul lungomare di San Paolo. «Non ho mai avuto intenzione di andarmene dal Brasile. Voglio costruirmi una casetta qui, ma dovrò aspettare. Nonostante alcune strane manovre per mandarmi in Italia». Battisti ha parlato del fermo come di un tentativo di «configurare un reato». «È stato terribile», ha aggiunto, «Sono rimasto chiuso in commissariato per tre giorni, in una cella senza luce, a terra, sporco e maleodorante. Mi provocavano, c'era un clima di euforia. Poi, quando è arrivato l'habeas corpus, sembrava un funerale, tutti con la faccia accigliata».

MA PER I LEGALI RISCHIA L'ESPULSIONE. I legali di Battisti intanto hanno reiterato la richiesta di 'habeas corpus' alla Corte suprema brasiliana per evitare una possibile estradizione in Italia: lo ha reso noto il sito del quotidiano O Globo. «Visti i recenti episodi, è ormai notorio e pubblico il rischio concreto, imminente e irreversibile di espulsione dal paese» di Battisti, hanno scritto gli avvocati ai giudici supremi, chiedendo che la loro istanza venga subito accolta.

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