Dai che è verde

Caracal
27 Novembre Nov 2017 0930 27 novembre 2017

Basta gattini acchiappa-clic: meglio un caracal da passeggio

Chi trova banale il solito persiano è disposto a sborsare 10 mila euro per un micione per metà selvatico. E se l'animo del predatore avesse il sopravvento? Meglio riguardare qualche documentario del National Geographic e ripassare la strategia delle antilopi.

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Se l’indimenticabile Renato Carosone fosse ancora fra noi, al micione dalle lunghe orecchie che ha gettato lo scompiglio a Milano dedicherebbe una canzone: Caracal petrol. O Caracat petrol. O Caraval petrol. Perché, a dire il vero, la razza del super-gatto - non una lince del deserto, come sembrava, ma un ibrido tra un felino selvatico e un Felis catus - non è stata ancora appurata e per ora sui social fioccano le scommesse: lince del deserto (caracal), incrocio lince-gatto (caracat), incrocio caracal-gattopardo africano (caraval), incrocio gatto-gattopardo (savannah).

UNA RAZZA CHIC. Di che razza sia la proprietaria del gatto invece, è abbastanza chiaro: la classica signora abbiente che non ama passare inosservata, trova banali e piccoloborghesi i soliti persiani, scottish fold o certosini, ormai accessibili anche alle portinaia, ed è disposta a scucire 10 mila euro per un pet esclusivo dai geni assemblati in allevamento, nelle cui vene il sangue di un nobile predatore della savana sia sufficientemente annacquato da evitare che la colf faccia la fine dell’antilope nei più crudi documentari del National Geographic. Negli Anni 50 lo sceicco partenopeo di Carosone girava per Toledo con le guardie davanti e la folla dietro, oggi l’eccentrica dama del caracal-caracat-caraval che sabato caracollava per piazzale Loreto all’ora dello struscio, si è ritrovata alle calcagna la Forestale e, inevitabilmente, un social-branco di animalisti e gattofili, a dire il vero più impegnati a battibeccare fra loro che a rampognare la padrona del felino con le orecchie extralong.

DA ACCHIA-PPATOPI AD ACCHIAPPA-LIKE. Da un certo punto di vista quelli come lei hanno qualche ragione: il gatto domestico ormai è talmente domestico da non essere più gatto. Dopo il consumismo, che l’ha rammollito e appesantito, il felino casalingo è stato ulteriormente snaturato dalla gattolatria digitale e ha fatto della Rete il suo nuovo habitat; domesticato dagli umani primitivi per le sue insuperabili qualità di acchiappatopi, 10 mila anni dopo viene apprezzato soprattutto come acchiappa-like. E così, per recuperare «il piacere di accarezzare una tigre» (il vero motivo per cui Dio avrebbe donato all’umanità il gatto, come sosteneva il veterinario Fernand Méry), ma possibilmente senza rimetterci tutto il braccio, si ricorre agli ibridi domestico-selvaggi, metà savana e metà salotto (anzi, salottone, visto che sono tre volte più grandi dei gatti normali). E se una volta il cattivo Mister Lince ha il sopravvento sul tranquillo dottor Gatto? Consigliamo ai vicini di casa di caracal e Co. di ripassarsi quei famosi documentari del National Geographic sui felini della savana, per imparare tutte le strategie delle antilopi per cercare di portare a casa la pelle. Hai visto mai.

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