CECILIA
6 Novembre Nov 2017 1813 06 novembre 2017

Molestie, Cecilia Strada racconta il suo #meetoo

La figlia del fondatore di Emergency ricorda la telefonata con un amico di papà quando aveva 9 anni. «Mi chiese il colore delle mutandine. Morivo di vergogna».

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A #meetoo, il racconto social collettivo che si è diffuso a macchia d'olio a ridosso dello scandalo Weinstein, si è aggiunta una nuova testimonianza: quella di Cecilia Strada. «Avevo nove anni», ha scritto su Facebook la figlia del fondatore di Emergency, «l’apparecchio ai denti ed ero sola a casa. Il mondo era ancora un posto senza cellulari e si chiamava sul telefono di casa: “C’è la mamma? C’è il papà?”. Sono a lavorare, dico al signore all’altro capo del filo: quaranta o cinquant’anni più di me, importante e stimato professionista, amico di papà. “Quindi sei sola a casa?”. Qualcosa nel suo tono non mi torna. La me stessa di trent’anni più vecchia dice “metti giù”. La me stessa di nove anni dice “sì”».

«ERA UN AMICO DI PAPÀ». Comincia così il racconto di Cecilia che ricorda quella telefonata lontana con un «amico di papà», quindi una persona di cui fidarsi. «"E come sei vestita?”. Il suo tono mi torna sempre meno, ma sono imbarazzata, è un uomo adulto, è un amico di papà, la mamma mi ha insegnato a essere sempre gentile, glielo dico. Ho i jeans e la maglietta», continua il post. «“E le mutandine? Di che colore sono le mutandine?”. La trentanovenne ora strilla “Metti giù! Mandalo affanculo - metti giù - chiama la mamma!”. La novenne si sente gelata di vergogna, ma che cosa posso fare per uscire da questa situazione? Per chiudere prima possibile, ma senza essere maleducata, perché mi hanno insegnato ad essere sempre educata, e comunque questo è un adulto, mi ripeto, un amico di papà, non posso mica mettere giù. Anche se sono fredda gelata e adesso ho anche un po’ paura. Dico “Non mi ricordo”». L'uomo dall'altro capo del telefono allora le rispose: «“Allora guarda. Metti una mano nei jeans e guarda di che colore sono”». «Non lo voglio fare», scrive la figlia del fondatore di Emergency. «È tutto sbagliato. Non so come uscirne. Improvviso: “Non posso farlo. Perché… - la trentanovenne: perché sei un porco pedofilo di merda, ecco perché! - perché sono troppo stretti”, dico».

Sono stata un po' assente da qui, mentre mettevo in ordine una serie di cose. Riordinando la scrivania è spuntato fuori...

Geplaatst door Cecilia Sarti Strada op zondag 5 november 2017

La conversazione andò avanti ancora per un po', finché luomo non mollò la presa riattaccando. «Rimango per un’ora seduta per terra vicino al telefono, sentendomi schifosa», scrive ancora Cecilia Strada. «La trentanovenne mi dice: “Lo sai che tu non hai fatto niente, vero? Ha fatto tutto lui”. Ma io mi sento uno schifo. Per quel che mi ha detto e anche - la cosa più assurda - perché sono stata maleducata con lui. Mi sento uno schifo e ho paura di dirlo alla mamma. Ho paura, non so di che cosa ma ho paura. Ho paura che papà lo ammazzi se glielo dico, contemporaneamente ho paura che risponda “non è possibile, non è successo davvero”. Anche a me sembra impossibile, è successo davvero? Sì».

«MORIVO DI VERGOGNA». E quindi conclude: «Ci ho messo parecchie settimane - parecchie settimane in cui morivo di vergogna ogni volta che squillava il telefono e mi infilavo in bagno per non dover rispondere - per decidere di dirlo a un amico della mamma e poi, insieme a lui, dirlo alla mamma. Non so che cosa abbiano fatto, ma il tizio non ha più telefonato a casa mia. Qualche anno dopo è morto. E mi spiace aver perso l’occasione di chiamarlo finché ne avevo il tempo, per fargli fare due chiacchiere con la me stessa grande. “Sono quella che aveva nove anni quando volevi guardare le sue mutandine. Che mi dici ora?”. Magari sarebbe rimasto impietrito di vergogna, come me allora, la cornetta in mano. Magari invece avrebbe messo giù subito. Chissà. A distanza di anni, però, la domanda più dolorosa rimane questa: l'ha fatto con qualcun altro? Ha fatto di peggio? E se ha potuto fare di peggio, è perché non ho fatto abbastanza per fermarlo? Chissà».

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