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MESSAGGERO
28 Novembre Nov 2017 0913 28 novembre 2017

Chiamatele Vinella news: sembrano fake, ma non lo sono

Sono notizie vere, eppure così assurde e iperboliche da parere costruite ad arte. Degne dello squinternato reporter inventato da Bracardi mezzo secolo fa. Un esempio? Basta leggere il Messaggero...

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Il tema del giorno sarebbero le fake news, le notizie false che vengono spacciate per vere e sono costruite apposta per incrementare paura, sfiducia e odio sociale. Ma la cronaca ci ammannisce anche notizie vere, verissime, supportate da testimoni e verbali, eppure così assurde e iperboliche da sembrare costruite ad arte, o meglio, a commedia dell’arte. Chiamiamole, noi che abbiamo una certa età, Vinella news, dal leggendario Max Vinella, lo squinternato e petulante reporter inventato quasi mezzo secolo fa da Giorgio Bracardi per Alto Gradimento, specializzato in resoconti di accapigliamenti tra facinorosi truffaldini, che si concludevano con l’intervento della polizia e un climax di capi d’imputazione culminante con l’immancabile «turbativa d’asta». Le Vinella news si riconoscono perché, mentre le leggi, non puoi fare a meno di sentirtele risuonare nelle orecchie con voce acuta e nasale di Vinella-Bracardi quando interagiva con Arbore e Boncompagni.

SCENE DA SUBURRA. Un tipico esempio è la notizia riportata ieri dal Messaggero, titolo «Roma, “me fate agità er cane, ve se magna”, e aizza l’animale contro la polizia». Teatro, un parco di Tor Bellamonaca, protagonista non Duilio Porcacci o Ermenegildo Testaguzza, ma un tale C. V., di origini campane malgrado l’accento capitolino, che, nel tipico multitasking da Suburra, pisciava il suo cagnaccio e contemporaneamente minacciava qualcuno al cellulare. Quando alcuni agenti, insospettiti, gli hanno chiesto i documenti, si è scatenata la tipica «furibonda colluttazione» Vinella-style: a dar man forte contro le forze dell’ordine al campano e al quadrupede inferocito sono accorsi nell’ordine una donna (56enne e romana, riferisce il cronista) armata di un bloccapedali per auto; suo figlio, teoricamente agli arresti domiciliari, che ha strappato il bloccapedali alla madre e lo ha lanciato contro i militi; un 60enne munito di una busta di plastica piena di non meglio identificati oggetti pesanti, anch’essa usata come corpo contundente.

DEGRADO CHE SI FA AUTOPARODIA. Solo con l’arrivo di rinforzi la polizia è riuscita ad avere ragione dei quattro forsennati (per tacer del cane), tutti denunciati per violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale ed evasione. Mancava la ciliegina della turbativa d’asta, ma siamo certi che si scoprirà che il 60enne girava con il bollo falso e «dietro una tenda praticava l’usura». Ok, è degrado, ma talmente degradato da diventare autoparodia. E a posteriori dobbiamo ringraziare Giorgio Bracardi di averci regalato tanti anni fa uno strumento per riuscire ancora oggi a leggere un giornale ridendo, anziché sprofondando ancora di più nella paura, nella sfiducia e nell’odio sociale.

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