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10 Novembre Nov 2017 1820 10 novembre 2017

Tari gonfiata, ecco chi ha diritto ai rimborsi

Un deputato del M5s ha scoperto l'errore di calcolo, commesso da molti comuni: da Milano a Napoli, da Genova a Siracusa. Ora si apre la strada per i rimborsi, che spettano se le pertinenze contengono la quota variabile. Come fare.

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Tari, un errore di calcolo ha portato a tariffe gonfiate.

Molti comuni hanno moltiplicato illegittimamente la Tari, cioè la tassa sui rifiuti. L'hanno calcolata più volte su un singolo immobile, applicando la quota variabile che caratterizza questo tributo anche a garage, soffitte e cantine. Risultato: in alcuni casi il balzello è stato gonfiato fino a raddoppiare. Il problema non è di poco conto, visto che riguarda città anche di grandi dimensioni.

I COMUNI COINVOLTI. Un primo check alle delibere l'ha fatto Il Sole 24 Ore, scoprendo che a sbagliare sono state le amministrazioni di Milano, Genova, Napoli, Catanzaro, Cagliari, Ancona, Rimini e Siracusa, in modo trasversale da Nord a Sud e prescindendo dal colore politico dei sindaci. Il merito di aver strappato il velo su questo errore, dando così avvio a una campagna di rimborsi che potrebbe valere anche molti milioni di euro, va al deputato pugliese del Movimento 5 stelle Giuseppe L'Abbate.

LA SEGNALAZIONE DEL COMMERCIALISTA. Il suo commercialista gli aveva segnalato l'anomalia commessa nel comune dove risiede, Polignano a Mare. L'interessato ha quindi chiesto chiarimenti con un'interrogazione parlamentare, alla quale il ministero dell'Economia in commissione Finanze ha dato una risposta, sicuramente tecnica, ma chiarissima nel senso e nelle conseguenze: «La parte variabile della tariffa - ha spiegato il sottosegretario Pierpaolo Baretta - va computata solo una volta, considerando l'intera superficie dell'utenza composta sia dalla parte abitativa, sia dalle pertinenze situate nello stesso comune».

IL CHIARIMENTO DEL MEF. L'esempio portato dall'interrogazione era quello di un appartamento di 100 metri quadrati, con un garage di 30 metri e una cantina di 20 metri. In concreto il comune aveva applicato i 2 euro della quota fissa sui 100 metri e sul 50% della superficie di garage e cantina. Ma poi aveva applicato su ogni singolo cespite catastale i 141 euro della quota variabile, che così veniva moltiplicata per tre. Risultato: una stangata di 673 euro contro i 391 che, in base al chiarimento del ministero dell'Economia, avrebbero dovuto essere pagati. «Siamo partiti dal confronto dal basso e dalla verifica di quanto riferito dai cittadini - ha detto L'Abbate - ci danno degli incompetenti, ma poi siamo noi, con lo studio e l'approfondimento, a risolvere gravi problemi a livello nazionale causati comunque dalle altre forze politiche».

COME VERIFICARE SE SI HA DIRITTO AI RIMBORSI. Ora chiaramente si apre la strada per i rimborsi, e i comuni interessati potrebbero essere tanti. Per comprendere se si è pagato più del dovuto bisogna prendere i bollettini di pagamento ricevuti, che riportano anche i calcoli della tariffa applicata sulle singole unità immobiliari e sulle pertinenze: quest'ultime non devono contenere la quota variabile. Se invece la quota viene riportata, si può chiedere il rimborso. C'è tempo fino a cinque anni (quindi il rimborso è retroattivo) e i comuni che hanno sbagliato potranno compensare sulle bollette future oppure restituire il maggior importo pagato in 180 giorni.

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