Luccarini marzabotto
13 Novembre Nov 2017 1651 13 novembre 2017

Marzabotto, il saluto romano e l'affronto alla memoria

L'esaltazione fascista di un calciatore della 65 Futa è una offesa per la comunità colpita dall'eccidio nazifascista del 44. Luccarini, presidente dell'Associazione familiari delle vittime: «Le scuse non bastano. Va indagato il contesto».

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In città ancora non ci si capacita di come sia potuto accadere. Come un calciatore dilettante della 65 Futa abbia solo pensato, dopo aver segnato il gol del vantaggio, di correre verso gli spalti degli avversari facendo il saluto romano e mostrando una maglietta con un simbolo fascista. Una provocazione che è una ferita, soprattutto in questo angolo di appennino tosco emiliano ai piedi di Monte Sole, teatro dell'eccidio nazifascista che nel 1944 falcidiò 800 civili. Donne, vecchi e bambini rastrellati nelle comunità di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Moranti e massacrati nei cimiteri, nelle chiese, nei campi.

«LE SCUSE NON BASTANO». Il calciatore si è poi scusato con un messaggio. Si è detto «pentito» e ha scagionato i compagni di squadra: «Erano all'oscuro». «Non basta», spiega a L43 Gian Luca Luccarini, presidente dell'Associazione familiari delle vittime. «Sulla Futa si trova un cimitero militare tedesco, tra l'altro. Non poteva non sapere», aggiunge. In un comunicato congiunto con Anpi, i familiari delle vittime chiedono all'autorità giudiziaria di indagare sul gesto. E ad atleta e società di tornare a Marzabotto per chiedere pubblicamente scusa. «Per noi e per tutta Marzabotto è un momento molto triste», continua Luccarini, «con questo affronto si è mancato di rispetto alla memoria, a una intera comunità e ai suoi caduti». Non solo. Luccarini vuole andare a fondo. «Dobbiamo capire perché l'arbitro non abbia segnalato», continua, «se abbia agito veramente da solo, se l'intera squadra non ne sapesse nulla». Il dubbio è che dietro quella che può sembrare una provocazione e che tra qualche giorno potrebbe essere derubricata come «goliardata» ci sia altro.

Il comunicato di Anpi e Associazione dei familiari delle vittime.

«È un mondo che si sta risvegliando», è l'allarme che lancia Luccarini, «un mondo che non ha paura di rialzare la testa, che si sente impunito». Lo dimostrano le cronache delle ultime settimane: le figurine di Anna Frank con la maglietta della Roma, gli annunci di una marcia «dei patrioti» sulla Capitale, fino alle violenze di Ostia che hanno portato il leader di CasaPound in televisione. «Si stanno sdoganando questi personaggi», mette in guardia il presidente dell'Associazione. Una normalizzazione pericolosa. Perché a ogni violenza sfacciata seguono altre provocazioni, altri rigurgiti, altri affronti: nei confronti dei migranti, degli ebrei, della memoria, di chi la pensa diversamente. Atti accomunati tutti «dall'idea di sopraffazione».

«LA DEMOCRAZIA NON VA DATA PER SCONTATA». «Culturalmente forse non riusciamo a dimostrarci superiori», spiega Luccarini, «per il semplice motivo che crediamo che questi risvegli non siano possibili. Noi diamo per scontato che la democrazia sia un valore e forse è questa la nostra "debolezza", chiamiamola così. Non vorrei ci ritrovassimo a inseguire questi fenomeni, quando ormai sarà troppo tardi. La società deve produrre gli anticorpi». E a Montesole di anticorpi se ne producono da anni. La scuola di Pace è un punto di riferimento importante per i ragazzi di tutto il mondo. «Dobbiamo farci coraggio. Anche oggi a scuola si teneva un laboratorio», assicura Luccarini. «Evidentemente il calciatore in questione non l'ha mai frequentata...». Il «calciatore in questione», ripete il presidente. Senza farne il nome, per non regalargli nemmeno un briciolo di notorietà o la soddisfazione di finire sui giornali. «Denunciare però è fondamentale», mette in chiaro. Anche perché «non capiamo la motivazione di un gesto che francamente ci ha spiazzato. Questi personaggi non hanno la minima idea di cosa generino in una intera comunità...», allarga le braccia.

«ATTI CHE VANNO STIGMATIZZATI». Oppure, ed è peggio, chi si rende protagonista di affronti del genere che hanno tutta l'aria di essere «premeditati» ne è perfettamente consapevole. E vuole provocare. «C'è un tessuto che rende possibili queste cose?», insiste ancora Luccarini. «C'è un substrato? Il giocatore della Futa 65 ha agito solo o perché imboccato da qualcuno? Difficile che sia stato l'atto isolato di un folle, almeno lo può essere fino a un certo punto». «Non vorrei scoprire», conclude, «che sotto sotto ce ne siano tanti altri. Che esista un disegno che sta spingendo per emergere. Per questo ogni provocazione, ogni affronto non deve passare sottotraccia, va stigmatizzato. Bisogna ragionare sui motivi e indagare su questi meccanismi».

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