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8 Novembre Nov 2017 1720 08 novembre 2017

Spada, il clan di Ostia che sostiene CasaPound

La famiglia di nuovo alla ribalta per l'aggressione all'inviato Rai. Dal controllo sulla città alle condanne per il racket delle case popolari. Fino al discusso endorsement per la formazione di estrema destra.

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L'aggressione di Roberto Spada alla troupe di Nemo-Nessuno escluso ha riacceso le luci dei riflettori sull'ingombrante presenza dell'omonimo clan sul litorale di Ostia. Un ruolo, quello degli Spada, sul quale si è giocata gran parte della campagna elettorale di CasaPound, dopo l'endorsement alla formazione di ultradestra da parte della famiglia sinti che sarebbe lontanamente apparentata ai Casamonica.

L'ENDORSEMENT SU FACEBOOK. Con un post su Facebook, era stato proprio Roberto Spada a certificare il suo endorsement per il candidato dei "fascisti del terzo millennio" Luca Marsella: «Il 5 novembre si avvicina... e sento dai cittadini tutti la stessa cantilena: 'Qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette, mai visti prima, e dopo le votazioni torneranno tutti a farsi i fatti propri'... gli unici sempre presenti sono quelli di CasaPound. Questa è la realtà. Cosa hanno fatto le altre forze politiche in questi due anni?» Una vicinanza che aveva imbarazzato lo stesso Marsella, che pur non aveva esitato a farsi ritrarre in foto con l'aggressore di Daniele Piervincenzi (leggi la presenza di Casapound nei Comuni italiani).

QUELLA FOTO CON MARSELLA. Di certo la famiglia Spada e CasaPound hanno in comune una cosa: il welfare alternativo. Roberto fa lezioni di boxe gratuite ai ragazzi di Nuova Ostia e trova casa a chi l'ha persa, raccontano nella zona. I 'fascisti del terzo millennio' di Cpi distribuiscono generi alimentari alle famiglie in difficoltà, ma solo se italiane (almeno 250 in campagna elettorale e prima). Sul litorale romano, il rapporto tra il clan di nomadi italiani legati ai Casamonica e il candidato Luca Marsella è immortalato in un foto in cui Roberto Spada e il 30enne di Cpi si abbracciano sorridenti. «Faccio fotografie con centinaia di persone», ha detto Marsella, condannando mafia e illegalità

«IL CLAN SPADA NON ESISTE». Gli Spada balzano agli onori delle cronache nazionali nel 2016, quando l'operazione "Sub Urbe" porta in carcere 10 membri della famiglia, scoperchiando il velo sul controllo esercitato dalla famiglia a Ostia. Al centro delle indagini il ruolo svolto dal clan nell'assegnazione delle case popolari. In seguito agli arresti, sostengono fonti investigative citate dall'Agi, la reggenza degli affari sarebbe passata proprio a Roberto, che - indagato più volte, ma incensurato - ha sempre negato. «Il clan Spada non esiste: è solo una questione mediatica, non ho reati in corso, non ho pendenze con la giustizia», ha dichiarato nel 2015 a Radio Cusano Campus. «È una calunnia. A Ostia ci sono 500 persone con questo cognome, siamo una famiglia numerosa, su tantissime persone è normale che ci possono stare 15 pregiudicati».

I legami tra gli Spada e CasaPound non si fermano alle reciproche simpatie e alla foto di Marsella con l'aggressore dei giornalisti che tante polemiche ha suscitato. Nel 2012 l'allora leader di CasaPound Ferdinando Colloca, poi condannato in primo grado per corruzione con l'aggravante del metodo mafioso, fece una società con il genero di Armando Spada, esponente di peso del clan. Con la complicità dell'ex direttore dell'Ufficio Tecnico del Municipio, Aldo Papalini, presero uno stabilimento togliendolo ai proprietari. Per aver scritto su tutto questo e assistito a una sparatoria che coinvolse due Spada, la cronista di Repubblica Federica Angeli é sotto scorta da diversi anni.

AGGRAVANTE DEL METODO MAFIOSO. Solo lo scorso ottobre il tribunale chiamato a esprimersi sul processo "Sub Urbe" ha condannato per estorsione sette imputati del clan Spada a oltre 56 anni di carcere, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso. «Gli episodi violenti si caratterizzano come affermazione di supremazia sul territorio. Sono espressione di una strategia articolata che vede un’organizzazione criminale su base familiare, quella degli Spada, cercare di affermarsi su Ostia», avevano spiegato i pm durante la requisitoria, al termine della quale erano stati chiesti 93 anni di carcere e 209 mila euro di multa. Il processo aveva portato alla luce un racket delle case comunali di via Baffigo gestito dalla famiglia che, con minacce e angherie, decideva a chi andavano assegnati gli alloggi.

TERZA SENTENZA DI CONDANNA. Quella di ottobre è stata è la terza sentenza che ha riconosciuto la mafiosità del clan nomade del X Municipio. Nel giugno del 2016 era toccato a Romoletto, Carmine Spada, condannato a 10 anni per estorsione con aggravante dell'articolo 7. Nel gennaio 2017 era stata la volta di Armando Spada, cugino del boss, condannato a sei anni per corruzione con aggravante del metodo mafioso per essersi appropriato di uno stabilimento di Ostia nel 2012 con la complicità dell'allora direttore dell'Ufficio tecnico. Da parte sua, Roberto Spada non è nuovo agli endorsement. Nel 2015 scrisse su Facebook: «Mi piacerebbe candidarmi qui a Ostia. Il Movimento 5 stelle è l'unico che ha dimostrato finora di essere un partito pulito».

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