EUTANASIA
13 Ottobre Ott 2017 1215 13 ottobre 2017

Eutanasia, donna in coma da 12 anni: il padre si appella ai giudici

Elisa è in stato vegetativo dopo un incidente stradale. L'appello per darle una morte dignitosa. Beppino Englaro: «Nessun parallelo con Eluana».

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Vuole rivolgersi a un giudice per avere la possibilità di «ottenere un modo alternativo per un accompagnamento» di sua figlia a un fine vita dignitoso. Sulla scia della morte di Loris Bertocco, il veneziano che ha scelto di ottenere il suicidio assistito il Svizzera, parla attraverso le pagine dei giornali locali anche Giuseppe, padre di Elisa, una donna che oggi ha 46 anni e da 12 respira con una cannula, alimentata da un sondino in un letto di un istituto di ricovero per lungodegenti di Mestre. «Chi sceglie di andare in Svizzera per l'eutanasia», dice l'uomo, che paragona il caso della figlia a quello di Eluana Englaro, «ha una sufficiente capacità di comprendere che la sua personale situazione è insostenibile. Il caso di mia figlia, invece, è diversissimo. Elisa non ha alcuna possibilità di miglioramento e in assenza di una legge dovrò andare a chiedere aiuto ad un giudice». L'uomo, che ha ottenuto assistenza legale dall'associazione Coscioni, si sfoga: «A pochi mesi dalle elezioni politiche a chi interessa questa legge? Siamo in balia della politica che non decide e anche di una Chiesa troppo rigida su questi temi». E insiste: «Bisogna che la politica intervenga, dalla Chiesa non mi aspetto un atteggiamento diverso da quello attuale ma dai politici sì».

«SI STA SUPERANDO LA LEGGE». Dodici anni fa Elisa ha subito un grave trauma cranico a causa di un incidente stradale e ha battuto violentemente la testa contro il cruscotto. «È stata operata subito», ricorda il padre, «ma i medici ci dissero chiaramente che oltre al sangue avevano dovuto rimuovere parte del suo cervello». In questi anni non vi è stato alcun miglioramento. «Il malato deve essere sempre il centro della situazione», aggiunge Giuseppe secondo il quale, nel caso di sia figlia si starebbero anche sorpassando i dettami della legge, che impone solo idratazione e alimentazione del paziente, con interventi anche di tipo farmacologico. «In questo momento per esempio», racconta, «mia figlia ha contratto un virus alle vie urinarie e viene trattata con antibiotici. Io questo non lo voglio e ritengo che la legge vada al di là di quanto previsto».

«Nessun parallelo tra il caso di Elisa e quello di mia figlia», ha commentato Beppino Englaro, padre di Eluana morta nel 2009 dopo 17 anni di stato vegetativo, «se non perché sono state entrambe vittime di un incidente stradale: per mia figlia io mi battei per il rispetto del suo diritto a non voler vivere in quella condizione, non per l'eutanasia che in Italia era e resta un reato». E ha aggiunto: «Ho sempre sostenuto che il caso di Eluana è stato un caso di autodeterminazione. La mia battaglia è stata provare che Eluana aveva più volte espresso e chiaramente il desiderio di non voler vivere così. C'è stata una sentenza della Cassazione che ha stabilito questo suo diritto. Ma il padre di Elisa può sostenere che questa è la volontà della figlia?».

LA BATTAGLIA PER L'AUTODETERMINAZIONE. «Capisco la sua disperazione», ha poi sottolineato Englaro, «ma se la strada che sta scegliendo è quella verso l'eutanasia, non ha nulla a che vedere con il mio caso». Il padre di Eluana portò avanti tutta la sua battaglia proprio sul diritto all'autoderminazione, la possibilità che venisse rispettata la scelta, anche quando l'interessato non aveva più modo di ribadirla, contraria all'accanimento terapeutico.

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