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Battisti: si rafforza idea estradizione
13 Ottobre Ott 2017 0928 13 ottobre 2017

Perché estradare Cesare Battisti è un'ingiustizia per l'Italia

In questo momento abbiamo già abbastanza grattacapi per occuparci anche del Franti dei nostri anni di piombo. Ci stiamo scannando sul Rosatellum, il presidente Temer ci risparmi il Battistellum.

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No, Battisti no. Per favore, presidente Temer, se lo tenga ancora un po’, il nostro Cesarone. Magari è vero che stava andando in Bolivia solo per comprare del vino, nel dipartimento di Tarija se ne produce fin dai tempi delle missioni dei gesuiti spagnoli, non è granché ma è tutto biologico e può giustificare una gita. Non è escluso che anche il Che in Bolivia ci fosse andato per rifornire la sua cantina e che l’aiuto ai guerriglieri fosse soltanto una copertura. Ma a prescindere dagli scopi delle sue gite boliviane, estradare Cesare Battisti in Italia sarebbe una clamorosa ingiustizia. Non nei confronti di Battisti, ma dell’Italia, che in questo momento ha già abbastanza grattacapi e motivi di divisione per doversi occupare anche del Franti dei nostri anni di piombo.

Attualmente, sul fatto che Battisti sia un gran figlio di buona donna l’opinione pubblica nazionale ha raggiunto una quasi unanimità, perfino tra gli intellettuali di sinistra che lo consideravano un artista perseguitato. Ma era così anche con i vaccini: nessuno ci pensava a metterli in discussione, poi crac. E se dopo i pro-vax e i no-vax ci toccano i pro-Batt e i no-Batt, e i possibili incroci fra le varie fazioni, tipo un pro-vax no-Batt contro i pro-Batt no-vax? No, Presidente Temer, non ce la possiamo fare.

DOPO IL ROSATELLUM, ECCO IL BATTISTELLUM. Stiamo già scannandoci sul Rosatellum, ci risparmi il Battistellum, con gli inevitabili duelli poco storici e molto retorici sul terrorismo. «In Italia mi aspetta la morte», ha detto ai giornalisti l’ex leader dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo per due omicidi e due concorsi in omicidio: Battisti come il soldato di Samarcanda, deciso a sfuggire alla nera Signora che lo guarda da Roma con malignità (no, Cesare, quello è Maurizio Gasparri).

Sicuramente lei, presidente, è meglio informato di Battisti sull’argomento. E sa bene che la sua incolumità è assicurata, perché in Italia poche cose allungano la vita più che avere militato nel terrorismo rosso o nero, e lo dimostrano Freda e Tuti, Curcio e Moretti, Franceschini e Leonardo Marino, vivi e molto più in salute di tanti incensurati. Come Loris Bertocco, paralizzato da quarant’anni e così logorato da una vita di solitudine, dolore e ristrettezze, che morire non gli faceva paura, anzi era il suo desiderio. Ma la fine dolce e dignitosa che avrebbe voluto, Loris non ha potuto averla nel suo Paese ed è dovuto andare a cercarsela in Svizzera. Pagandola, come il vino che Battisti intendeva acquistare in Bolivia.

Casare Battisti attacca l'Italia: "È un Paese arrogante"

Cesare Battisti continua a rilasciare interviste alla stampa brasiliana e accusa l'Italia di essere "un Paese arrogante", le cui autorità sono convinte che sia "un compito facile" portarlo via dal Paese sudamericano. Per l'ex terrorista dei Pac, l'atteggiamento di Roma nei suoi confronti altro non sarebbe che un'espressione di "orgoglio e vanità".

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