Avvelenamento Tallio
13 Ottobre Ott 2017 1003 13 ottobre 2017

Avvelenati da Tallio, cosa sappiamo

Dopo una decina di giorni di agonia si è spenta anche Maria Gioia Pittana, la terza componente della famiglia di Nova Milanese avvelenata dal Tallio. Il 2 ottobre erano morti il marito e la figlia maggiore.

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Nella notte tra il 12 e 13 ottobre è morta anche Maria Gioia Pittana, terza componente della famiglia Del Zotto colpita da intossicazione da tallio. Il 2 ottobre già altri due membri della famiglia avevano perso la vita per l'avvelenamento, il padre di 94 anni e la figlia maggiore di 62. Intanto, proseguono le indagini della procura di Monza.

1. Le vittime: morti padre, madre e figlia maggiore

Dopo aver trascorso le vacanze nella loro casa Verno, in provincia di Udine, quattro persone di una famiglia di Nova Milanese (Milano) sono finite in ospedale per avvelenamento da tallio. Tre di queste sono morte per le complicanze, due si sono spenti il 2 ottobre, Giovanni Battista (94 anni) e la figlia Patrizia Del Zotto (62) mentre una decina di giorni dopo, il 13 ottobre, si è spenta anche la madre Maria Gioia Pittana di 87 anni. Fuori pericolo invece la figlia più piccola che ha reagito positivamente alle cure.

STABILI LE CONDIZIONI DEGLI ALTRI RICOVERATI. Sono stabili invece le condizioni degli altri tre ricoverati all'ospedale di Desio. Secondo quanto riferisce il bollettino medico dell'ospedale, Laura Del Zotto, la figlia più piccola della famiglia e Serafina Pogliani, la badante dei due anziani, restano ricoverate. La situazione dal punto di vista neurologico è ancora invariata, senza l'insorgenza di nuovi sintomi e con i parametri vitali nei limiti. Stabile e in buone condizioni Enrico Ronchi, marito di Patrizia Del Zotto.

2. L'inchiesta: si indaga per omicidio colposo

La procura di Monza ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni contro ignoti. Successivi test hanno stabilito che nell'acqua del pozzo artesiano che alimenta la casa di campagna della famiglia Del Zotto non ci sono tracce di tallio. Mentre le successive autopsie hanno confermato che i decessi sono avvenuti per avvelenamento da metallo pesante. Una delle ipotesi formulate dagli investigatori è stata quella di una prolungata esposizione da parte della famiglia a esalazioni di escrementi di piccione, contenenti tallio. Gli animali, a detta dei Del Zotto, avevano infatti infestato il fienile della proprietà friulana che nel frattempo è stata posta sotto sequestro.

3. I precedenti: due casi tra il 1999 e 2000

Negli ultimi vent'anni nella provincia di Udine sono stati registrati altri due casi di avvelenamento da tallio. Nel 2000 era morto un turista austriaco, 75 anni, deceduto all'ospedale di Latisana (Udine) dopo aver bevuto birra avvelenata dal medesimo metallo pesante, mentre era in vacanza nella zona, a Lignano. La procura di Udine non fu in grado di ricostruire in che modo la birra bevuta dal pensionato fosse stata avvelenata. L'anno precedente si era verificato un altro caso, quello dell'architetto americano Richard Nolan Consalves, 33 anni, deceduto il 18 luglio all'ospedale di Udine, dopo aver bevuto una birra avvelenata da solfato di tallio in casa della suocera, a Camino al Tagliamento (Udine). L'inchiesta, allora condotta dal sostituto procuratore Giancarlo Buonocore, era però stata archiviata senza alcun iscritto nel registro degli indagati, ripiegando sull'ipotesi di un'eventuale azione di sabotaggio alimentare. Sulla vicenda si era espresso anche il senatore Edward Kennedy, il quale aveva scritto alla Procura di Udine per chiedere chiarimenti.

4. Gli effetti del Tallio: difficile individuare l'avvelenamento

Il tallio, elemento contenuto anche negli escrementi di piccione, è un veleno che colpisce raramente in Italia, ma una volta entrato nell'organismo è molto difficile da eliminare. Secondo Carlo Locatelli, direttore del Centro Nazionale di Informazione Tossicologica della Fondazione Maugeri di Pavia, il tallio è un veleno molto potente, tossico sia per inalazione che per ingestione, difficile da diagnosticare e trattare, anche se esistono dei farmaci che lo 'estraggono' dall'organismo. «È una molecola molto piccola una volta che entra nei tessuti si diffonde velocemente, ed è difficile da eliminare».

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