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Parlamento Europeo
25 Ottobre Ott 2017 0921 25 ottobre 2017

Avance e palpeggiamenti, anche Bruxelles ha i suoi Weinstein

Fioccano le denunce anonime di dipendenti e ministre. Forse i rappresentanti Ue hanno preso troppo alla lettera il testo dell'Inno alla Gioia che trasuda di fremiti d'amore. E chissà se per vincere la resistenza delle più riluttanti usano il noto refrain «te lo chiede l’Europa».

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Tutta colpa di Beethoven. Anzi, di Schiller. Se il parlamento di Bruxelles è davvero un Eurofestival delle molestie sessuali, come sta emergendo dalle denunce raccolte dal sito Politico Europe (anche dal Sunday Times, ma dopo la Brexit le fonti britanniche sono sempre in odore di scarsa obiettività quando si parla di istituzioni europee), non serve appellarsi ai soliti argomenti pseudobiologici, e cioè l’uomo è naturalmente predatore, la donna lo provoca anche solo respirando, ecc.

TUTTA COLPA DELL'INNO ALLA GIOIA...Gli europarlamentari alla Weinstein, che allungano le mani sulle impiegate, pretendono favori sessuali in cambio di contratti e affidano agli assistenti delicati compiti diplomatici come l’arruolamento di prostitute per festicciole private, stanno semplicemente mettendo in pratica le direttive implicitamente contenute nell’inno europeo, l’Inno alla gioia composto da Beethoven per il finale della Nona sinfonia sul testo della poesia An die Freude di Friedrich Schiller. Anche se i versi non sono stati adottati come testo dell’inno, le note trasudano ancora di quei fremiti di amore universale datati 1785 ma degni di un hippy sessantottino: «Gioia bevono tutti i viventi/dal seno della natura… abbracciatevi, moltitudini/questo bacio vada al mondo intero».

OLTRE 100 DENUNCE DI MOLESTIE. Certo, i deputati di Bruxelles hanno interpretato il vecchio Schiller in senso fin troppo terreno e prosaico, a giudicare dalle oltre 100 denunce raccolte da Politico, anonime, perché le vittime, come quelle di Weinstein, hanno paura di perdere il lavoro. Ma l’eurolibidine non si accanisce solo su assistenti e collaboratrici: fra le molestate ci sono due ministre svedesi, Margot Wallstroem e Asa Regnér, titolari rispettivamente degli Esteri e (ironia della sorte) delle Pari opportunità, che, forti della loro carica e probabilmente anche della provenienza da un Paese dove per il sessismo c’è tolleranza zero ma sul serio, hanno denunciato forte e chiaro i palpeggiamenti e le pesanti avance ricevute da parte di altolocati colleghi europei non meglio identificati.

SE VE LO CHIEDE L'EUROPA. Lo scandalo a Bruxelles non è ancora deflagrato, ma è nell’aria. Il vero dubbio è se darà nuove frecce all’arco già ben provvisto degli euroscettici, o se riavvicinerà all’Unione europea chi l’ha sempre accusata di occuparsi solo del diametro delle vongole, mentre a quanto pare i suoi rappresentanti sono più spesso occupati a misurare manualmente le curve delle loro assistenti. E chissà se per vincere la resistenza delle più riluttanti usano il ben noto refrain «te lo chiede l’Europa».

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