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Guerra in Siria

Siria Ricostruzione
27 Novembre Nov 2017 0800 27 novembre 2017

In Siria è già scoppiata la guerra per la ricostruzione

A Damasco è corsa per accaparrarsi i progetti. «Il più grande business del secolo in Medio Oriente», dice l'economista Cherabye a L43. Anche l'Italia vuole partecipare. Ma il ruolo chiave sarà quello del Libano.

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da Beirut

La guerra in Siria non è ancora conclusa. Diversi fronti sono ancora caldi e altri potrebbero aprirsi presto, come quello che rischia di contrapporre l’esercito governativo e i curdi dell’Ypg (Unità di protezione popolare) a Raqqa. Intanto però oggi è la ricostruzione del Paese a costituire la maggiore preoccupazione della comunità internazionale.

CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI. Ramsey Cherabye, economista all’Università Americana di Beirut, dice: «Si tratterà del più grande business del secolo in Medio Oriente. Si stanno già progettando interventi per centinaia di miliardi di dollari. Il mondo intero è interessato a ricostruire la Siria, e per accaparrarsi i progetti più grandi si scatenerà una guerra tra le imprese coinvolte».

ASSAD SCEGLIERÀ I SUOI ALLEATI. Molto probabilmente tocca al governo siriano di Bashar al-Assad, che sta uscendo vincitore dal terribile conflitto, a scegliere insieme con i suoi alleati le aziende e i Paesi che saranno coinvolti nella ricostruzione della Siria. In questi ultimi mesi è cresciuto esponenzialmente il numero di operatori economici e rappresentanti politici andati in visita a Damasco. Tutti hanno ricevuto lo stesso messaggio: il governo siriano non permetterà a chi in questi anni si è mostrato nemico del Paese di trarre vantaggi dalla ricostruzione della Siria.

La Siria sarà fedele a chi gli è stata vicina negli anni difficili del conflitto. Coloro che hanno contribuito alla guerra non otterranno vantaggi economici dalla sua rinascita

Il messaggio di Assad all'Italia

Recentemente il presidente Assad ha incontrato anche una delegazione di politici italiani, composta da Mario Mauro e Paolo Romani di Forza Italia. Nel corso dell’incontro Bashar ha dichiarato che non tutti i Paesi dell’Unione europea saranno coinvolti nella fasi di ricostruzione. Secondo Sana news, agenzia di stampa siriana, avrebbe detto alla delegazione italiana: «La Siria sarà fedele a chi gli è stata vicina negli anni difficili del conflitto. Coloro che hanno contribuito alla guerra che ha distrutto il Paese non otterranno vantaggi economici dalla sua rinascita».

ARABIA SAUDITA ENTRATA A GAMBA TESA. Spiega ancora Ramsey Cherabye: «La partita della ricostruzione si giocherà sia a livello mondiale sia a livello regionale. Certamente tutte le potenze coinvolte nel conflitto siriano vorranno la loro parte della torta, e penso che questa sia una delle tante ragioni che hanno spinto l’Arabia Saudita a entrare a gamba tesa nella politica libanese. Il Libano avrà necessariamente un ruolo strategico, per la logistica e per quanto riguarda il passaggio dei finanziamenti, nella ricostruzione della Siria».

Il Paese dei Cedri sarà la base operativa, infrastrutturale e finanziaria per i progetti di ricostruzione. Questo per la sua vicinanza geografica con la Siria e perché gli altri Paesi vicini non hanno la stessa capacità di accogliere grandi aziende internazionali. L’Iraq è neutralizzato a causa dell’instabilità che continua a regnare, la Turchia è respinta da Damasco, che ritiene abbia contribuito in gran parte a pianificare e alimentare la guerra. La Giordania non ha le leggi e le regolamentazioni necessarie per ospitare le compagnie internazionali che saranno coinvolte.

PORTO DI TRIPOLI BASE REGIONALE. Intanto la più grande compagnia di navigazione russa sembra aver scelto il porto di Tripoli, al Nord del Libano e a meno di 30 chilometri dalla Siria, come base regionale per le sue navi. Questo consentirà di trasportare facilmente i materiali necessari per le opere di ricostruzione in Siria, ma anche di portare merci in altri Paesi arabi, come l'Iraq e persino l’Arabia Saudita.

INTERESSI ANCHE PER ISRAELE. In un contesto simile molte aziende libanesi si stanno preparando e altre stanno creando consorzi con compagnie straniere per essere operative quando sarà il momento. Come la guerra anche la pace in Siria influenza i fragili equilibri libanesi. Conclude Cherabye: «Le ragioni che hanno spinto Mohammad bin Salman, l’erede al trono saudita, a intervenire per ricondurre il Libano a una maggiore obbedienza all’Arabia sono molte. Prima di tutto il timore dello strapotere iraniano nella Regione. Credo che ci sia anche la necessità di non perdere posizioni nella corsa alla ricostruzione siriana. Una corsa che interessa anche lo strano alleato regionale di Riad in questo momento: Israele».

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