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18 Novembre Nov 2017 1600 18 novembre 2017

Palermo Calcio, buco di oltre 70 milioni di euro

La procura del capoluogo siciliano ha presentato l'istanza di fallimento della società. Il presidente Zamparini reagisce: «La smantelleremo documenti alla mano».

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C'è un buco di almeno 70 milioni nei conti del Palermo Calcio. A questa conclusione è arrivata la Procura di Palermo che ha presentato istanza di fallimento della società. All'istanza sono state allegate le informative depositate dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e la consulenza dell'esperto di bilanci Alessandro Colasi.

INDAGINE LUNGA SEI MESI. Un'indagine lunga sei mesi durante i quali i finanzieri hanno analizzato migliaia di documenti contabili sequestrati a luglio scorso (in due tranche). Una doccia fredda per il proprietario Maurizio Zamparini, il neo presidente Giovanni Giammarva, ma soprattutto per un milione e mezzo di tifosi rosanero sparsi per l'Italia. La cifra in ballo, inoltre, potrebbe essere ancora più elevata se i conti fossero peggiorati negli ultimi tempi.

ZAMPARINI NON CI STA. Ma il patron non ci sta. «Il Palermo è una società più che sana. Sono veramente avvilito - ha detto Zamparini - per una istanza di fallimento che smantelleremo documenti alla mano, ma che ci procura un danno di immagine internazionale che il Palermo Calcio si era costruito nei miei anni di presidenza, con impossibilità di fiducia di credito per la campagna di rafforzamento di gennaio».

DA FISSARE LA PRIMA UDIENZA. L'istanza è arrivata sul tavolo del presidente della sezione fallimentare del tribunale palermitano, Giovanni D'Antoni. Il passo successivo, adesso, sarà fissare la data della prima udienza per capire quale sarà il futuro del Palermo. Nel frattempo i legali del Palermo, che ribadiscono che i conti della società sono verificati dalla società di revisione, avranno tempo per studiare a fondo la situazione economica della società e presentare le loro controdeduzioni.

LA VERSIONE DEL PRESIDENTE. «La gestione del Palermo Calcio attuale è buona - ha ribadito Zamparini - come testimoniato anche dall'ultimo bilancio approvato anche dalla società di certificazione. Il capitale sociale rimane di oltre 13 milioni di euro, arricchiti dagli utili dell'ultimo bilancio messi a patrimonio (altri 4 milioni di euro). Non abbiamo nessuna istanza di pagamento né dai fornitori né un ritardo di pagamenti con dipendenti o altro. Abbiamo solo delle contestazioni in corso con alcuni procuratori che violano secondo noi le leggi sportive e un contenzioso in contestazione con l'Agenzia delle entrate, in fase di discussione e definizione come purtroppo tutte le aziende italiane».

LA TESI DELLA PROCURA. Non è così per la procura, che a maggio aveva aperto un fascicolo di atti civili. Per i pm mancherebbero all'appello circa 70 milioni di euro: 40 potrebbero riguardare le operazioni ritenute fittizie di compravendita del marchio con la società Mepal, altri 30 sarebbero debiti societari. Nell'anno successivo alla prima retrocessione in serie B dell'era Zamparini, il 2013-2014, per coprire le perdite, l'assemblea dei soci, il 21 gennaio 2014, aveva deliberato la riduzione del capitale sociale a 13,5 milioni di euro (dai precedenti 25 milioni), mentre il 26 giugno è stata iscritta una riserva di patrimonio di 25 milioni per il conferimento di ramo d'azienda alla controllata Mepal delle attività di diffusione, sviluppo e valorizzazione del marchio Palermo Calcio, unitamente a quelle di produzione e vendita dei prodotti di merchandising.

L'INTRECCIO CON L'INCHIESTA PENALE. L'indagine che ha portato all'istanza di fallimento si intreccia infatti con quella penale - che ruoterebbe intorno alla Mepal - nella quale sono indagati Maurizio Zamparini, il figlio Diego Paolo, il presidente del collegio sindacale del club Anastasio Morosi (che nel frattempo ha lasciato l'incarico), la segretaria di Zamparini, Alessandra Bonometti, commercialisti Domenico Scarfò, Rossano Ruggeri, il presidente e il consigliere delegato di Alyssa, la società riconducibile a Zamparini che ha acquistato la Mepal e il marchio rosa, il belga Luc Braun e il lussemburghese Jean Marie Poos. Tra le ipotesi di reato contestate appropriazione indebita, riciclaggio, autoriciclaggio.

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